La ciclovia Vento è la strada che unisce Torino a Venezia, a piedi o in bicicletta

di Erika Facciolla del 9 Luglio 2019

Procedono i lavori a completamento della ciclovia Vento da Torino a Venezia, il più grande progetto di mobilità dolce del Nord Italia. Si tratta di ben 679 km di strada ciclopedonale lungo l’asse del Po. Andiamo a scoprirlo!

La ciclovia Vento è la strada che unisce Torino a Venezia, a piedi o in bicicletta

La ciclabile Vento 

Chiamata comunemente Vento, che sta per Ven(ezia)-To(rino) è una pista ciclabile di 679 km che unisce le due città. Si tratta del più grande progetto di ciclovia italiana che porta da Venezia a Torino, passando da Milano, per poi proseguire oltralpe, costeggia il fiume Po e attraversa tutta la Pianura Padana.

Non è tra le più lunghe in Europa, ma per l’Italia è il primo esempio di investimento in mobilità dolce e avvicina finalmente l’Italia alle piste europee più conosciute. 

Il progetto 

La ciclovia Vento è stata progettata da un team di architetti, pianificatori ed esperti di urbanistica del Politecnico di Milano.

Concept di progetto 

L’idea dei progettisti era di realizzare non una semplice ciclabile, ma un bene al servizio di tutti i Comuni che vengono attraversati.

Vento è un opera che può portare grandi vantaggi economici, facendo rifiorire l’economia di tutti i territori, anche i piccoli paesi, che si trovano sulle rive del Po. Oltre ad essere un progetto in linea con le nuove richieste di mobilità sostenibile e turismo ecocompatibile. Molte aree europee sono infatti  già provviste di lunghe ciclovie trans-nazionali molto amate e utilizzate dai cicloturisti.

Tra gli obiettivi del progetto c’è anche quello di incrementare il turismo in Italia: la ciclovia attraversa città d’arte e piccoli villaggi, aree protette e territori di grande valore storico.

Da qui l’opportunità di sfruttare l’immenso patrimonio rurale e artistico per aprire allo sviluppo di un interessante nicchia di mercato turistico.

Non è stato facile, ammettono i ricercatori del Polimi, incontrare il consenso delle istituzioni, che tuttavia stanno aderendo sempre più. A dover cambiare è stata la concezione del trasporto su due ruote, per passare da quella della viabilità urbana a quella del lavoro sinergico per una ciclovia che possa essere gestita in cooperazione e che possa portare, allo stesso modo, benefici a tutto il territorio incluso nel tracciato, grazie allo sviluppo delle strutture ricettive per i turisti.

Obiettivi della ciclovia Vento

Il progetto non si esaurisce nella realizzazione di una pista ciclabile, ma intende favorire anche la nascita del turismo su due ruote, praticamente assente in Italia, e che invece in molti Paesi più a Nord costituisce una importante voce nel bilancio turistico.

Un’idea di mobilità sostenibile, quindi, che è anche una proposta per superare la crisi economica attraverso la valorizzazione delle risorse già presenti.

Costo del progetto 

Il progetto della ciclovia Vento è ambizioso. Proprio in quest’ottica l’équipe di ricercatori ha percorso, in sella alle bici, i 679 km di territorio interessato, valutando caso per caso tutti gli ostacoli presenti e le più efficaci soluzioni per garantire il passaggio ed elaborare un tracciato che tenga conto di tutte le piste già presenti ed utilizzabili. In questo modo è stato possibile contenere i costi del progetto.

Si stima dunque un costo complessivo per la realizzazione della pista ciclopedonale di oltre 80 milioni di euro proprio perché  si parte da una rete di ciclabili già esistenti, che al momento costituiscono il 15% dell’intera opera.

ciclovia vento

Per superare il problema degli sbarramenti e recinzioni che al momento non permettono di chiudere alcuni anelli ciclabili basterebbe un impegno della politica nella semplificazione dei regolamenti d’uso sugli argini o sulle strade vicinali.

La spesa è da suddividere tra tutti gli enti pubblici che ne usufruiranno: Stato, Regioni (sono 4), Province (12) e molti comuni coinvolti nel tracciato.

Dove passa la ciclovia Vento? 

La Vento vuole portare il ciclista in giro per le bellezze dell’Italia ed il Belpaese, si sa, di bellezze ne offre moltissime! Il turista potrà godere delle bellezze storiche nella grandi città d’arte, dell’offerta enogastronomica che offre la pianura Padana e delle bellezze della natura tra parchi e aree protette che si snodano lungo il suo percorso.

Il patrimonio artistico e culturale italiano è un vero e proprio lasciapassare che ci rende famosi in tutto il mondo, e si trova dislocato in una miridade di piccoli centri urbani e non solo nelle grandi città. La ciclovia permetterà ai turisti di gustare in modo lento, assaporandolo meglio, il nostro bene più prezioso.

Ma vediamo nel dettaglio il mirabolante percorso che dovrebbe compiere la pista.

Le città

Le città toccate da Vento sono Venezia, Ferrara, Mantova, Parma, Milano, Alessandria e Torino, che si raggiunge attraverso il Naviglio Pavese.

Se si parte dal Lido di Venezia, dopo due tratte in traghetto, si arriva a Chioggia, per poi raggiungere il Polesine attraverso il canale di Burana. Da lì si prosegue sul Po fino a Pavia, dove attraverso la ciclabile del Naviglio Pavese si arriva a Milano.

Dal capoluogo lombardo, si può raggiungere il Piemonte attraverso il Monferrato, fino a Torino, passando per una miriade di cittadine e centri abitati minori.

Borghi

Sono molti i borghi che la ciclopedonale Vento darà modo di visitare: l’Italia offre luoghi piacevoli, ricchi dit radizione, dal Monferrato, con la sua vasta offerta enogastronomica, ai parchi naturali del delta del Po, alle cittadine medievali della Emilia Romagna, fino ad arrivare in Lombardia, e in Piemonte, dove si trovano piccoli comuni ricchi di storia e architettura famosi per prodotti di eccellenza, per le coltivazioni specifiche e tradizioni enologiche.

Aree protette

Sul totale del tracciato, 264 km di ciclovia attraversano delle aree protette. Si tratta di

  • Lido di Venezia e Chioggia
  • Il Polesine e il canale di Burana
  • La foce del Po
  • Pavia e il Naviglio

Vento e infrastrutture collegate 

Per inserire la ciclabile in un contesto di mobilità europea, il progetto è stato pensato per essere collegato al centro di una capillare rete di trasporto pubblico.

Affinché possa essere attraversata da tutti e senza alcun rischio, si è pensato infatti di posizionare un raccordo verso una stazione ferroviaria ogni 6 chilometri: saranno quindi collegate alla ciclovia ben 115 stazioni così da poter terminare la tappa e raggiungere comodamente le principali città.

Anche le imbarcazioni sul Po saranno pensate per accogliere eventuali turisti con bicicletta a seguito.

Collegamento con l’Europa 

La pista Vento è pensata come parte di una ben più lunga ciclabile che da Torino arriva a Nizza, che unisce Verona e il Brennero e che si collega anche alle tante piste che costeggiano i grandi fiumi Ticino, Adda, Mincio, Secchia.

Vento sarà inclusa nella cosiddetta strada del Mediterraneo, la EuroVelo 8 (EV 8), il percorso ciclopedonabile che unirà Cadice, in Spagna, con Limassol a Cipro.

Esistono ulteriori collegamenti con la superpista europea per fare Parigi-Londra in bici.

Vento: cicloturismo 

Il rientro economico per tutti i paesi percorsi dal Vento sarà dovuto al cicloturismo, una forma di ecoturismo un turismo virtuoso che nei paesi europei è molto apprezzato da tempo e qui in Italia si sta affacciando lentamente.

Il turismo porterà nuovi posti di lavoro, se ne stimano 2mila nuovi,e alimenterà le economie locali con nuove attività ricettive, nuove strutture per la ristorazione.

Bici Tour 2019

Per dimostrare che la realizzazione di un unico tratto ciclabile che colleghi le città lungo il Po è possibile, non c’è che da percorrerlo: l’équipe di ricercatori del dipartimento di infrastrutture e progettazione del Politecnico di Milano, coordinati dal direttore scientifico Paolo Pileri, torna ogni anno in sella per compiere un tourin quindici tappe da Torino fino a Venezia.

Si  è da poco concluso il Vento Bici Tour 2019 partito da Chivasso (Torino) e arrivato al Lido di Venezia. È stata la settima edizione.

Due week end di eventi e tour in bicicletta:

  • il primo per la tratta Chiavasso- Piacenza,
  • il secondo per la tratta Reggio Emilia-Venezia.

Anche nel 2019 è stata l’occasione per organizzare eventi, corsi formativi e incontri. In particolare:

  • Learning by bike: lezioni in bicicletta di paesaggio, ambiente e infrastrutture leggere, un corso di formazione dedicato agli studenti del Politecnico di Milano
  • Ciclabili e cammini per riscattare il Paese il convegno dedicato a turismo lento e mobilità dolce organizzato dal Politecnico di Milano in collaborazione con CAI e Sentiero Italia CAI
  • Cingomma: raccolta di copertoni e camere d’aria usati che grazie all’economia circolare diventeranno cinture e portafogli made in Italy acquistabili al Politecnico di Milano

Vento: iter di un progetto italiano 

Quello per la fattibilità della ciclovia Vento è il primo bando italiano per un’opera pubblica che attraversa 4 regioni, 13 province e oltre 120 comuni. Un bando voluto da Stato, Regioni ed enti locali (Provincie e Comuni). Il progetto voluto da Mibact (Ministero dei Beni e Attività culturali) e dal Mit (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) ha come partner tecnico il Politecnico di Milano.

2015, Legge di Stabilità 

La legge di Stabilità ha stanziato 94 milioni di euro nel 2015 finalizzati alla costruzione di quattro grandi ciclabili in Italia. Sono:

  • Ciclovia del Sole
  • Ciclovia dell’acquedotto pugliese
  • Grande raccordo anulare delle biciclette di Roma
  • Ciclovia Vento

2016: protocollo d’intesa

Viene firmato nel luglio del 2016 un Protocollo d’Intesa tra Mit e Mibact con le Regioni interessate dal progetto Vento (Piemonte, Lombardia , Emilia Romagna e Veneto) che ha segnato l’inizio del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche e ha dato avvio alla progettazione e realizzazione della Ciclovia Vento.

L’ente capofila è la Regione Lombardia, il supporter tecnico è il Politecnico di Milano.

2017: bando di gara per  progettazione di fattibilità tecnica ed economica

Il bando per l’assegnazione del progetto viene pubblicato nel settembre 2017: si tratta del primo bando di gara in Italia per la progettazione di un’infrastruttura cicloturistica di lunga distanza. Il termine per la partecipazione al bando è il 3/11/2017: è un bando unico, del valore di 1.793.093,14 euro per un’opera pubblica che attraversa il territorio di 4 regioni, 13 province e oltre 120 comuni.

 2018: affidamento della progettazione

La progettazione del primo lotto viene affidata ad un raggruppamento temporaneo di progettisti (Rtp) coordinato da Cooprogetti Società Cooperativa.

2019: pedonabilità in sicurezza

Vento è oggi pedalabile e in sicurezza per una lunghezza totale di oltre 100 chilometri sparsi tu tutto il suo percorso.

Vento: stato attuale 

Allo stato attuale la ciclovia Vento è ancora un progetto a metà. Non può ritenersi conclusa l’opera pur essendo oggi già attraversabile a piedi in piena sicurezza.

Il 25% dell’intero tracciato esiste già e presenta tutti gli standard di sicurezza necessari.  Oggi il tracciato si presenta come segue:

  • 102 km (il 15% del percorso totale) è esistente, percorribile a piedi e in bicicletta e messo in sicurezza.
  • 284 km (il 42% del tracciato totale) è pedalabile ma non è messo in sicurezza e necessita di interventi.
  • 293 km (il 43% del percorso totale) necessita di interventi di adeguamento.

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Giuseppe maggio 31, 2012 @ 4:39 pm

L’idea è ottima, ma penso debba essere ciclopedonale e nel tempo il percorso potrebbe essere allungato, magari dal Monviso o da altri passi alpini collegati ai cammini europei (es. via Fancigena, ecc…) fino a Trieste ed anche oltre. Questo però pone il problema delle strutture di accoglienza, gratuite o a costi estremamente contenuti, disposte lungo il percorso da parte dei comuni, delle parrocchie, della protezione civile, ecc… Perché non tutti sono turisti e non tutti si possono permettere di spendere grandi cifre per alloggiare in alberghi e mangiare in ristoranti costosi. Un esempio possiamo averlo dalla Spagna (lungo i diversi cammini verso Santiago di Compostela), o dal Portogallo, dove si può trovare ospitalità gratuita presso i B.V. (bombeiros volontari). E’ necessario sviluppare una cultura dell’accoglienza, ovviamente in tutta sicurezza, ad esempio i comuni, o le strutture di accoglienza, del punto di partenza possono rilasciare “credenziali”, registrando i dati sensibili della C.I. e/o del Passaporto dei viaggiatori, che verranno vidimate, registrando i dati dei viaggiatori, nei vari “ostelli” lungo il percorso. E’ un’idea per un turismo alternativo che soprattutto di questi tempi può rivelarsi particolarmente interessante per tutti (chi viaggia e chi accoglie).

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