Prodotti biologici: come certificarli?

di Magi del 11 marzo 2011

Certificazione prodotti biologici

Chi richiede la certificazione di prodotti biologici auto-prodotti è ben consapevole del fatto che deve sottoporsi a un rigido processo di verifica al quale deve risultare assolutamente conforme. Esso infatti risulta necessario al fine di tutelare il consumatore che ha deciso di comprare biologico, in modo che sia ben informato e abbia la certezza che il prodotto acquistato corrisponda esattamente a quanto ha scelto. Che cosa rende possibile tutto ciò?
L’esistenza di un regolamento europeo sull’agricoltura biologica, da cui discendono il rilascio del logo biologico e il corrispondente sistema di etichettatura.

Per prima cosa, l’agricoltura tradizionale deve sottostare ad un periodo di conversione della durata di un minimo di due anni prima di poter iniziare a produrre prodotti agricoli che possano essere commercializzati come biologici. Sia i contadini sia gli addetti alla trasformazione del prodotto devono rispettare in ogni momento le regole contenute nella Regolamentazione europea. In ogni momento, infatti, essi possono essere soggetti a ispezioni da parte degli organismi di controllo, europei ma non solo, il cui unico scopo è quello di garantire la conformità dei prodotti.
Le ispezioni vengono effettuate su ogni anello della catena di produzione dell’agricoltura biologica: in particolare, è importante che ogni operatore di settore (agricoltore, trasformatore e distributore) sia soggetto ad ispezione almeno una volta all’anno.

La supervisione è affidata ai singoli Stati membri dell’Europa, responsabili dell’istituzione di un sistema di ispezione che venga effettuato dalle autorità competenti e che sia finalizzato ad assicurare la conformità agli standard stabiliti dalla regolamentazione europea in materia biologica.
Ogni nazione aderente al protocollo del biologico può designare il compito di eseguire le ispezioni a determinate autorità pubbliche e/o anche a organismi di controllo privati, purché accreditati e approvati dalle autorità competenti. In Italia, in particolare ricordiamo l’esistenza di FederBio, cioè una federazione di organizzazioni di operatori di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica di rilevanza nazionale, strutturata in ‘sezioni soci’, suddivise per tematiche e professionalità. FederBio è inoltre socia di IFOAM, membro dell’EOCC, l’Organizzazione Europea degli Enti di Certificazione autorizzati di settore, e socia di ACCREDIA, l’Ente Italiano per l’Accreditamento degli Organismi di Controllo.

Citando letteralmente il testo della Regolamentazione Europea, “i termini come biologico, bio, eco ecc., inclusi i termini usati nei marchi, o le pratiche usate nell’etichettatura o nella pubblicità, sospettabili di fuorviare il consumatore o suggerire all’utilizzatore che un prodotto o i suoi ingredienti soddisfano i requisiti definiti nella Regolamentazione, non devono essere usati per i prodotti non biologici.” Inoltre, l’etichetta biologica ovviamente non può essere utilizzata in alcun caso per i prodotti che contengono Organismi Geneticamente Modificati (OGM).

Tutti i prodotti con etichetta biologica devono riportare il nome dell’ultimo operatore che ha maneggiato il prodotto, per esempio il produttore, l’addetto alla trasformazione o il venditore, e il nome o il codice dell’organismo di controllo; a questi dati, si vanno ad aggiungere il logo biologico europeo e quello nazionale, che integrano così l’etichettatura dei cibi e delle bevande biologiche a favore dei consumatori, i quali, in questo modo, possono star certi che:
•    almeno il 95% degli ingredienti è stato prodotto con metodo biologico;
•    il prodotto è conforme alle regole del piano ufficiale di ispezione;
•    il prodotto proviene direttamente dal produttore o è preparato in una confezione sigillata.

L’applicazione del logo biologico dell’UE è stata resa obbligatoria dal 1 luglio 2010 per i prodotti alimentari preconfezionati, mentre rimane volontaria per i prodotti importati dopo tale data.

Una volta che il processo di conversione al biologico è stato completato, in ogni caso, gli operatori continuano ad essere soggetti a controlli annuali che possono prevedere, tra le altre cose:
•    l’ispezione della documentazione riguardante gli acquisti e le vendite, il registro di stalla e i trattamenti sanitari sull’allevamento etc. etc.;
•    il prelievo di campioni di verifica;
•    l’ispezione delle condizioni di allevamento (al chiuso e all’aperto) e di campi, frutteti, serre.

Ulteriori ispezioni e visite in loco, infine, possono essere pianificate dagli stessi ispettori per quegli operatori che presentano maggiori rischi.

Ricordiamo con l’occasione anche il vademecum per chi voglia aprire un negozio biologico:

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