Primo impianto di riciclo dei pannolini in Italia

di Luca Scialò del 9 maggio 2015

Ne è passato di tempo da quando i nostri antenati erano costretti ad utilizzare panni di lino per i propri bébé per poi riutilizzarli ogni volta. Nell’era del consumismo e dell’uso e getta sfrenato del boom economico arrivarono i pannolini assorbenti usa e getta, che hanno dominato per decenni. E sono ancora utilizzati. Poi però, un po’ la recessione e un po’ la crescita della consapevolezza ecosostenibile, hanno portato all’invenzione di pannolini riutilizzabili o dai quali si può ricavare altro.

Del resto pannolini e pannoloni, anche da donna, occupano una fetta importante dei rifiuti solidi urbani, ossia il 3%, giacché mediamente se ne producono 800.000 tonnellate all’anno solo in Italia. Una quantità superiore anche a quella delle bottiglie di plastica. Ecco perché la Fater, uno dei maggiore produttori italiani, ha sviluppato un processo per il riciclo di pannolini provenienti dalla raccolta differenziata.

I pannolini sono peraltro un rifiuto speciale, perché i componenti sono materie prime di alto standard qualitativo (costano infatti parecchio) che possono essere ricollocati sul mercato, se solo venissero raccolti, lavati, sterilizzati e separati: si tratta infatti di cellulosa pura e di materie plastiche.

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Di qui l’idea di realizzare il primo impianto di riciclo dei pannolini, in Veneto. Ma ci sono già molti Comuni – circa 400 in Italia – che attuano la raccolta differenziata dei pannolini usati. Prevalentemente in Toscana, Veneto, Marche e Lombardia.

Lo schema per la raccolta differenziata e il riciclo dei prodotti sanitari assorbenti usati, in particolari i pannolini per bambini, avviene in tre passi: si parte dalla raccolta differenziata di pannolini e pannoloni; una volta che sono sanitizzati, si passa alla separazione meccanica delle frazioni riciclabili (sono due, la frazione plastica e la frazione cellulosica mista a sorbente), che avviene in autoclave; infine ecco il riciclo vero e proprio delle parti recuperate, che si trasformano in un granulato di plastica mista poliolefinica e in fibra di cellulosa.

La fase sperimentale già evidenzia come il tasso di recupero delle frazioni teoricamente valorizzabili sia praticamente totale e un tasso di impiego effettivo nel riciclo (dedotti gli scarti) sia pari all’84%. Numeri straordinari, che ci fanno capire come questo tipo di rifiuto non debba finire semplicemente in discarica.

Come funziona il riciclo dei pannolini?

Il riciclo dei pannolini avviene attraverso un trattamento in autoclave, che sterilizza e separa per effetto di vapore e della pressione il materiale e recupera le materie plastiche (un mix di polipropilene e polietilene), sia le fibre cellulose e il materiale assorbente. Si scartano poi le acque reflue.

Speriamo dunque che si arrivi presto alla realizzazione e alla diffusione di questi impianti che, anche se costosi, permettono di recuperare plastica e cellulosa per altri utilizzi, riciclando tonnellate di un prodotto altrimenti gettato in discarica e poi nell’inceneritore, destinato così a inquinare ancora.

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