Quanto costa realmente l’energia? Uno studio dell’FMI ce lo dice

di Alessia del 8 luglio 2015

Pubblicato un report del Fondo monetario internazionale sui costi reali dei combustibili fossili, ancora largamente sovvenzionati direttamente dai Governi e indirettamente dalla collettività!

L’FMI (Fondo Monetario internazionale) è una banca mondiale con sede a Washington il cui principale obiettivo è di garantire la stabilità economica a livello globale attraverso interventi monetari finalizzati a favorire la crescita. E non è certo un organismo ambientalista!

Eppure tra i vari interventi dell’FMI c’è anche la ricerca How Large Are Global Energy Subsidies? sui sussidi ‘nascosti’ erogati dai Governi per coprire i veri costi legati alle fonti energetiche quali carbone, gas e petrolio, pubblicato con l’intento di innescare una discussione sui sussidi energetici pre e post tasse che i vari Governi erogano ai produttori e i cui costi reali poi sono scaricati sulla collettività, e rivedere le politiche energetiche.

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I costi ‘nascosti’ dei combustibili

Questi sussidi sono sono aiuti pubblici diretti e indiretti che gravano sul costo energetico vero e proprio, e lo stesso FMI li definisce come la « differenza tra quanto i consumatori spendono per l’energia e il suo ‘vero’ costo, aumentato da una ‘tassa’ aggiuntiva», che varia da Paese a Paese.

Infatti, oltre a quanto si paga per produrre e distribuire energia, il ‘vero costo’ energetico prevede anche valori aggiuntivi per coprire i danni ambientali, come le emissioni di CO2, e gli effetti sulla salute, legati all’inquinamento dell’aria. E sono questi ultimi due a ricadere direttamente sulla collettività.

Il report dell’FMI sui sussidi energetici

Parliamo di cifre astronomiche, che diventano sempre più elevate: 5.300 miliardi di dollari solo per il 2015 pari a 10 milioni di dollari ogni minuto! Nonostante i prezzi siano scesi, le sovvenzioni continuano ad essere molto alte perché sono stabilite tenendo conto dei costi necessari per la fornitura del servizio e dei danni prodotti dall’inquinamento.

Quanto paghiamo realmente per l'energia da combustibili fossili?

Quanto paghiamo realmente per l’energia da combustibili fossili? Fonte: FMI

Il report sottolinea come, tra i vari prodotti energetici, sia il carbone a ‘ingoiare’ la gran parte dei sussidi, per i suoi alti costi ambientali e per la mancanza di volontà dei Governi a limitarne il consumo. Infatti la maggior parte dei sussidi è elevata per via di un’inadeguata copertura dei danni ambientali a livello di singolo Paese, solo 1/4 del totale è destinato a coprire il cambiamento climatico.

I danni dei sussidi energetici

Un regime perverso con conseguenze gravi sull’ambiente, a livello fiscale, macro-economico e sociale.

L’ambiente è danneggiato, con rischi per la salute, morti premature e aumento dei gas serra nell’atmosfera.

Fiscalmente i costi elevati dei sussidi gravano, aumentandoli, sul debito pubblico, sulle tasse e sulla spesa pubblica nel settore energetico, distogliendo risorse per altri più strategici (come salute, educazione e infrastrutture) per la crescita economica.

A livello macroeconomico questi sussidi scoraggiano investimenti per migliorare l’efficienza energetica e le rinnovabili, e aumentano la vulnerabilità di alcuni Paesi nei confronti dei prezzi dell’energia, che sappiamo essere molto volatili (quante volte il prezzo del petrolio è aumentato o diminuito negli ultimi anni?).

Infine, socialmente parlando la distribuzione dei sussidi è iniqua, infatti il sostegno economico maggiore va ai Pesi più ricchi rispetto a quelli a basso reddito.

I dati sollecitano a revisionare al più presto la questione dei sussidi energetici. Fin quando i Paesi potranno godere di tali benefici l‘interesse ad investire sulle fonti rinnovabili sarà minimo. Nel frattempo i danni dell’inquinamento neanche si contano più ed aumentano così anche i costi fiscali.

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Se non s’intervenisse a compensare gli effetti negativi sull’ambiente prodotti dai combustibili fossili, forse ci sarebbe maggiore interesse a ridurre il fenomeno e i fondi potrebbero essere dirottati su altri settori, come la salute o le infrastrutture pubbliche.

Facendo un’analisi sulle proiezioni future, in assenza di tali sovvenzioni vi sarebbe una riduzione di CO2 pari al 20% con un conseguente calo della mortalità da inquinamento al 55%. Inoltre il Pil potrebbe crescere fino al 3,6%.

Al momento in cima alla graduatoria per i sussidi più onerosi troviamo Cina e Stati Uniti, seguiti da Russia, India e Giappone.

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Molti continuano a lamentare il paradosso: i Governi sovvenzionano investimenti su settori che producono danni ambientali e poi intervenire per riparare a questi ultimi.

Non sarebbe più logico e coerente sovvenzionare esclusivamente progetti e attività a basso impatto ambientale?

Immagini via shutterstock.

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