Al parco giochi ‘naturale’ ci si diverte di più che ai giochi tradizionali

di Alessia del 17 gennaio 2013

Uno studio recente ha dimostrato come i bambini che giocano nella natura, fra tronchi d’albero e fiori colorati, sono più attivi rispetto a quelli che passano il loro tempo in parco giochi tradizionali, con strutture in metallo.

La ricerca,  unica nel suo genere, è stata condotta da Dawn Coe, professore presso il Dipartimento di Kinesiologia, Tempo libero, Studio e Sport presso l’Università del Tennessee. Coe ha osservato i bambini presso il Centro di Early Learning dell’Università dal mese di giugno del 2011. Il centro all’epoca aveva ancora dei giochi tradizionali in legno ed altri in plastica.

L’osservazione consisteva nel misurare quante volte i bambini utilizzavano i giochi e quante volte correvano a ripararsi dal sole sotto il portico. In seguito il Centro ha avviato dei lavori di ristrutturazione: sono stati piantati alberi, è stato realizzato un torrente, aggiunto un gazebo, tronchi d’albero, rami, rocce e fiori. E’ stato trasformato in un parco giochi naturale.

L’anno successivo Coe è tornato nel Centro e grazie all’aiuto dello statistico Cary Springer ha potuto osservare le differenze nell’attività dei bambini. Modificando il contesto, sono cambiate anche le attività di gioco: i bambini si sono cimentati nell’annaffiare i fiori, svolgevano molte più attività aerobiche e di potenziamento muscolare.

Erano molto più attivi e passavano meno tempo all’ombra del portico, evidentemente incuriositi e stimolati da un ambiente naturale che consentiva loro di cimentarsi in qualcosa di nuovo e creativo.

Attualmente Coe sta preparando un manoscritto per la pubblicazione e ha dichiarato che si dovrebbe prestare maggiore attenzione all’analisi dei contesti in cui i bambini giocano, piuttosto che impegnare tempo nello studio di nuovi giocattoli ultra-tecnologici.

Dare a un bambino la possibilità di usare un piccolo ceppo d’albero come fosse una bacchetta magica stimola e allena l’immaginazione e la fantasia molto più di una bacchetta di plastica colorata, ma a quanto pare bisognava attendere i risultati di una ricerca scientifica per dare ai nostri figli la possibilità di tornare a giocare come facevano i nostri nonni.

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