Rinnovabili

Agrovoltaico, che cos’è?

Come funziona, quale la normativa e quali i vantaggi e gli svantaggi

La ricerca applicata in campo agricolo è sempre più orientata alla sperimentazione di soluzioni innovative e quanto più sostenibili possibile, sia per la natura che per le comunità. L’agrovoltaico è una delle applicazioni più promettenti per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili. Infatti, sfrutta i terreni agricoli per produrre energia solare, ma senza entrare in competizione con la produzione di cibo e senza consumare suolo.

Agrovoltaico, che cos’è?

In Francia e Germania si tratta di un sistema già ampiamente diffuso. Pur avendo un enorme potenziale, purtroppo, in Italia è ancora un sistema piuttosto frenato, da norme scritte male, carenza di incentivi e punti di vista discordanti.

Cos’è un impianto agro fotovoltaico

Chiamato anche agrofotovoltaico, è un settore ancora poco diffuso di natura ibrida. Si tratta infatti di una via di mezzo tra agricoltura e rinnovabile.

Consiste nel produrre energia rinnovabile tramite i pannelli solari senza sottrarre terreni produttivi all’agricoltura e all’allevamento, ma bensì andando ad integrare le due attività.

Agrovoltaico: cos’è

Rappresenta un sistema integrato di produzione di energia solare e agricola che consente di massimizzare la produzione di energia elettrica da fonte solare.

Al tempo stesso va ad incrementare la resa agricola tramite l’ombreggiamento generato dai moduli fotovoltaici. In questo modo, si va anche a ridurre lo stress termico sulle colture.

Si tratta quindi di un sistema incentrato sulla resa qualitativa dei prodotti della terra.

Sebbene sia ancora poco diffuso sul territorio italiano, in realtà è da tempo conosciuto e teorizzato in tutto il mondo. Come un sistema ibrido è in grado di rispondere sia al fabbisogno energetico che a quello della produzione alimentare.

Agrovoltaico

In pratica, permette di produrre energia elettrica mantenendo la coltivazione diretta dei terreni e/o l’allevamento di bestiame, tramite l’utilizzo di impianti che, per le loro caratteristiche tecniche e fisiche, rispettano la produzione agricola.

Agrovoltaico: come funziona

Si posizionano a circa 5 m da terra dei pannelli fotovoltaici liberi di ruotare attorno ad 1 o 2 assi tra loro ortogonali.

Ogni tracker, ossia gruppo di pannelli, può supportare fino a 32 moduli fotovoltaici, che generano un ombreggiamento dinamico di una porzione di circa 15-27% del terreno agricolo sottostante, regolabile in base alle specifiche necessità del sito.

Un’unità elettronica gestisce il movimento dei pannelli, in modo tale che questi siano sempre orientati verso il sole, ed evita così che si facciano ombra l’uno con l’altro.

Complessivamente, si raggiunge un incremento di produzione fino al 30% rispetto agli impianti fotovoltaici fissi.

Quale energia agrovoltaico?

Si tratta di un sistema ad inseguimento solare, che si basa su dei pannelli solari  montati su un solo asse (mono-assiali) o su due assi (bi-assiali) che gli permette di ruotare durante la giornata verso l’orientamento migliore.

Questo permette di massimizzare la produzione di energia elettrica proveniente da fonte solare, e di mantenere il terreno sottostante disponibile per l’agricoltura, allevamento e altri scopi.

I vantaggi dell’agrovoltaico

I vantaggi che tale sistema offre sono molteplici. Vediamoli qui di seguito in maniera più dettagliata:

  • creazione di zone d’ombra che vanno a proteggere le colture da eventi climatici estremi
  • miglioramento della competitività delle aziende agricole perché ne riduce fortemente i costi energetici
  • raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione
  • utilizzazione di una parte dei terreni agricoli abbandonati in maniera proficua
  • diminuizione dell’evaporazione dei terreni
  • recupero delle acque meteoriche
  • innovazione dei processi agricoli rendendoli ecosostenibili e maggiormente competitivi

Gli svantaggi dell’agrovoltaico

Dopo averne visto i vantaggi, passiamo ora alle note dolenti.

  • costi di progettazione e montaggio elevati. Il prezzo di un sistema di questo tipo ha un prezzo di progettazione, acquisto e montaggio dei pannelli molto elevato, legato alla necessità di rispettare delle specifiche tecniche (altezza, peculiarità dei tracker, distanza fra i moduli, sistema fisso o variabile, grado di ombreggiamento delle colture agricole nei vari mesi dell’anno…) per rendere compatibili tali strutture con le esigenze dell’agricoltura.
  • progettazione speciale da parte di esperti. Non si tratta di un semplice impianto fotovoltaico costruito su un terreno agricolo, ma di un progetto integrato e innovativo, concepito e realizzato attraverso un accordo tra l’operatore agricolo e l’operatore elettrico
  • costi di gestione elevati, perché il sistema di pannelli deve essere manutenuto efficiente nel tempo e la loro particolarità di essere unità dinamiche comporta un controllo continuo.

Agrovoltaico in Italia

Purtroppo, lo sviluppo di questo promettente e particolare sistema solare su terreni agricoli in Italia, è stato fortemente penalizzato da alcuni fattori.

  • La mancanza di una disciplina specifica a livello nazionale concepita ad hoc per favorire l’affermazione un indirizzo uniforme.
  • Un iter autorizzativo lungo e complesso per arrivare ad ottenere i permessi necessari alla realizzazione e alla successiva messa in opera degli impianti.
  • La mancanza di incentivi derivata da un divieto di installazione dovuto a poco comprensibili motivi di protezione dei terreni agricoli, venuto a cadere solo recentemente.

Gli incentivi all’agrivoltaico

Per molto tempo è stato posto un divieto di accesso alle incentivazioni statali, previste dal Decreto Incentivi, anche se con specifico riferimento alle installazioni a terra di impianti fotovoltaici in zone agricole. Tale divieto rispondeva all’esigenza di preservare l’ambiente e l’ecosostenibilità dei terreni agricoli.

Il predetto divieto è stato poi modificato (dall’articolo 56, comma 8-bis, del DL Semplificazioni) tramite l’introduzione di due ulteriori commi all’articolo 65 del DL 2012. In tal modo si è estesa la possibilità di ottenere gli incentivi statali per quegli impianti realizzati su aree agricole purché dichiarate di interesse nazionale e/o su discariche e lotti di discarica chiusi e ripristinati.

Infine, un ulteriore passo in avanti è stato fatto con il DL Semplificazioni Bis che ha apportato ulteriori rilevanti modifiche in materia di energie rinnovabili sia al DL 2012 sia al DL Semplificazioni allo scopo di snellire i lunghi iter autorizzativi.

Trattasi del primo provvedimento italiano, volto a definire il quadro normativo nazionale per facilitare la realizzazione degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

In pratica, si tratta di una eccezione al divieto di accesso agli incentivi degli impianti realizzati su terreni agricoli, subordinata alle seguenti condizioni:

  • struttura degli impianti con montaggio verticale dei moduli elevati da terra
  • continuità delle attività agricole colturali e pastorali
  • utilizzo di strumenti di agricoltura digitale e di precisione
  • sistemi di monitoraggio per verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico e la produttività agricola per le varie tipologie di colture

Agrovoltaico e PNRR

Secondo quanto stabilito dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, l’Italia, nei prossimi 9 anni, dovrà realizzare 32 GW di nuovo fotovoltaico.

Per poter raggiungere questo traguardo, il Governo ha stanziato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) 2,6 miliardi di euro così ripartiti:

  • 1,1 miliardi per impianti solari su terreni agricoli
  • 1,5 miliardi per l’installazione di impianti fotovoltaici sui i tetti degli edifici agricoli

Agrovoltaico a Mantova

Oltre 10 anni fa, nel 2011, a Virgilio, in provincia di Mantova, venne inaugurato il primo impianto di questo tipo al Mondo.

Il progetto era nato da un’idea di REM (Revolution Energy Maker), azienda fondata da sei imprenditori italiani impegnati nella promozione di tecnologie a zero emissioni. Ad usufruirne è stata l’azienda agricola Vostok, presso Cappelletta, frazione di Virgilio.

Il sistema era costituito da un’intelaiatura di pali alti 4,5 m e tra loro distanti 12. Sopra ad ogni palo, si trova una macchina con 10 pannelli fotovoltaici al silicio monocristallino a inseguimento solare.

Negli anni successivi, la società ha costruito altri tre impianti simili: uno a Marcaria, sempre in provincia di Mantova, e due in provincia di Piacenza, a Castelvetro Piacentino ed a Monticelli d’Ongina, per un totale di 10 Mw di installato.

Agrovoltaico in Sicilia

Vista la sua posizione a basse latitudini, la Sicilia è una delle regioni italiane dove sono concentrati i maggiori investimenti in ambito fotovoltaico e agro-voltaico.

A tal proposito, è molto interessante il progetto sviluppato da Falck Renewables a Scicli, nel Ragusano. Qui la società ha avviato un progetto che si estenderà su 22 ettari, 17 dei quali vedranno l’abbinamento tra pannelli fotovoltaici e coltura agricola. I restanti 5 ettari saranno invece destinati solamente alla piantumazione di varietà locali.

agrovoltaico

Si tratta di un investimento complessivo di quasi 7 milioni di euro, che avrà una potenza di 9,7 Mw e produrrà circa 20 Gwh, pari al fabbisogno di circa 5.000 famiglie.

Per il progetto ragusano i terreni acquisiti erano abbandonati da ormai 20 anni. Inoltre, per coinvolgere la cittadinanza, è stato lanciato un progetto di lending crowdfunding, dando così agli abitanti del luogo la possibilità di investire nel nuovo impianto, assicurando un ritorno sull’investimento.

Agrovoltaico in Sardegna

La questione è piuttosto dibattuta e contrastata. La regione Sardegna, ad esempio, ha deciso di bloccare la realizzazione di 6 maxi impianti agrovoltaici da parte dello sviluppatore danese European Energy.

Tali centrali fotovoltaiche avrebbero dovuto avere una potenza totale di 367 Mwp (pari al fabbisogno annuale di 200.000 abitazioni, circa 600.000 persone). Ad intralciare i lavori, le solite lungaggini burocratiche.

Quasi 10 mesi per avere una risposta dalla Regione sono eccessivi e fanno allontanare l’Italia dal raggiungimento dei traguardi climatici 2030 indicati dall’Europa.

Agrovoltaico in Puglia

Anche se di tutt’altro genere, le polemiche sono emerse anche in Puglia. A Nardò, nel cuore dell’Arneo. il gruppo ILOS New Energy ha presentato un progetto di impianto da 67 Mw. L’impianto prevede l’installazione di 117.000 pannelli alti 4,5 m e si estenderebbe su 92 ettari di terreno.

A tale progetto si è opposto il vicepresidente del Consiglio regionale, che ritiene si debbano tutelare i territori, pur riconoscendolo come un’opportunità per coniugare le esigenze della produzione agricola con quelle della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel caso specifico, l’alterazione del paesaggio la sua ampia estensione, trasformerebbe industrialmente la zona. Appellandosi così ad una transizione ecologica che tuteli il suolo agricolo, pur fornendo servizi ecosistemici.

Altri approfondimenti

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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