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La propensione all’eco-sostenibilità paga anche per le società quotate

Sostenibilità e Borsa. Un binomio strano, che però funziona. Infatti, nonostante la crisi economica stia condizionando negativamente la capacità delle imprese italiane di investire con fiducia nel futuro e nella crescita, nel 2012 il sustainability sentiment una sorta di consapevolezza dell’importanza che l’eco-sostenibilità ha anche per le aziende e la loro percezione da parte del mercatonon sembra essere affatto calato. O almeno questo è il risultato di una ricerca condotta da B2 Axioma sui Corporate Social Responsibility Manager e gli Investment Relator Officer di 50 società quotate italiane.

La propensione all’eco-sostenibilità paga anche per le società quotate

In particolare, il Sustainability Sentiment Indicator, ovvero l’indicatore che misura le aspettative delle aziende sull’importanza della sostenibilità nell’arco dell’anno, è risultato pari al 53,85% per i CSR Manager e 65,12% per gli IR Officer. Mentre il Sustainability Status, che esprime la percezione dell’importanza attuale è pari al 69,23 % per i CSR Manager e 67,44 % per gli IRO.

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Ciò vuol dire che per la maggior parte delle aziende campionate la sostenibilità ambientale è considerata un elemento strategico di tutto rispetto, che sui mercati ha un peso specifico non indifferente, soprattutto in termini di rafforzamento della reputazione aziendale (al terzo posto con il  39,40% delle preferenze) e di miglioramento dell’immagine dell’azienda stessa (quarto posto con il 30,30% delle preferenze).

La ricerca ha evidenziato che, per quanto riguarda la percezione del contributo e del valore aggiunto veicolato da politiche economiche e di mercato green-oriented, le società quotate italiane si dividono in consapevoli e dubbiose. Il vero problema semmai è rappresentato da una serie di elementi che inibiscono le aziende ad affrontare comportamenti sostenibili a 360 gradi.

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Qualche esempio? In primo luogo l’incertezza nel valorizzare la sostenibilità delle società quotate rispetto alla capacità dei mercati finanziari ma anche l’insicurezza sul gradimento delle azioni di sostenibilità da parte dei clienti e consumatori.

Al contrario, gli elementi che favoriscono l’adozione di comportamenti eco-sostenibili sono essenzialmente due: la percezione di una concreta possibilità di acquisire un vantaggio strategico sui propri competitor di riferimento ed il miglioramento delle performance economiche.

Dunque la sostenibilità sembra essere un business sul quale i manager italiani punteranno ancora molto nel prossimo anno, nonostante le incertezze indotte dalla crisi e quelle fisiologiche di un settore che, soprattutto nel nostro paese, sta consolidandosi lentamente. Non è da escludersi che nel medio periodo sia proprio la crisi a fornire quella spinta necessaria all’attuazione di strategie e politiche economiche (e non solo) necessarie ad un cambiamento radicale sulla strada della sostenibilità.

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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