Da Torino a Venezia in bici: nasce VenTo il progetto della mega-ciclabile sul Po

di Eryeffe del 31 maggio 2012

679 km di pista ciclabile tracciati lungo gli argini del Po da Torino a Venezia passando per Milano per un’opera che avvicinerebbe l’Italia alle piste europee più conosciute. Sogno o realtà?

Da Torino a Venezia in bici: nasce VenTo il progetto della mega-ciclabile sul Po

Per il dipartimento di infrastrutture e progettazione del Politecnico di Milano questa utopistica visione ha già un nome e un progetto ben delineato: si chiama ‘VenTo

Questa ciclabile sul Po corrisponde a una mega pista ciclabile elaborata in un anno di studi da una giovane equipe di ricercatori coordinati dal direttore scientifico del dipartimento Paolo Pileri.

Un progetto da 80 milioni di euro che dovrebbe essere finanziato dalle regioni interessate ma che per essere realizzato dovrebbe trovare anche l’appoggio del Governo. Ma vediamo nel dettaglio il mirabolante percorso che dovrebbe compiere la pista in questione.

Si parte dal Lido di Venezia e dopo due tratti di traghetto si arriva a Chioggia, poi al Polesine da cui si raggiunge il canale di Burana. Da lì si prosegue sul Po fino a Pavia, dove attraverso la ciclabile del Naviglio Pavese si arriva a Milano. Se il progetto potesse essere portato a termine in tempo per l’Expo 2015, le vie d’acqua consentirebbero un’affascinante visita ai padiglioni dell’esposizione.

Da lì, ritorno in Piemonte fino a Torino, passando per una miriade di cittadine e centri abitati minori dall’immenso patrimonio rurale e artistico che potrebbe aprire allo sviluppo di un interessante nicchia di mercato turistico.

La grande opportunità sarebbe da cogliere al volo visto che il 15% dell’intero tracciato esiste già e presenta tutti gli standard di sicurezza necessari. E per superare il problema degli sbarramenti e recinzioni che al momento non permettono di chiudere alcuni anelli ciclabili basterebbe un impegno della politica nella semplificazione dei regolamenti d’uso sugli argini o sulle strade vicinali.

Al momento il progetto ha incassato una tiepida accoglienza da parte delle autorità che hanno partecipato alla presentazione ufficiale e solo un rappresentante del comune di Milano ha espresso apertamente il proprio appoggio.

Senza farsi troppe illusioni, c’è solo da sperare che il vento prima o poi cambi…

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Giuseppe maggio 31, 2012 alle 4:39 pm

L’idea è ottima, ma penso debba essere ciclopedonale e nel tempo il percorso potrebbe essere allungato, magari dal Monviso o da altri passi alpini collegati ai cammini europei (es. via Fancigena, ecc…) fino a Trieste ed anche oltre. Questo però pone il problema delle strutture di accoglienza, gratuite o a costi estremamente contenuti, disposte lungo il percorso da parte dei comuni, delle parrocchie, della protezione civile, ecc… Perché non tutti sono turisti e non tutti si possono permettere di spendere grandi cifre per alloggiare in alberghi e mangiare in ristoranti costosi. Un esempio possiamo averlo dalla Spagna (lungo i diversi cammini verso Santiago di Compostela), o dal Portogallo, dove si può trovare ospitalità gratuita presso i B.V. (bombeiros volontari). E’ necessario sviluppare una cultura dell’accoglienza, ovviamente in tutta sicurezza, ad esempio i comuni, o le strutture di accoglienza, del punto di partenza possono rilasciare “credenziali”, registrando i dati sensibili della C.I. e/o del Passaporto dei viaggiatori, che verranno vidimate, registrando i dati dei viaggiatori, nei vari “ostelli” lungo il percorso. E’ un’idea per un turismo alternativo che soprattutto di questi tempi può rivelarsi particolarmente interessante per tutti (chi viaggia e chi accoglie).

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