Genova, Roma e Milano: perché i fiumi esondano?

di Erika Facciolla del 8 novembre 2014

Dopo l’ultima alluvione che ha colpito la città di Genova, il tema del dissesto idrogeologico è tornato alla ribalta e con esso la polemica sempre più aspra sulle responsabilità delle istituzioni in termini di prevenzione e sulla mancata attuazione di un piano di prevenzione e di emergenza che sia in grado di fornire ai cittadini un aiuto concreto e tempestivo in situazioni così estreme.  Per molti italiani, infatti, l’allerta maltempo è diventata un vero e proprio incubo: frane, allagamenti ed esondazioni di fiumi e torrenti sono solo alcuni degli effetti più catastrofici di un cambiamento climatico ormai inarrestabile e di una pessima gestione del territorio.

Ma perché i fiumi esondano?

Intanto chiariamo che fiumi e torrenti non esondano solo a Genova e in Liguria. È successo anche a Milano, l’estate scorsa, quando il Lambro, il Seveso e il Lura allagarono tutti i comuni del nord-est del capoluogo lombardo provocando notevoli disagi anche in città. Scenari del tutto simili anche nella capitale dove – dopo la piena straordinaria del Tevere nel 2008 e le recenti esondazioni a Ponte Milvio – il livello del fiume e dei suoi affluenti è costantemente monitorato dagli esperti.

E questi sono solo alcunid ei tanti incidenti legati all’uscita dei fiumi dai loro alvei, che causano frane e alluvioni su tutto il territorio italiano.

Colpa delle forti piogge e delle ormai famigerate ‘bombe d’acqua’; colpa di una cementificazione selvaggia del suolo; colpa di decenni di interventi ingegneristici sconsiderati, aggravati da una mancata pianificazione da parte delle amministrazioni comunali,: un mix di fattori che espone oggi gran parte del nostro paese ad un rischio idraulico fluviale di proporzioni enormi.

Leggi anche:

Fiumi e torrenti cittadini sono tombati, cementificati, deviati, trasformati in canali artificiali, costretti in alvei troppo piccoli dove l’acqua piovana si accumula rapidamente per poi esplodere provocando esondazioni, crolli e frane.

Come se tutto ciò non bastasse, il consumo del suolo provoca di anno in anno la produzione di milioni di metri cubi di detriti alluvionali, sabbia e ghiaia che si riversano negli alvei fluviali accumulandosi, stratificandosi e impedendo un deflusso adeguato in caso di piene. Ostruiti e colmi di sedimenti, spesso intralciati nel loro corso da una fitta vegetazione e da alberi ad alto fusto (frutto di una manutenzione degli alvei fluviali a dir poco inadeguata), i fiumi e i torrenti sono esposti a rischio esondazione anche in caso di moderati fenomeni atmosferici o di portate idriche modeste.

Dal momento che il fiume deve vivere, respirare e che il flusso dell’acqua deve trovare nuove vie di sbocco e farsi largo tra la vegetazione e i detriti, il rischio più grande in caso di alluvione e di esondazione è rappresentato dalle ‘deviazioni’ dei corsi d’acqua, ovvero dall’abbandono dell’alveo esistente e dalla creazione di un nuovo percorso fluviale su una pianura o un pendio adiacente. Tutto il materiale trascinato dai fiumi, inoltre, va a depositarsi inevitabilmente alla foce, innalzando il livello idrico e aumentando il rischio di tracimazione e deviazione.

Gli accumuli di materiali e sedimenti negli alvei fluviali dei torrenti e dei fiumi cittadini, rappresentano un pericolo per le opere esistenti, come ponti e difese spondali, per le infrastrutture sotterranee (metropolitane) e di conseguenza per la popolazione. È per questo motivo che, in caso di alluvione, è importante non accedere ai sottopassi e metro, anche se apparentemente asciutti, non attraversare i ponti e non costeggiare gli argini dei fiumi.

In un recente rapporto elaborato dalla Protezione civile e da Legambiente, si dichiara che i Comuni a rischio idrogeologico in Italia sono 7 su 10. Tradotto in numeri vuol dire 1.700 comuni a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio frane e alluvioni. Un pericolo costante a cui sono esposti più di 6 milioni di italiani oltre  ai 22 milioni esposti a un rischio idrogeologico considerato ‘medio’ E quel che è peggio è che nel 42% dei comuni ancora oggi non viene eseguita nessuna opera di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica.

Non è forse arrivato il momento di agire anziché aspettare la prossima catastrofe?

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Inserisci il numero esatto *