Come l’industria chimica ha infestato le nostre vite

di Erika Facciolla del 16 giugno 2013

Cavie inconsapevoli dell’industria chimica? Qualcuno in America pensa che questa sia la fine destinata alla stragrande maggioranza dei consumatori del 21esimo secolo, sempre più ‘afflitti’ da un nemico silenzioso di cui nessuno parla: il piombo.

Una sostanza sempre più presente nell’acqua, nell’aria che respiriamo, negli utensili che adoperiamo in cucina, perfino nei mobili e nelle automobili. Ma il piombo non è l’unico a minacciare la nostra salute; a lui si uniscono l’amianto, il bisfenolo, i bifenili policlorurati e altre migliaia di  sostanze prodotte dalla moderna industria chimica.

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Una situazione che, leggendo il sito Tomdispatch.com, avrebbe trasformato l’America (e nono solo) in un colossale laboratorio per esperimenti innaturali, e i suoi abitanti in cavie ignare della quantità di sostanze chimiche inquinanti che ogni giorno testano per le aziende farmaceutiche e le industrie del settore. Sono 151, per la precisione, tutte potenzialmente pericolose per la salute umana.

La storia ha inizio un secolo fa, quando Alice Hamilton iniziò a documentare in che modo i lavoratori dei colorifici e delle miniere venuti a contatto con il piombo per periodi di tempo prolungati fossero colpiti da diverse e inquietanti patologie, come paralisi, tremori, convulsioni e morti improvvise. Da allora la pericolosità di questo potente inquinante emerse in tutta la sua drammaticità e, cosa più importante, ci si rese conto di quanto massiccio fosse il suo utilizzo a livello industriale.

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Stessa sorte toccò qualche anno più tardi a uno spaventoso numero di bambini venuto a contatto con la neurotossina attraverso vernici e polveri presenti nelle loro abitazioni o nei giocattoli. Anche in questo caso, diversi furono gli episodi di convulsioni e coma.

La prima reazione delle grandi aziende di beni di consumo e chimiche fu quella di insabbiare, mistificare e deresponsabilizzare l’uso del piombo, intorbidendo ancora di più le acque e sostenendo a gran voce la l’innocuità del piombo e l’assoluta sicurezza dei prodotti di più largo consumo finiti sotto accusa (benzina, giocattoli, attrezzi sportivi e per la cucina, ecc).

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Si dovette attendere il 1960, solo dopo l’avvelenamento conclamato di migliaia di bambini, perché il Governo federale iniziasse a prendere sul serio la vicenda e porre un freno all’uso del piombo soprattutto nei confronti di aziende – come la Sherwin-Williams e la Ethyl Corporation – che ne facevano un abuso ancora più massiccio della media o che producevano, come nel caso della Ethyl, piombo tetraetile da usare come additivo nella benzina.

Nel 1971, il Congresso approva un primo provvedimento in grado di limitare effettivamente la quantità di piombo impiegato nelle vernici utilizzate per le case popolari, mentre 7 anni più tardi la ‘Consumer Products Safety Commission’  vieta finalmente il  piombo in tutte le vernici vendute al dettaglio. Per quanto riguarda la benzina al piombo, si è dovuto attendere fino al 1995 anche se attualmente la legge non ne vieta l’impiego per i carburanti destinati agli aerei.

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Ma cosa sta succedendo oggi? Si stima che almeno 4 milioni di famiglie solo negli USA siano tuttora esposte al rischio di contaminazione da piombo, un pericolo che si ripresenta nei più piccoli gesti quotidiani e che interessa soprattutto i bambini. E secondo gli esperti sarebbero almeno 500.000 i bambini che ancora oggi presentano livelli di piombo nel sangue ben superiori ai limiti di sicurezza.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per l’amianto che per decenni è stato impiegato dalle industrie chimiche e nelle csostruzioni edili e nella cantieristica navale, a scapito della salute di lavoratori e consumatori.

E oggi, nonostante se ne conoscano fin troppo bene i rischi e gli effetti di tante altre sostanze chimiche, e nonostante i Governi abbiano preso le effettive contromisure per limitare l’impatto di queste devastanti tossine sulla salute dei cittadini, il cocktail di sostanze che ingeriamo respirando, bevendo o mangiamo è ancora più allarmante.

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Esiste una varietà di  idrocarburi clorurati, tra cui il DDT ,che nonostante siano vietati per legge da decenni,  continuano ad accumularsi nelle ossa, nel cervello, e nel tessuto adiposo di quasi tutti noi. Egual discorso per altri agenti  cancerogeni chimici, i bifenili policlorurati (PCB), le cui tracce sono state rinvenute in una varietà di prodotti insospettabile, come la carta copiativa, gli  adesivi, vernici e materiale elettrico,   prodotti tra il 1950 e il  1970.

Le conseguenze? Le stiamo ancora pagando e con noi l’ambiente che ci circonda…

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