Quali sono i musei green?

di Roberta Razzano del 12 dicembre 2011

Quando si parla di musei viene spontaneo immaginare luoghi sacri dove la cultura regna sovrana, magnifici edifici senza tempo, scrigni di reliquie, protettori indefessi di quel patrimonio di bellezza, armonia e scienza che rappresenta la parte migliore dell’essere umano attraverso i secoli; quello che non si immagina è che i musei sono, tra gli edifici pubblici, i maggiori consumatori d’energia.

A causa degli impianti di climatizzazione, dei dispositivi di sicurezza e per l’illuminazione costante è stato calcolato che la  loro bolletta energetica può oscillare dai 780 ai 1280 GW annui, una spesa considerevole anche per quelle strutture largamente visitate dal pubblico pagante.

La situazione potrebbe essere nettamente migliorata attraverso piccoli  e grandi accorgimenti: dalla semplice sostituzione delle normali lampadine, con quelle a basso consumo, all’installazione di impianti, la dove fosse possibile,  per la produzione di energia rinnovabile.

I benefici nel trasformare un edificio pubblico in uno eco-compatibile sono largamente dimostrati, al punto che molti musei nel mondo stanno sostenendo spese considerevoli per adeguare i propri sistemi, perché risparmiare sulla bolletta della luce significa poter investire nella manutenzione e nel restauro delle opere e anche degli edifici che le conservano.

In pole position sulla ondata verde, in ordine di tempo, c’è l’Ermitage, il museo dello stato (San Pietroburgo-Russia) che ha ridotto il consumo energetico del 55% semplicemente sostituendo tutte le lampadine, mentre a Parigi, il Quai Branly Museum (a due passi dalla Torre Eiffel) ha osato di più installando un grande giardino verticale – di cui abbiamo già parlato nell’ambito del nostro speciale dedicato ai giardini verticali – un muro vegetale di 800mq che incrementa notevolmente l’aria verde cittadina, garantendo una minore dispersione termica d’inverno e d’estate.

FOTO: vedi le più belle immagini del Quai Branly Museum a Parigi

Difendere l’ambiente comunque non basta mai, soprattutto se questo significa difendere anche il portafogli, così l’edificio è stato anche munito di pannelli fotovoltaici e sonde geotermiche per il riscaldamento.

In Italia siamo decisamente più lenti ad affrontare questi cambiamenti ma non di meno esistono realtà che, per far fronte alle spese, hanno deciso di scegliere di essere “green” investendo nel fotovoltaico, come l’Explora di Roma e La Sala Nervi in Vaticano.

C’è poi il Mart, di Rovereto, che installando un software per il controllo delle luci ha ridotto il consumo annuo di energia elettrica del 25%; segnali importanti, dunque, a cui vanno aggiunte le manovre della regione Toscana dove sono stati approvati dei protocolli d’intesa fra la Fondazione Musei Senesi e l’Agenzia Provinciale per l’Energia e l’Ambiente per la creazione di strumenti volti a diffondere la cultura della sostenibilità ambientale, economica e sociale nel territorio.

Il primo posto nella categoria dei musei green, però, va sicuramente assegnato agli Stati Uniti che, oltre a vantare una particolare attenzione al risparmio energetico in molte strutture già esistenti, hanno stanziato una notevole quantità di fondi per il loro fiore all’occhiello, la California Academy of Sciences a San Francisco.

Nato sulle macerie del terremoto del 1989, il progetto ha in se qualcosa d’italiano, il suo ideatore è infatti Renzo Piano che ha reso il museo della scienza un paradiso per l’uomo e per l’ambiente; le strutture si fondono con la terra al punto che il tetto scompare per dare vita ad un meraviglioso giardino verde (VEDI FOTO), lussureggiante; gli spazi interni sono altissimi, resi quasi trasparenti dalla luminosità che si riflette sulle migliaia di specie vegetali presenti.

L’aria condizionata è stata sostituita con finestre apribili che permettono al bizzoso tempo della Frisco’s bay di spingere all’interno dell’edificio le sue fresche brezze, mentre pannelli solari forniscono energia per l’illuminazione; le strutture metalliche sono composte per l’85% di materiale riciclato e come isolante sono stati utilizzati gli scarti dei blue jeans, un omaggio storico al loro ideatore che nacque proprio in questa città.

FOTO: la gallery delle più belle foto della California Academy of Sciences, un museo a tuttogreen

Pare sempre più chiaro, quindi, che il “fattore green” aiuta l’ambiente, lenisce le coscienze, spinge verso il futuro e, se oggi aiuta a risparmiare, domani darà la possibilità sempre più concreta di investire, rendendo magari l’economia mondiale meno spietata e, se possibile, più umana.

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