Energie pulite: il sogno delle rinnovabili oggi è veramente possibile?

di Claudia Raganà del 12 gennaio 2014

Tutti coltiviamo il sogno di un mondo alimentato solo da energie pulite e rinnovabili, ma la realtà è ancora lontana dalla fantasia.
Se l’Europa sta investendo molto, al punto che in Germania e Spagna coprono circa il 75% del fabbisogno nazionale, gli Stati Uniti restano indietro con gli investimenti, al punto da coprire solamente il 7% dei loro consumi. Dato che, rapportato al peso e alle dimensioni di questo Paese, non appare molto confortante.
La situazione mondiale ricalca quella statunitense, con un misero 7,5% del fabbisogno totale di energia soddisfatto da fonti pulite e rinnovabili.

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Il nodo cruciale dell’impossibilità di aumentare l’utilizzo delle rinnovabili per coprire il fabbisogno energetico, risiede in gran parte nella mancanza di una tecnologia adeguata a raccogliere ed incamerare l’energia pulita. Oggi, infatti, le rinnovabili dipendono esclusivamente dal verificarsi degli eventi naturali: intensità del vento, numerosità dei giorni di sole…

Ma le infrastrutture non sono ancora in grado di accumulare tutta la quantità di energia prodotta e quindi, per non dissiparla, sarebbero necessari impianti di enormi dimensioni, oltre che investimenti spaventosi.

Le tecniche attualmente a disposizione per poter incamerare energie rinnovabili in sistemi di accumulo per la rete, sono il pompaggio (usato per l’idroelettricità) e il cosidetto CAES (Compressed Air Energy Storage).

Il pompaggio consiste nel sospingere acqua dentro grandi cassoni durante periodi di picco di disponibilità, per poi rilasciarla quando scarseggia; questa, passando in una turbina, crea energia elettrica. Benchè efficace, si tratta di un metodo dispendioso sia in termini di investimenti che di impatto ambientale. Inoltre, non è utilizzabile ovunque, ma solo in zone montuose.

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Il CAES consiste nella compressione di aria in strutture geologiche sotterranee, dove viene immagazzinata. Il suo rilascio avviene attraverso una serie di turbine, che generano elettricità, anche se gran parte del calore viene dissipato durante l’accumulo.

Pur esistendo altri metodi sperimentali di immagazznamento dell’energia, siamo ancora lontani dalla possibilità di mettere in rete energie rinnovabili tramite metodi efficienti e che garantiscano una certa economicità.

Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo dei paesi occidentali e delle nuove potenze asiatiche stanno progredendo e non si esclude la possibilità che possa venir fuori, in maniera inaspettata, una geniale invenzione che consenta di raggiungere lo scopo, ma resta ancora un’ipotesi lontana nel tempo.

La dipendenza dai combustibili fossili resta ancora troppo elevata e insuperabile, anche per le innovazioni; nonostante inizino a scarseggiare in modo sempre più preoccupante, il loro utilizzo permea qualunque ambito delle economie di un Paese e, spesso della vita di tutti noi.

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La possibilità di ridurre fino ad eliminare la dipendenza dalle energie fossili potrebbe dunque restare una romantica utopia, in un contesto di economia mondiale in cui l’Occidente risulta sempre più indebitato e in difficoltà a far fronte all’ascesa delle economie Orientali, in pieno e rapido sviluppo. L’economia filo-americana non può permettersi di perdere il passo con l’Asia.

Questo fa pensare che forse cresceranno delle piccole comunità in grado di auto-alimentarsi tramite energie rinnovabili, pregiandosi del titolo di smart city e con ottimi risultati nel miglioramento della qualità dell’aria, dell’ambiente, della vita dei propri abitanti. Ma resteranno delle realtà “privilegiate”, di nicchia. Il resto del Mondo dovrà invece fare i conti con petrolio e carbone, inquinanti e sempre più rari.

Le nostre economie dovranno prepararsi ad altre tipologie di innovazione: a trarre il massimo da risorse sempre più scarse ed esigue.

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