I nuovi scenari delle energie rinnovabili nel mondo secondo il Politecnico di Milano

by Marco Grilli on 10 maggio 2016

Il mercato globale delle rinnovabili segna una forte crescita, ma il Bel Paese mostra rallentamenti piuttosto preoccupanti. Nel 2015 gli investimenti a livello internazionale toccano cifre record (oltre 290 miliardi di euro, +14% rispetto al 2014), giungendo a livelli ben superiori perfino a quelli degli anni del boom (2010-2011), nonostante il prezzo del petrolio abbia toccato nuovi minimi quasi ventennali.

Queste conclusioni sono tratte dal secondo “Renewable Energy Report” redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano: un osservatorio diretto dal professor Vittorio Chiesa, che si propone di comprendere e divulgare le dinamiche della filiera delle energie rinnovabili, in Italia e non solo.

I problemi italiani sul fronte delle energie pulite sono ben noti: mancano operatori finanziari con portafogli di investimento paragonabili a quelli di Germania, Francia e Spagna, così come leader tecnologici riconosciuti a livello globale sulle tecnologie chiave delle rinnovabili. Si stanno muovendo le grandi utilities, con successo in termini di posizionamento, ma con scarsa capacità di generare indotto.

Nello scenario internazionale il trend negativo degli anni 2012 e 2013 è stato definitivamente superato, come dimostra il record assoluto di investimenti nel 2015, che va ben oltre il picco raggiunto quattro anni prima. Cambiano i rapporti di forza, con l’Europa che perde la leadership in favore dell’America, vista la contrazione degli investimenti complessivi, dal 40% registrato nel 2008 al 21% del 2015. Se Regno Unito, Germania e Francia continuano ad avere piani di sviluppo delle rinnovabili (rispettivamente con 13, 11 e 5 miliardi di euro di investimenti nel 2015 che corrispondono al 45% del totale), del tutto marginale è ancora il ruolo dell’Italia, ben lontana dal 2° posto fatto registrare nel 2011.

In chiave continentale il primato 2015 per investimenti in energie pulite spetta all’Asia, che rappresenta il 55% del totale contro il 23% del 2008, con una crescita in valore assoluto di circa 110 miliardi di euro in sei anni. Buoni i progressi dell’Africa, che dai dati quasi irrilevanti nel 2008 ha moltiplicato per 20 il suo livello di investimenti, contando al termine del 2015 circa un terzo dell’Europa, contro un rapporto che era 1 a 45 nel 2008. Nota di merito per Egitto, Marocco e Algeria: i tre Paesi del Nord Africa hanno raggiunto complessivamente quota 14 miliardi di euro di investimenti per la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, grazie ad accorte politiche di incentivi.

La principale fonte rinnovabile per fondi investiti è rappresentata dal fotovoltaico (41% del totale con oltre 120 miliardi di euro), seguito dall’eolico (31%, 92 miliardi di euro) e dall’idrolettrico (22%). Nel complesso lo scenario futuro pare roseo, perché tutte le energie pulite crescono a livello globale, se consideriamo anche waste-to-energy (35 GW di potenza globalmente installata), geotermia (13 GW) e solare termodinamico (5 GW).

Tornando al nostro Paese, possiamo vedere che nel 2015 la nuova potenza installata è stata di 893 MW nell’intero comparto delle rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse ecc.), che hanno contribuito al 40,5% della produzione e alla copertura del 35% della domanda elettrica nazionale. Numeri interessanti che ci tengono però ancora lontani dalle rilevanti cifre di altri Paesi del Vecchio Continente. In totale la potenza installata è pari a 50,3 GW (+1,8% rispetto al 2014), con un parco impianti che è composto per un terzo della sua potenza da impianti idroelettrici (95% dei quali attivi però ben prima dell’anno 2008), un terzo da fotovoltaico e la rimanente parte da eolico, biomasse e geotermico.

In materia di nuove installazioni fa la parte del leone l’eolico, che coi suoi 423 MW ha quadruplicato il valore fatto registrare nel 2014, con una potenza installata pari a 9.080 MW a fine 2015. Un buon risultato frutto anche degli effetti del Decreto Rinnovabili. In totale il valore delle nuove installazioni ha raggiunto quota 670 milioni di euro, riguardando soprattutto impianti di taglia superiore a 5 MW (oltre il 60% del totale). Va peggio per il fotovoltaico, che ha fatto registrare una contrazione di circa il 25% rispetto al 2014, attestandosi a circa 290 MW di nuove installazioni, con 18.610 MW complessivi a fine 2015 (valore di circa 558 milioni di euro).

eolico rinnovabili

L’eolico sempre più “regina” tra le energie rinnovabili

Cresce invece l’idroelettrico, con una nuova potenza installata di circa 110 MW (+40 MW rispetto al 2014), per un totale di 18.448 MW a fine 2015. Il valore totale di questo incremento è stato pari a circa 500 milioni di euro, in larga parte attribuibile agli impianti di piccola taglia, che hanno pesato per l’85% del totale.

Ragionando con un occhio rivolto al futuro, secondo il rapporto si possono ipotizzare installazioni complessive pari a 4.000 MW nel periodo 2016-2020, con l’eolico a guidare la classifica delle rinnovabili. La percentuale di crescita complessiva attesa nel prossimo quadriennio è del 7% rispetto all’installato alla fine del 2015: un evidente rallentamento se pensiamo che nel periodo 2010-2015 si attestava al 43%. L’avvio del nuovo sistema di incentivazione sarà dunque la condizione fondamentale per mantenere in vita il comparto delle rinnovabili in Italia.

Più in generale, secondo le associazioni ambientaliste e le imprese del settore il favore del nostro Paese verso le fonti rinnovabili è cambiato, tanto che l’Italia non può più essere considerata una delle nazioni guida della green-economy in Europa. Lo dimostrerebbe il calo della produzione di energia da fonti pulite registratosi nel 2015 rispetto all’anno precedente (40,5 contro 44,9%), ritenuto frutto delle politiche degli ultimi tre governi, accusati di aver favorito i grandi gruppi termoelettrici a discapito delle rinnovabili.

Come già segnalato dal Rapporto Irex uscito nel 2015, il settore delle energie pulite in Italia è in fase di grandi cambiamenti. Oltre al drastico calo degli investimenti da parte degli operatori di grandi dimensioni, bisogna sottolineare che quelli di medie dimensioni preferiscono investire all’estero, mentre in generale si tendono a privilegiare progetti in materia di efficienza energetica degli edifici, più che nuovi impianti.

La stessa Legambiente ha evidenziato l’eccessivo rallentamento delle rinnovabili nel nostro Paese, dove alle riduzioni degli incentivi non sono seguite politiche atte a sostenere la green economy. Si attestano su posizioni fortemente critiche anche le associazioni di categoria, che denunciano come in Italia al boom delle rinnovabili sia seguito un improvviso blocco che ha originato forti disinvestimenti, laddove nel resto degli Stati membri dell’Ue si bandiscono aste per impianti fotovoltaici di media/grande taglia, con una logica di transizione dei meccanismi di supporto previsti dall’Europa.

Lo scorso dicembre l’Italia si è assunta impegni ben precisi alla recente Conferenza sul clima di Parigi: l’arretramento sul fronte delle rinnovabili preoccupa e non vira in tal senso, invitandoci a un cambiamento di rotta.

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