L’Italia non sa sfruttare al meglio la risorsa “legno”

di Luca Scialò del 12 settembre 2012

Italia ricca di legno ma non lo sa. O meglio, ne è consapevole ma non sa sfruttarlo. Quello che potremmo definire un “oro marrone” è in realtà una risorsa naturale pulita da utilizzare tanto nell’edilizia quanto per la produzione di energia mediante gli scarti, ad esempio con le centrali a biomasse. Come accade in Finlandia.

L’unico settore che usa al meglio il potenziale del legno è quello manifatturiero dell’arredamento: terzo settore per contributi alla bilancia commerciale con i suoi 7 miliardi di euro di attivo, solo in Italia dà lavoro a oltre 400.000 persone. Nonostante ciò, il 90% del legname utilizzato in Italia viene importato, anche da altri continenti. Uno dei tanti paradossi e sprechi del nostro Paese in termini di energia naturale, un pò come avviene per le altre rinnovabili.

In realtà, se si seguono gli standard delle certificazioni internazionali come FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification), attenti ad una gestione e conservazione responsabile sia a livello ambientale che sociale, la produzione di legname in Italia potrebbe essere molto più alta ma poco invasiva per il territorio, come già succede in paesi come la Finlandia e la Svezia, che adottano questi metodi da anni.

Comunque, conforta il fatto che in molte aree montane (soprattutto del nord-est) sono in atto attività di valorizzazione e promozione di legname proveniente da filiera corta, utilizzato sia per l’edilizia e l’arredamento, che per fini energetici e attività di gestione ambientale e di difesa del territorio.

Interessante è stata ad esempio la Festa della foresta e delle filiere del legno, tenutasi in Veneto e organizzata da Veneto Agricoltura, Regione Veneto e Longarone Fiere Dolomiti: una tre giorni (dal 21 al 23 giugno) di convegni, mostre e seminari per valorizzare una risorsa fondamentale per le comunità locali e il tessuto produttivo regionale e nazionale.

Speriamo che tale consapevolezza si propaghi per tutto il Belpaese e si riscopra l’alto potenziale del legno.

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Emiliano settembre 12, 2012 alle 8:37 am

Penso che a riguardo dovremmo essere tutti d’accordo…
Il fatto storico e’ che,purtroppo, fino a circa 30 anni fa utilizzavamo il nostro legname, ma in modo assolutamente irresponsabile e con una visione programmatica che non superava i 6 mesi.
In seguito alle criminose mancanze di programmazione, che da sempre caratterizzano la gestione della ns. res publica, si intervenne drasticamente fermando l’utilizzo di legname proveniente dal mercato interno. Svezia, Austria, Canada e Stati Uniti, attuano politiche programmate di rimboschimemto gia’ da almeno 30 anni, prevedendo le proporzioni minime di taglio/rimboschimento 1 a 3.
Per essere chiari… Si piantano 3 alberi 4 anni prima di tagliarne 1.
Capite che una gestione oculata porta a sostenere l’ambiente, utilizzandone le risorse, senza pregiudicarne gravemente l’equilibrio.
In Italia, per attuare un piano strategico, come dimostra la storia, non servono esperti in materia, bensi un’altra classe dirigente.
Emiliano di Vicenza

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