Car sharing: come funziona e chi pratica questa nuova mobilità sostenibile

di La Ica del 8 maggio 2018

Sapete cos’è il car sharing come funziona e chi pratica? Una breve guida su questa nuova forma di mobilità sostenibile urbana che ha rivoluzionato gli spostamenti di molti in poco tempo, e che taxi e trasporti pubblici odiano!

Car sharing: come funziona e chi pratica questa nuova mobilità sostenibile

Quando si parla di mobilità sostenibile le alternative sono tante, dalla bici al treno, alle auto elettriche o che comunque utilizzano carburanti non derivati dai combustibili.

Certamente, rinunciare all’auto è una soluzione, anche se piuttosto radicale. Oppure, si può optare per le nuove forme di mobilità nate per rispondere al problema dell’impatto ambientale e ai crescenti costi delle auto, la condivisione di una vettura tra più persone.

Si tratta di un fenomeno che si sta diffondendo soprattutto nelle zone urbane, aiutato da piattaforme e applicazioni che permettono di connettere chi cerca un passaggio, e non ha l’auto, con chi invece offre una vettura.

Stiamo parlando del car sharing, ovvero la possibilità di noleggio di un’auto di proprietà di una società, generalmente per un tempo limitato e preferibilmente in città.

Cosa significa car sharing 

Letteralmente questa espressione inglese significa ‘condivisione dell’auto‘, che sia propria o di un’azienda che la mette a disposizione dietro pagamento. Il guidatore può utilizzarla da solo oppure con qualcun’altro, ma non si prevede che il proprietario dia un passaggio, altrimenti si parla in termini generali di ride sharing, ossia ‘condivisione di un passaggio’ o di car pooling, utilizzo della stessa auto tra più persone di cui una è il proprietario.

Come funziona il car sharing 

Più nello specifico il car sharing è un servizio di noleggio di un’auto, messa a disposizione da una società o un privato, per un breve periodo di tempo, dietro il pagamento di una somma chilometrica o a tempo, che prevede o meno una sospensione della tariffa durante una sosta.

Delle apposite applicazioni per smartphone forniscono la posizione delle auto disponibili in tempo reale, così da individuare quella vuota più vicina, e prenotarla con un breve preavviso. Quando l’auto non serve più, e si possono fare più viaggi, basterà parcheggiarla e chiudere il noleggio.

Car sharing

Vantaggi del car sharing

Il servizio offre l’uso di un’auto pagata solo per il tempo in cui la si usa, e si può trovare la più vicina mediante un’app, usarla anche solo per una decina di minuti e poi lasciarla parcheggiata dove si vuole.

  • La si può lasciare ovunque: sia nei posti riservati ai residenti che in quelli a pagamento.
  • Entra nell’area a traffico limitato del centro città.
  • Permette di vivere in città senza possedere l’auto privata, abbattendo i costi fissi
  • Non inquina come un’auto normale perché è limitata all’uso specifico che se ne vuol fare e spesso è elettrica

Come funziona il car pooling

L’attività di car pooling invece è la vera e propria condivisione della propria auto con una o più persone per fare un tratto o un viaggio assieme, avendo lo stesso punto di partenza e arrivo.

Viaggio, va detto, che il guidatore farebbe comunque, ma in questo modo riceverà un compenso per aver ospitato dei passeggeri in più nella sua auto.

Gli spostamenti da condividere sono in genere avanti-indietro, tipo pendolari che fanno sempre lo stesso percorso, ma anche viaggi pianificati da tempo.

Si tratta di un servizio che si svolge quasi sempre in modalità istantanea (da qui il nome di dynamic carpooling) proposto da aziende che organizzano un unico viaggio su richiesta, prenotando con pochissimo anticipo, tramite i social network o una app che coordina istantaneamente l’autista disponibile con il potenziale cliente, scegliendo quello ottimale tra tutti quelli disponibili.

Tali piattaforme mettono in connessione chi deve fare il viaggio ma non ha l’auto con chi ha intenzione di farlo, ma vorrebbe condividere la propria vettura, dietro un compenso. Il servizio della piattaforma è pagato da chi chiede di essere preso a bordo in cambio del viaggio, e una quota andrà al conducente e una alla società che gestisce tale servizio di scambio d’informazioni.

Gli utenti non devono far altro che registrarsi e, così come accade per un sito di incontri, compilare una scheda con le proprie caratteristiche ed esigenze. Il servizio dà infatti occasione di conoscersi, scambiarsi informazioni, conversare e scegliersi.

Car sharing e car pooling: quali le differenze

Si tratta di due servizi simili, in cui la differenza sta nella proprietà del mezzo, nel car pooling si parla di condivisione di un mezzo proprio con altre persone, mentre il car sharing è legato ad un mezzo che appartiene ad una società di noleggio, ma senza essere un vero e proprio taxi.

Come nel car pooling, si possono sfruttare i posti vuoti della propria vettura, diminuendo il costo della benzina e abbattendo i costi di trasporto. Inoltre si può usare in luoghi dove non arrivano i mezzi pubblici e vale soprattutto per dei viaggi singoli.

Diversamente dal car pooling, però, in cui l’autista farebbe comunque il suo viaggio e risparmia ospitando un viaggiatore pagante che gli occupa i posti liberi nell’auto, il ride sharing è invece più simile ad un servizio di taxi, perché l’operatore fa un viaggio espressamente per portare il suo cliente a destinazione.

Come nasce il car sharing: un po’ di storia 

I primi esperimenti iniziarono negli anni ’90 per soddisfare le esigenze dei giovani universitari (un po’ come Facebook  fu l’evoluzione degli year book di Stanford), ma il maggiore ostacolo era la tecnologia, che non permetteva di mettere agevolmente in comunicazione la domanda con l’offerta di un viaggio in tempo reale.

Dal telefono a internet, dalle mail allo smartphone, finalmente si è arrivati alla definizione di un vero servizio di gestione dei passaggi, che poi si è sviluppato, a partire dal 2006, fino ad arrivare al modello attuale. Solo dal 2011 si cominciano ad usare vere e proprie app di car sharing dedicate e a pagamento gestite da società.

Car sharing in Italia

Per quanto riguarda invece il car sharing, in Italia , è stato lanciato un primo servizio a Milano nel 2016 e oggi siamo a quota 330.000 iscritti totali tra i vari operatori.

Car sharing a Milano

Le principali sono queste.

  • Presente anche a Roma, Torino e Firenze lo spin off di Daimler, Car2Go, è partito da Milano ed è ormai un servizio consolidato. Mette a disposizione per percorsi urbani con tariffa tra 0,24 e 0,26 euro al minuto, con iscrizione di 9 euro obbligatoria con bonus di 15 €, ma è forte di ben 800 Smart a due e quattro posti da lasciare anche in estrema periferia.
  • Sempre a Milano, ma solo nel perimetro urbano, opera anche con modalità simili Enjoy, gestito da ENI, che si attesta su tariffe di 0,25 cent al minuto e ha una flotta di 650 fiammanti 500 rosse a 4 posti, con la sosta gratuita con sospensione del pagamento.
  • Poi c’è E-vai, un servizio pensato per i tragitti fuori città, integrato con i treni e gli aerei dell’area lombarda. Con un credito prepagato da 60 euro, ha una tariffa minima di 6 euro l’ora, ma varia secondo pacchetti chilometrici. Ha una flotta di 100 auto tra elettriche e ibride.
  • Altro servizio presente nella città meneghina è quello delle elettriche da 0,28 cent al minuto proposte da Shar’n go. Sono disponibili pacchetti da 100, 200 o 500 minuti e un’offerta per le donne da 0,10 centesimi al minuto.
  • Anche l’operatore Drive-now offre solo Mini e BMW, magari per fare sfoggio, ma costa di più, da 0,31 cent al minuto e richiede un costo d’iscrizione. Si possono acquistare pacchetti orari e servizi aggiuntivi di car valet.
  • Prima si chiamava GuidaMi, promosso dall’azienda dei trasporti municipale della città lombarda, oggi è stato venduto a Europcar, che l’ha ribattezzato Ubeeqo e punta sul noleggio sia con conducente che in modalità sharing e ha un canone mensile di 2 euro e delle tariffe fisse di 5 euro da 1 ora fino a 48 ore. Oltre i 50 chilometri c’è un extra di 0,25 cent per km. Sono disponibili anche furgoncini, ideali per chi deve traslocare e non solo farsi vedere all’aperitivo in centro!

Car sharing

Come funziona il ride sharing

Il concetto di ride sharing si riferisce in generale all’attività di condivisione di passaggi in auto. In origine presupponeva che la condivisione del viaggio non prevedesse un guadagno per il conducente, ma solo una condivisione dei costi, ovvero un’attività di trasporto ‘di cortesia’.

Più tardi, grazie alla tecnologia, sono nate società che hanno sviluppato questo servizio a pagamento, dove un autista – attraverso una prenotazione online immediata che individua la vettura libera più vicina – porta un passeggero all’indirizzo richiesto.

È stato calcolato che il ride sharing sia oggi la forma di mobilità più ecologica ed economica, perché coinvolge più persone e un unico mezzo di trasporto.

La stessa Google è interessata ad entrare nel settore e fare concorrenza agli altri, dal momento che il cuore di questi servizi è la tecnologia, un ambito anche troppo naturale per Google…

Come funziona il ride sharing: negli USA e in Italia

Oggi negli USA ci sono diverse aziende che gestiscono servizi di ride sharing, quali Lyft (che pare arriverà prossimamente anche in Italia), il famoso Uber, ma anche Haxi e Sidecar.

Sempre negli USA, ci sono anche servizi specifici come Zimride, che agiscono come una piattaforma social e sono strettamente riservati agli studenti delle università o ai dipendenti di società che hanno deciso di affiliarsi ad un proprio servizio di ride share.

Anche in Italia è diffuso questo servizio, il cui operatore principale è da 4 anni Uber, prima a Milano poi in varie città della penisola, ma esistono anche altre società.

In particolare, il servizio di trasporto automobilistico di Uber è erroneamente indicato come car sharing, quando in realtà si tratta di ride sharing. È infatti una società che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti grazie ad una piattaforma.

Nato nel 2009 a San Francisco, è poi sbarcato in varie città USA e infine in Europa e in Italia. Usato per spostamenti brevi o lunghi, è una via di mezzo tra il taxi, ma senza licenza, ed il noleggio auto con conducente, perché chiunque in possesso di patente e automobile può diventare autista.

Le polemiche sul ride sharing: taxi e altre società

Questi servizi sono al centro di varie polemiche, per via delle poche regole del settore, nato da poco grazie alla tecnologia.

Un motivo di scontro è la concorrenza ai taxi e alle auto a noleggio, oltre che ai trasporti pubblici.

Inoltre, gli si contestano il fatto che i gli autisti utilizzati per il servizio di ride sharing non siano coperti da assicurazioni e che abbiano una preparazione poco adeguata e manchino di licenze specifiche.

Tutte cose queste, che hanno fatto sì che una delle aziende più conosciute che si occupa di ride sharing, Uber, sia stata dichiarata illegale a Berlino, a Londra e in altre città europee.

Car sharing

Il car pooling in Italia

In Italia è attivo da più di 2 anni un servizio di car pooling, Blablacarche lavora anche in tutta Europa e fornisce una sorta di servizio di autostop pianificato.

Computer o smartphone alla mano, s’inseriscono le proprie coordinate di viaggio, si scandagliano le offerte di passaggio per la propria destinazione e si sceglie l’autista preferito.

E lo stesso discorso vale se si offre un posto in affitto, magari a più persone, strizzando l’occhio alle donne viaggiatrici, con percorsi da condividere solo con altre donne, per sentirsi più al sicuro.

Ed il taxi?

Nelle grandi città italiane è disponibile anche una app per prenotare e pagare online e via celluare la corsa del taxi. C’è myTaxi, ormai giunta alla sua terza release per smartphone, e il suo diretto concorrente: appTaxi.

Altre informazioni

Scopri anche altre forme anche stravaganti di car sharing:

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LorenzoPolentes marzo 17, 2015 alle 1:02 pm

Lo sapevate che esiste anche l’app eVeryride che aggrega tutte le soluzioni di carsharing e consente anche di chiamare il servizio di Taxi?

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