Un nuovo super El Niño si sta formando? Perché il Pacifico fa tremare clima, cibo ed economia
Il Pacifico tropicale si sta scaldando rapidamente: gli scienziati parlano di un possibile El Niño intenso, forse molto forte. Ma cosa significa davvero per il clima globale e per la nostra vita quotidiana?

Nel cuore dell’Oceano Pacifico tropicale qualcosa si sta muovendo. Dopo mesi di condizioni neutre, i principali centri climatici internazionali osservano un rapido riscaldamento delle acque equatoriali: il segnale classico che può precedere la nascita di un nuovo El Niño. E questa volta non si parla solo di un episodio ordinario: alcuni modelli indicano la possibilità di un evento forte, forse persino molto forte, capace di influenzare il clima mondiale tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

Attenzione però: parlare oggi di super El Niño non significa che la catastrofe sia già scritta. Secondo la NOAA, ad aprile 2026 le condizioni ENSO erano ancora neutre, ma con una probabilità del 61% di passaggio a El Niño tra maggio e luglio 2026 e con la possibilità che l’evento prosegua almeno fino alla fine dell’anno. La stessa NOAA indica che uno scenario molto forte resta possibile, ma dipende da fattori atmosferici non ancora garantiti, come la persistenza dei venti occidentali sul Pacifico equatoriale.
In altre parole: il ‘mostro climatico’ non è ancora pienamente formato, ma il Pacifico sta lanciando segnali che gli scienziati prendono molto sul serio.
Sommario
- Che cos’è El Niño, spiegato semplice
- Perché si parla di ‘super El Niño’
- Il precedente storico: quando El Niño cambiò la storia
- Gli effetti possibili sul clima mondiale
- Perché il 2027 potrebbe diventare un anno caldissimo
- Il rischio per cibo, raccolti e prezzi alimentari
- El Niño e inflazione: perché può pesare anche sul carrello della spesa
- Il conto economico globale può essere enorme
- Chi rischia di più
- E l’Italia? Cosa dobbiamo aspettarci
- Non è solo clima: è adattamento
- La lezione verde: il clima non è più uno sfondo
- In sintesi
- Fonti principali da citare nell’articolo
- Altro sul clima e la Terra
Che cos’è El Niño, spiegato semplice
El Niño è una fase calda del fenomeno climatico noto come ENSO, cioè El Niño-Southern Oscillation. In condizioni normali, gli alisei spingono le acque calde del Pacifico verso ovest, in direzione dell’Indonesia e dell’Australia. Durante El Niño, questo meccanismo si indebolisce: le acque calde si spostano verso il Pacifico centrale e orientale, cambiando la distribuzione del calore tra oceano e atmosfera.
Questo spostamento può sembrare lontanissimo dall’Europa, ma in realtà funziona come una gigantesca leva climatica. Modifica le correnti atmosferiche, altera le piogge tropicali, sposta le zone di siccità, influenza i monsoni, può cambiare la stagione degli uragani nell’Atlantico e tende a spingere verso l’alto la temperatura media globale.
Non è un fenomeno causato direttamente dal cambiamento climatico: El Niño esiste da secoli. Ma oggi si sviluppa in un mondo già più caldo di quello preindustriale. E questo cambia tutto, perché ogni oscillazione naturale si somma a una base climatica più estrema.
Perché si parla di ‘super El Niño’
Il termine super El Niño non è una definizione scientifica rigida, ma viene usato per indicare episodi eccezionalmente intensi, come quelli del 1982-83, 1997-98 e 2015-16. In questi casi, il riscaldamento del Pacifico equatoriale è stato molto marcato e gli effetti globali sono stati evidenti: caldo record, siccità, incendi, piogge torrenziali, danni agricoli e forti ripercussioni economiche.
Nel 2026, secondo l’International Research Institute (IRI) della Columbia University, il Pacifico equatoriale è passato da una fase neutra a una rapida transizione verso El Niño, con probabilità elevate di persistenza del fenomeno nella seconda parte dell’anno. Anche l’aggiornamento stagionale della WMO per maggio-luglio 2026 segnala una traiettoria quasi unanime dei modelli verso El Niño, con una media multi-modello vicina a +1,5° nella regione Niño 3.4, soglia che indica un evento forte.
Questo non significa che sia già certo un El Niño da record. Significa però che gli ingredienti iniziali ci sono: acque superficiali e subsuperficiali più calde, modelli convergenti e un pianeta che ha già accumulato molto calore negli oceani.
Il precedente storico: quando El Niño cambiò la storia
Gli eventi El Niño più estremi non sono solo curiosità meteorologiche. Hanno avuto conseguenze storiche enormi.
Tra il 1877 e il 1878, un El Niño eccezionale contribuì a siccità e carestie devastanti in India, Cina, Brasile, Africa e altre regioni tropicali. Diversi storici raccontano quel periodo come un intreccio tra crisi climatica, colonialismo, povertà e cattiva gestione politica.
Il punto è importante anche oggi: El Niño non colpisce tutti allo stesso modo. Lo stesso evento climatico può essere gestibile in un Paese con infrastrutture, scorte alimentari e sistemi di allerta funzionanti, e diventare disastroso dove agricoltura, sanità, acqua e redditi sono già fragili.
Per questo il nuovo El Niño non sarà solo un test meteorologico, ma anche un test sociale, economico e politico.
Gli effetti possibili sul clima mondiale
Gli effetti di El Niño cambiano da regione a regione e non sono mai identici da un episodio all’altro. Tuttavia, alcuni schemi ricorrono spesso.
| Area del mondo | Effetti tipici durante El Niño | Rischi principali |
|---|---|---|
| Pacifico tropicale orientale | Oceano più caldo, piogge intense | Alluvioni, frane, danni alla pesca |
| Australia e Indonesia | Maggiore rischio di siccità | Incendi, stress idrico, perdite agricole |
| Amazzonia e parte del Sud America | Alterazione delle piogge | Siccità, incendi, stress forestale |
| Africa orientale | In alcune fasi piogge più intense | Alluvioni, epidemie, danni ai raccolti |
| Africa australe | Possibile riduzione delle piogge | Siccità agricola, insicurezza alimentare |
| Atlantico tropicale | Spesso minore attività degli uragani atlantici | Effetto non sempre uniforme, dipende da altri fattori oceanici |
| Europa | Effetti più indiretti e meno lineari | Possibili impatti su temperature, circolazione atmosferica e mercati agricoli globali |
Il rischio più immediato è che El Niño agisca come amplificatore temporaneo del riscaldamento globale. Gli anni successivi all’avvio di un forte El Niño tendono spesso a registrare anomalie termiche elevate, perché una parte del calore accumulato dall’oceano viene rilasciata verso l’atmosfera.
Perché il 2027 potrebbe diventare un anno caldissimo
Gli effetti di El Niño sulla temperatura globale non si vedono sempre subito. Spesso il picco termico arriva alcuni mesi dopo il massimo riscaldamento del Pacifico. Per questo, se l’evento 2026 dovesse intensificarsi molto, il 2027 potrebbe diventare un anno particolarmente caldo a livello globale.
Il punto non è solo battere un record. Il punto è che un forte El Niño in un mondo già riscaldato può offrire una sorta di anteprima del clima futuro: ondate di calore più frequenti, notti tropicali, stress idrico, incendi più difficili da controllare e piogge estreme più intense in alcune aree.
È il classico effetto somma: El Niño è naturale, ma si appoggia su un sistema climatico alterato dalle emissioni di gas serra.
Il rischio per cibo, raccolti e prezzi alimentari
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’agricoltura. El Niño può alterare piogge e temperature proprio nelle regioni da cui dipendono raccolti fondamentali: riso, mais, grano, soia, cacao, caffè, zucchero e oli vegetali.
La FAO ricorda che i rischi climatici legati a El Niño possono colpire in modo diretto coltivazioni, allevamenti, pesca e mezzi di sussistenza rurali, soprattutto per piccoli agricoltori, pastori e pescatori. Siccità e alluvioni non danneggiano solo il raccolto dell’anno: possono ridurre sementi disponibili, mandrie, infrastrutture agricole, suoli fertili e capacità di ripresa delle comunità.
In un mercato globale già fragile, anche uno shock climatico regionale può avere effetti a catena. Se una siccità riduce la produzione in un Paese esportatore, i prezzi internazionali possono salire. Se il costo dei fertilizzanti aumenta nello stesso periodo, la pressione cresce ancora. Se poi si sommano guerre, crisi energetiche o blocchi logistici, il risultato può essere una fiammata dei prezzi alimentari.
El Niño e inflazione: perché può pesare anche sul carrello della spesa
El Niño non fa aumentare automaticamente tutti i prezzi, ma può contribuire a rendere più instabili alcune materie prime agricole. La Banca Centrale Europea ha ricordato che gli episodi ENSO possono influenzare l’inflazione delle commodity, con effetti particolarmente importanti sul cibo. Alcuni studi economici hanno collegato gli episodi di El Niño a variazioni nei prezzi di alimenti, bevande e prodotti agricoli, anche se l’impatto cambia molto da Paese a Paese.
Per l’Italia il problema potrebbe arrivare soprattutto in modo indiretto: non tanto perché El Niño porta automaticamente siccità sul Mediterraneo, quanto perché può modificare i prezzi globali di materie prime alimentari, mangimi, oli vegetali, caffè, cacao e cereali. In un’economia interconnessa, un raccolto difficile in Asia, Sud America o Africa può riflettersi anche sugli scaffali europei.
Il conto economico globale può essere enorme
El Niño non lascia solo danni temporanei. Uno studio pubblicato su Science nel 2023 ha stimato che gli episodi del 1982-83 e del 1997-98 hanno prodotto perdite persistenti sulla crescita economica globale, quantificate rispettivamente in circa 4,1 e 5,7 trilioni di dollari di mancato reddito nei cinque anni successivi. Gli autori hanno anche stimato che l’El Niño del 2023 avrebbe potuto frenare l’economia mondiale di circa 3 trilioni di dollari entro il 2029.
Il motivo è semplice: quando un evento climatico danneggia raccolti, infrastrutture, salute pubblica, lavoro all’aperto, energia idroelettrica, trasporti e pesca, l’economia non sempre rimbalza subito. Alcuni Paesi recuperano rapidamente; altri restano più poveri per anni.
Chi rischia di più
I Paesi più esposti non sono necessariamente quelli dove l’anomalia climatica è più spettacolare, ma quelli dove la vulnerabilità è più alta. Le aree più a rischio sono spesso quelle in cui agricoltura pluviale, povertà, debito pubblico, dipendenza dalle importazioni alimentari e infrastrutture deboli si sommano.
In concreto, un forte El Niño può pesare soprattutto su:
- piccoli agricoltori, che dipendono dalle piogge stagionali
- comunità costiere, esposte a oceani più caldi e pesca alterata
- aree urbane povere, dove il caldo estremo aumenta i rischi sanitari
- Paesi importatori di cibo, più vulnerabili agli aumenti dei prezzi
- regioni già colpite da conflitti, dove la crisi alimentare può peggiorare rapidamente
E l’Italia? Cosa dobbiamo aspettarci
Per l’Italia gli effetti di El Niño sono meno diretti rispetto a quelli osservati nel Pacifico, in Australia, in Africa o nelle Americhe. Il clima europeo dipende molto anche da Atlantico settentrionale, Mediterraneo, correnti a getto, anticicloni e circolazioni regionali.
Questo significa che non possiamo dire che questo fenomeno ciclico porterà sicuramente siccità nel nostro paese, o diluvi. Sarebbe una semplificazione sbagliata.
Possiamo però dire che un forte El Niño, sommato al riscaldamento globale, aumenta la probabilità di un contesto planetario più caldo e instabile. Per l’Italia questo può tradursi in rischi indiretti ma concreti: estati più difficili, pressione sui prezzi agricoli, maggiore attenzione alla gestione dell’acqua, impatti sulle filiere alimentari e possibili ripercussioni sui mercati energetici.
Non è solo clima: è adattamento
La domanda più importante non è soltanto quanto sarà forte El Niño. La domanda è quanto siamo preparati.
Un evento climatico estremo diventa disastro quando incontra vulnerabilità: case costruite in zone a rischio, agricoltura non adattata, reti idriche inefficienti, sistemi sanitari impreparati al caldo, mancanza di allerta precoce, povertà energetica, dipendenza da poche colture o da poche rotte commerciali.
Al contrario, prevenzione e adattamento possono ridurre moltissimo i danni: sistemi di allerta per ondate di calore e alluvioni, risparmio idrico, agricoltura più resiliente, varietà coltivate più adatte al clima, suoli vivi, diversificazione delle filiere, protezione dei lavoratori esposti al caldo, piani urbani contro le isole di calore.
La lezione verde: il clima non è più uno sfondo
Per anni abbiamo raccontato il clima come qualcosa che accade fuori dall’economia: tempeste, siccità, caldo, incendi. Oggi è sempre più chiaro che il clima è dentro l’economia. Entra nei prezzi del pane, nel costo dell’energia, nelle assicurazioni, nei raccolti, nella salute, nella produttività del lavoro, nelle migrazioni e nella stabilità politica.
Il possibile super El Niño del 2026-2027 sarà quindi un banco di prova. Non solo per i climatologi, ma per governi, agricoltura, città, imprese e famiglie.
Non sappiamo ancora se sarà davvero un El Niño da record. Sappiamo però che arriva in un mondo già riscaldato, già fragile e già attraversato da crisi alimentari, energetiche e geopolitiche. Ed è proprio questa combinazione a renderlo così importante.
In sintesi
| Domanda | Risposta breve |
|---|---|
| El Niño 2026 è già certo? | Le probabilità sono alte, ma intensità e durata sono ancora da confermare. |
| Può diventare un super El Niño? | È uno scenario possibile, non una certezza. |
| Perché preoccupa? | Perché si somma al riscaldamento globale e può amplificare eventi estremi. |
| Quali settori rischiano di più? | Agricoltura, cibo, acqua, salute, energia, assicurazioni e commercio globale. |
| L’Italia sarà colpita direttamente? | Gli effetti sono più indiretti, ma possibili su caldo, mercati agricoli e filiere alimentari. |
| Cosa possiamo fare? | Ridurre le emissioni, adattare agricoltura e città, migliorare allerta e gestione dell’acqua. |
Il Pacifico si sta scaldando. Il resto del mondo farebbe bene ad ascoltare.
Fonti principali da citare nell’articolo
La NOAA segnala condizioni ENSO ancora neutre ad aprile 2026, ma con probabile transizione a El Niño tra maggio e luglio 2026 e una possibilità, non certa, di evento molto forte (Fonte: El Nino/Southern oscillation (ENSO) Diagnostic Discussion, Climate Prediction Center/NCEP/NWS, 2026)
L’IRI della Columbia University indica una rapida transizione verso El Niño e probabilità elevate che il fenomeno resti dominante nel resto del 2026 (Fonte: ENSO Forecast, Columbia Climate School, 2026)
La WMO, nell’aggiornamento stagionale maggio-giugno-luglio 2026, segnala una traiettoria multimodello verso El Niño con media vicina alla soglia di evento forte (Fonte: Global Seasonal Climate Update for May-June-July 2026, World Meteorological Organization, 2026).
La FAO sottolinea che i rischi climatici legati a El Niño possono colpire sicurezza alimentare, agricoltura, pesca, allevamento e mezzi di sussistenza rurali (Fonte: El Niño, FAO, 2026).
Uno studio pubblicato su Science nel 2023 stima perdite economiche persistenti dopo i grandi El Niño del 1982-83 e 1997-98, pari a 4,1 e 5,7 trilioni di dollari di mancato reddito globale nei cinque anni successivi (Fonte: Persistent effect of El Niño on global economic growth, Science, 2023).
La BCE ha analizzato il legame tra El Niño, commodity e prezzi alimentari, evidenziando che ENSO può influenzare l’inflazione delle materie prime, soprattutto alimentari (Fonte: Risks to global food commodity prices from El Niño, European Central Bank, 2026).
Altro sul clima e la Terra
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Ultimo aggiornamento il 13 Maggio 2026 da Rossella Vignoli
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