Cosmetici cruelty-free: cosa vuol dire e quali lo sono veramente

di Federica DAmico il 24 luglio 2011 · 3 commenti

Cruelty-free è la dicitura che nel mondo della cosmesi indica i prodotti per la cui realizzazione non sono stati effettuati test su animali. Questo però non vuol dire che i cosmetici di cui milioni di persone fanno uso quotidianamente siano tutti cruelty-free.

Al contrario, le torture su innocenti vittime animali sono all’ordine del giorno. Vediamo per quale motivo.

La norma comunitaria 92/32/CEE prescrive che ogni nuova sostanza chimica impiegata dall’industria, non soltanto da quella cosmetica, deve essere esaminata attraverso specifici test chimici e tossicologici, in cui le cavie sono animali. Gli esami nella maggior parte dei casi sono mortali o causa di malformazioni e soprattutto sofferenze.

Nel caso specifico dell’industria cosmetica la noma 76/768/CEE obbliga le aziende a testare sugli animali i singoli ingredienti di un prodotto prima di immetterlo sul mercato. Questa norma prevede che i test debbano essere effettuati sugli ingredienti dei prodotti definiti cosmetici ovvero quei prodotti che hanno azione locale e superficiale, cioè su una specifica zona del corpo e tale per cui nessuna componente penetra all’interno dell’organismo.

In caso contrario non si tratterebbe di cosmetici ma di farmaci, nel qual caso vigono altre regole. La differenza tra l’uno e l’altro tipo di prodotto però spesso è veramente minima.

In ogni caso l’utilità di questa norma deriva dall’aver incluso in una lista, la Positive List, tutti gli ingredienti che fino al 1976 erano già stati testati, evitando così di ripetere esami già effettuati a discapito di altre vite animali.

Si tratta certamente di un buon risultato per porre fine agli esperimenti ma non è la soluzione al problema. Ogni anno migliaia di animali, in particolare conigli, muoio a causa di queste procedure funzionali al soddisfacimento della vanità umana!

La Positive List non mette un punto a questa barbarie poiché se è vero che il prodotto finito non ha toccato alcun essere vivente, potrebbe però averlo fatto qualche suo ingrediente ancora non entrato nella lista. E a rimetterci, naturalmente, sono ancora una volta gli animali.

Ad oggi si attende, almeno nello spazio economico della Comunità Europea e dopo rimandi di anno in anno, un provvedimento che vieti per sempre nel mondo della cosmesi le sperimentazioni di ingredienti e prodotto finito sugli animali.

Una alternativa infatti c’è! La biotecnologia ha raggiunto livelli così avanzati da consentire di effettuare sperimentazioni in vitro su cellule e tessuti umani e animali clonati così da effettuare ricerche senza compromettere la vita e la salute di alcun essere vivente.

Sembra però che il momento tanto atteso che dirà definitivamente “no” ai test su animali si allontani sempre più. Cosa fare
allora?

Iniziamo almeno col saper riconoscere i prodotti cruelty-free. Esistono alcuni marchi sicuramente schierati dalla parte degli animali. Solitamente sono contrassegnati dal simbolo di un coniglio zampettante ma per maggiore sicurezza vi consigliamo di consultare il sito della LAV per quanto riguarda la situazione in Italia ed a livello mondiale il sito GoCrueltyFree.

Qui troverete le liste dei marchi aderenti in maniera del tutto volontaria allo Standard Cruelty Free, cioè una serie di norme che definiscono cruelty-free i marchi che oggi non incrementano né condividono l’uso di test cosmetici su animali e che non usano ingredienti di natura animale ma solo vegetale o sintetica.

Si tratta di prodotti facilmente reperibili in farmacia, erboristeria, GAS, negozi specializzati e… naturalmente a prezzi abbordabili! Tra questi ci sono marchi molto noti e diffusi: L’Erbolario, Yves Rocher, Tea, i Provenzali, i prodotti a marchio Coop, Cielo, L’Occitane e i profumatissimi The Body Shop, solo per citarne alcuni.

È questo il primo passo verso un consumo critico e consapevole che speriamo possa una giorno ricordare all’uomo quali sono le sue origini.

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Zeudi agosto 22, 2011 alle 12:20 pm

In realtà, The Body Shop è stata risaputamente acquistata da L’Oreal che non può certo definirsi contro la vivisezione. Credo sia errato, quindi, considerarla cruelty free perchè, acquistandola, si finanzia indirettamente una grande multinazionale che non ha scrupoli a praticare la sperimentazione.

Federica dicembre 9, 2011 alle 9:43 pm

Grazie per la segnalazione Zeudi!

Sweettyjen febbraio 16, 2012 alle 4:54 pm

Oggi a casa mia, prneati di mia madre a pranzo, gente di campagna, prosaica e che di fronte ai miei discorsi sul veganismo ancora imperfetto, ha mostrato in fondo piu’ comprensione edinteresse dei cittadini, dicevo oggi a pranzo rito carneo nel suo piccolo, a livello di Kuala Lumpur.Di verdure neanche a parlarne, e sono stato costretto ad assaggiare cose che normalmente scarto senza alcun rimpianto, e sono stato tutto il giorno disturbato: ma se si cucinassero tante belle verdure, e tanta frutta al termine, al limite: ah, c’era una Moresca di Verdure Ripiene al forno, ma nessuno le ha gradite: beh, dopo Chitarra al Ragu’,Saggiccie alla Teramana, Mazzarelle, e Roast-Beef funghi e piselli, come poteva andare diversamente?Ho tirato fuori, cosi’, per provare una salsina thai alla citronella e latte di cocco, che almeno e stata assaggiata e gradita dalle signore, meno retrive e grette dei maschi ‘con con gli attributi’…

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