PCB (policlorobifenili): cosa sono, dove si trovano e come ridurre l’esposizione (senza allarmismi)
Inquinanti storici e invisibili: ecco dove si nascondono e come proteggersi davvero
I PCB (policlorobifenili) sono uno di quei ‘fantasmi industriali’ del Novecento: non li vedi, non li annusi quasi mai, ma possono restare a lungo nell’ambiente e finire nella catena alimentare. La buona notizia è che oggi produzione e uso sono vietati o fortemente limitati in molti Paesi, e l’esposizione media è scesa rispetto al passato. La notizia utile è che, proprio perché persistono, ha senso conoscere dove possono ancora trovarsi e quali abitudini concrete aiutano a ridurre il contatto, soprattutto in casa e a tavola.

Sommario
- Cosa sono i PCB, in parole semplici (ma scientifiche)
- Perché sono considerati pericolosi: cosa dice la ricerca internazionale
- Dove si trovano ancora oggi (i 4 posti più comuni)
- Come evitarli o ridurre l’esposizione: consigli pratici davvero utili
- Segnali e salute: quando parlarne col medico
- Altro sui contaminanti
Cosa sono i PCB, in parole semplici (ma scientifiche)
I PCB sono una famiglia di composti organici clorurati (esistono 209 congeneri diversi) usati per decenni per la loro stabilità chimica e resistenza al calore. Proprio queste caratteristiche, però, li rendono persistenti: si degradano lentamente, possono viaggiare nell’ambiente e bioaccumularsi nei tessuti grassi degli animali, entrando nella catena alimentare.
Sono inclusi tra i POP (Persistent Organic Pollutants) della Convenzione di Stoccolma, che impegna i Paesi a eliminarli e gestire in sicurezza le apparecchiature e i rifiuti contaminati (Fonte: Stockholm Convention on Persistent Organic Pollutants (POPs), 2015).
Perché sono considerati pericolosi: cosa dice la ricerca internazionale
Le evidenze scientifiche collegano l’esposizione a PCB (specie a livelli elevati o prolungati) a diversi effetti sulla salute. In sintesi:
- Cancerogenicità: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i PCB come cancerogeni per l’uomo, nel cosiddetto Gruppo 1 (Fonte: IARC Monographs Volume 107: Polychlorinated Biphenyls and Polybrominated Biphenyls, IARC, 2026).
- Sistema endocrino, fegato e metabolismo: diversi studi e valutazioni tossicologiche riportano effetti su fegato e regolazione ormonale, con variabilità a seconda del tipo di PCB e della dose (Fonte:
POLYCHLORINATED BIPHENYLS: HUMAN HEALTH ASPECTS, WHO, 2000). - Sviluppo neurologico e immunità: l’esposizione in gravidanza e nei primi anni di vita è un’area di attenzione, perché associata in letteratura a possibili effetti su sviluppo neuro-comportamentale e sistema immunitario (Fonte: Polychlorinated Biphenyls (PCBs), US EPA, 2024).
- Alimenti e dose tollerabile (UE): l’EFSA sta valutando le diossine ed i PCB simili a diossine (DL-PCB) come contaminanti che persistono e si accumulano nella catena alimentare ed ha aggiornato i livelli di assunzione tollerabile per proteggere i consumatori, soprattutto i più vulnerabili (Fonte: Risk for animal and human health related to the presence of dioxins and dioxin-like PCBs in feed and food, EFSA Journal, 2015).
Notate che la definizione di pericolosità non significa che ogni contatto occasionale causi un danno. Conta la dose e la durata dell’esposizione, oltre alla fase della vita (gravidanza/infanzia).
Dove si trovano ancora oggi (i 4 posti più comuni)
1. Vecchie apparecchiature elettriche
Trasformatori, condensatori, alcuni componenti di vecchi impianti: i PCB erano usati come fluidi isolanti, e la loro gestione e smaltimento corretti sono centrali nelle politiche internazionali.
2. Edifici datati e materiali da costruzione storici
Sigillanti, vernici, mastici e materiali di uso edilizio (soprattutto in edifici di decenni fa) soprattutto in alcuni Paesi che hanno recepito tardi le normative, ed il rischio aumenta durante lavori che generano polveri.
3. Ambiente e sedimenti
Possono restare in suolo e sedimenti, e da lì entrare negli ecosistemi.
4. Cibo
La via più frequente per la popolazione generale, poiché c’è bioaccumulano nei grassi degli animali, l’esposizione alimentare può avvenire soprattutto tramite alimenti di origine animale e pesce di aree contaminate (la situazione varia per Paese o area e in base al tipo di controlli) (Fonte: Dioxins and PCBs, EFSA, 2026).
Come evitarli o ridurre l’esposizione: consigli pratici davvero utili
A tavola (le mosse che contano)
- Varia spesso le fonti proteiche (alternare pesce, legumi, uova, carni, latticini): riduce il rischio di accumulare sempre dagli stessi alimenti/aree.
- Scegli pesce da filiere controllate e segui eventuali avvisi locali su pesca in fiumi/laghi: i contaminanti possono essere più alti in zone specifiche.
- Preferisci metodi di cottura che riducono il grasso (griglia, forno con sgocciolamento) e rimuovi grasso visibile e pelle dove appropriato: i PCB tendono a concentrarsi nei tessuti grassi.
- In gravidanza e allattamento o per bambini piccoli: segui le indicazioni ufficiali su consumo di pesce (non per “paura”, ma per massimizzare i benefici minimizzando i contaminanti).
In casa (soprattutto se ristrutturi)
Se l’edificio è molto datato, durante lavori evita “fai-da-te aggressivo” su vecchi sigillanti/vernici senza protezioni: il problema spesso è la polvere.
Usa DPI (FFP2/FFP3, guanti), confina le aree, aspira con filtri adatti (HEPA) e smaltisci i materiali come rifiuti speciali quando indicato.
Se trovi vecchi componenti elettrici, ballast, condensatori: non aprirli né maneggiarli senza competenze; contatta un tecnico e canali di smaltimento corretti.
Per chi lavora in settori a rischio
In ambiti come bonifiche, impiantistica, demolizioni: segui protocolli di sicurezza e monitoraggi, perché il rischio può essere molto più alto rispetto alla popolazione generale.
Segnali e salute: quando parlarne col medico
Non esiste un sintomo “unico” che dica “sono i PCB”. Se però hai avuto esposizioni professionali o incidenti/contatti importanti (es. oli industriali, bonifiche senza protezioni), ha senso parlarne con il medico del lavoro o con un centro di tossicologia per valutare:
- anamnesi esposizione
- eventuali controlli mirati (in base a linee locali)
- strategie per ridurre ulteriormente l’esposizione
Per la popolazione generale, l’approccio più utile resta: dieta varia + filiere controllate + attenzione in ristrutturazione.
Tabella riassuntiva
| Domanda | Risposta rapida | Cosa fare in pratica |
|---|---|---|
| Cosa sono i PCB? | Inquinanti organici clorurati molto persistenti, usati in passato in industria. | Conoscerne le fonti “storiche” e ridurre le vie di esposizione più comuni. |
| Perché preoccupano? | Persistono, bioaccumulano e alcune forme sono associate a effetti su salute (incl. rischio cancerogeno). | Ridurre esposizioni ripetute: alimenti controllati, attenzione a polveri in casa/lavoro. |
| Dove si trovano ancora? | Vecchie apparecchiature elettriche, alcuni materiali edilizi datati, suoli/sedimenti, catena alimentare. | Non maneggiare vecchi condensatori/oli; cautela in ristrutturazione; seguire avvisi pesca locali. |
| Qual è la via principale per molte persone? | Il cibo (accumulo nei grassi animali e in pesci di aree contaminate). | Varietà nella dieta; scegliere filiere controllate; cotture che riducono il grasso; rimuovere grasso visibile/pelle quando opportuno. |
| Come mi proteggo in ristrutturazione? | Il rischio aumenta con polveri da materiali vecchi (sigillanti/vernici, ecc.). | DPI (FFP2/FFP3), confinamento, pulizia con HEPA; tecnici e smaltimento corretto dei materiali sospetti. |
| Quando sentire un medico? | Se hai avuto esposizioni professionali o contatti significativi non protetti. | Medico del lavoro/centro tossicologia: valutazione personalizzata e controlli se indicati. |
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Ultimo aggiornamento il 11 Febbraio 2026 da Rossella Vignoli
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