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Stop al cemento con il nuovo decreto per la difesa del paesaggio

A metà settembre il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato un disegno di legge che vuole porre un freno all’avanzata selvaggia del cemento, e difendere l’agricoltura non solo come attività economica ma anche come cornice naturale radicata da secoli sul nostro territorio.

Stop al cemento con il nuovo decreto per la difesa del paesaggio

Di porre dei limiti alla costruzione selvaggia se ne sentiva decisamente il bisogno, visto che in 40 anni in Italia si sono persi 5 milioni di ettari di terreno agricolo, di cui oltre 1 milione si è trasformato in aree urbane, case, capannoni, centri commerciali e strade. Parliamo di un territorio ampio come la Calabria.

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Gli esiti di questa costruzione selvaggia sono noti. A essere sfregiato è il territorio ma a subirne i danni è anche e soprattutto l’uomo, colui che ha cementificato. Perché si altera il ciclo idrico, perdendo il controllo dei fiumi, e si diminuisce la stabilità dei terreni, rendendoli franosi.  Perché si deturpano i paesaggi, compromettendo il turismo, e si aumenta l’anidride carbonica, rendendo ancora più difficile la lotta alle emissioni.

La quota di terrirorio edificata, solo nelle regioni della pianura padana, è ormai alla soglia del 16,4% (fonte: Istat). La terra ‘rubata’ alla natura aumenta sempre più.

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Ma ecco qui di seguito le principali novità del decreto.

Si vuole stabilire a livello nazionale una soglia massima di superficie agricola edificabile, che verrà indicata a cascata anche da Regioni e Comuni. Inoltre si vuole monitorare il consumo del suolo su tutto il territorio nazionale.

Per evitare la spoliazione dei fondi e prevenire vari escamotage per appropriarsi dei sussidi, quei i terreni ad uso agricolo che hanno usufruito di aiuti pubblici non potranno cambiare destinazione d’uso per almeno 5 anni. Nel contempo nasce il registro degli enti virtuosi, quei Comuni che hanno deciso di non ampliare le aree edificabili.

Una delle norme più discusse e più significative è  quella che permetteva agli enti locali di fare cassa con le concessioni edilizie. E’ stata abrogata, così che il balletto delle concessioni non costituisca più una fonte per finanziarie le spese correnti delle regioni e dei comuni sempre più impoveriti dai tagli del governo.

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Inoltre viene incentivato il recupero degli edifici rurali inutilizzati, con l’idea di aiutare a preservare l’esistente, evitare il consumo del suolo e promuovere la conservazione del passato.

Speriamo solo che questo sia un primo passo verso una reale politica di tutela del territorio italiano in un paese dove purtroppo hanno sempre spadroneggiato le varie ‘mafie’ del cemento.

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Luca Scialò

Nato a Napoli nel 1981 e laureato in Sociologia con indirizzo Mass Media e Comunicazione, scrive per TuttoGreen da maggio 2011. Collabora anche per altri portali, come articolista, ghost writer e come copywriter. Ha pubblicato alcuni libri per case editrici online e, per non farsi mancare niente, ha anche un suo blog: Le voci di dentro. Oltre alla scrittura e al cinema, altre sue grandi passioni sono viaggiare, il buon cibo e l’Inter. Quest’ultima, per la città in cui vive, gli ha comportato non pochi problemi. Ma è una "croce" che porta con orgoglio e piacere.

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