Truffa nel bio: un fertilizzante naturale a base di Matrina si rivela tossico

di Luca Scialò del 18 ottobre 2014

Non sempre tutto ciò che ci viene offerto dalla Natura è sano e adatto per gli esseri viventi e talvolta alcune sostanze possono essere autentici veleni, come ad esempio il caso del fertilizzante naturale che si è rivelato essere estremamente tossico perché contenente un derivato di una pianta, il Matrina.

Il matrina è sostanza di origine vegetale che è altamente tossica per l’uomo, l’ambiente e gli animali, e per tale motivo non è commercializzato in Europa. Si è rivelata neurotossica, tanto quanto i più pericolosi e dannosi fitofarmaci quali i carbammati, i fosforganici e i cloro derivati come il Ddt in concentrazioni basse. Questo composto fitofarmaco ha specifici effetti neurotossici, provocando la sindrome da avvelenamento con tremori, scordinamento dei movimenti, scarso equilibrio, disturbi intestinali e la morte per blocco della respirazione. Oltre a questi sintomi acuti, possono determinare fenomeni di bio-accumulo nei tessuti lipidici provocando nel tempo fenomeni di tossicità cronica.

Noto anche come matrene, matrinium, matrines, vegard, il suo agente principale è estratto dalle radici di una leguminosa: la Sophora Flavescens, pianta dalla facile diffusione a costi molto contenuti.

Recentemente sono stati segnalati casi di prodotti provenienti da Cina e India che dietro l’etichetta generica di ‘fertilizzanti naturali’ nascondevano composti a base di matrina in alte concentrazioni, perché facilmente eludono i controlli grazie al fatto di essere un fitoestratto.

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Da diverso tempo FederBio denuncia la truffa di questi concimi e fertilizzanti spacciati per naturali, in un mercato, quello italiano, in cui le importazioni dall’Est arrivano a coprire quasi il 50% dei fertilizzanti (su un totale di 1,35 milioni di tonnellate di prodotti destinati al biologico).

In realtà il problema è legislativo, come spesso accade. Gli agrofarmaci (fungicidi, erbicidi e insetticidi) devono superare controlli severi per ottenere l’autorizzazione; si tratta di un iter più severo di quello pensato per i concimi, tanto che il responsabile è il Ministero della Salute. Anche i fitofarmaci in Italia devono sottostare ad analisi specifiche del contenuto e ricevere l’autorizzazione dal Ministero della Salute. Si tratta di un processo costosissimo (con costi elevati, fino 4 milioni per i fitofarmaci per l’agricoltura biologica) che ha nell’iscrizione ad un registro comunitario il momento culminante del processo di autorizzazione.

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I fertilizzanti invece, pur essendo composti da sostanze chimiche, hanno come unico obbligo l’iscrizione ad un registro. Tuttavia nessuna analisi è condotta prima di tale iscrizione ed i controlli sul loro contenuto avvengono solo a campione. Questo ‘buco’ legislativo fa sì che si possano reperire in commercio anche prodotti spacciati per fertilizzanti che sono altamente tossici e eludono i controlli, arrivando sul mercato del bio senza che l’agricoltore abbia la più pallida idea di cosa contenga veramente il concime che sta utilizzando.

Perché forse non tutti sanno che anche l’agricoltura biologica fa uso, regolamentato, di concime e fertilizzante naturale, giacché le piante hanno bisogno di integrare alcune sostanze nutritive (in genere azoto fosforo e potassio) che il terreno contiene in basse concentrazioni, per via della coltivazione intensiva.

Una recente operazione congiunta condotta dall’Ispettorato centro della tutela della qualità e repressione frodi agro-alimentari e dalla Guardia di Finanza, ha portato al sequestro di una grossa quantità di fertilizzanti a base di matrina, prodotti che, se non fermati, sarebbero poi stati smerciati come corroboranti e fertilizzanti organici in molte regioni dell’Italia.

Molti agricoltori già adoperano senza saperlo questi prodotti che causano gravi danni alla salute sia di chi li usa che nei consumatori. Una situazione delicata che potrebbe anche compromettere la fiducia nel biologico, veicolata dallo scandalo di questi prodotti trattanti finto-naturali.

Dunque bisogna vigilare alla fonte sulla sua pericolosa diffusione. Perché spesso gli stessi agricoltori sono poco informati a riguardo e gli enti di certificazioni, così rigorosi con l’agricoltore stesso, nulla possono verso la composizione dei prodotti utilizzati, facilmente etichettabili come ‘fertilizzante naturale’.

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