Cibo a km zero: quanto ha viaggiato quello che porti in tavola?

di Erika Facciolla del 22 marzo 2014

Chi anela al consumo di soli prodotti a km 0 (o quasi) dovrà fare bene i conti prima di riempiere il carrello della spesa poiché, nella maggior parte dei casi, si ritroverà senza saperlo cibi che hanno percorso molti più chilometri di quanto si possa sospettare.

Già, perché in tutti in paesi del mondo, Italia compresa, quello che si porta in tavola ha viaggiato per parecchio tempo, attraversato interi continenti, solcato mari e oceani prima di giungere a destinazione.

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Tra i banchi del reparto frutta e verdura di ogni supermercato, infatti, non è raro trovarsi di fronte a mele cilene, kiwi neozelandesi (nonostante l’Italia sia il primo produttore mondiale di kiwi…), ananas del Kenya e perfino uva sudafricana. Saltando da un angolo all’altro del globo, insomma, si scopre che la lista dei prodotti non esattamente a km zero è molto nutrita.

Pensate che negli Stati Uniti i prodotti ortofrutticoli più consumati percorrono in media 2.400 km prima di arrivare sulle tavole degli americani. E c’è di più: considerando i lunghi tragitti che questi alimenti devono percorrere prima di raggiungere la meta, scopriamo che trasporto, refrigerazione e distribuzione assorbono circa l’80% dell’energia necessaria per produrli e immetterli sul mercato.

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Oltre alla notevole quantità di energia utilizzata per movimentare il cibo e conservarlo fino al momento del suo arrivo nel supermercato, anche l’anidride carbonica emessa per trasportarlo varia a seconda del mezzo utilizzato e di quanto quell’alimento ha dovuto viaggiare.

Sul sito inglese Food Miles è possibile quantificare tutto questo con buona approssimazione. Non solo si può calcolare quanti chilometri hanno percorso gli alimenti che mangiamo, ma anche mappare il tragitto e scoprire con l’aiuto di un calcolatore virtuale quanta CO2 è stata emessa durante il trasporto.

Un’altra applicazione disponibile sullo stesso sito consente di risalire all’origine delle uova: è sufficiente scaricare gratuitamente la app ‘Uovo sodo’ sullo smartphone, inserire il codice stampato sul guscio e avviare la ricerca.

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Per chi volesse perseguire l’ambito obiettivo di una spesa a km 0 è possibile scaricare anche la app l’Orto in Tasca che segnala le aziende agricole più vicine, il prezzo dei prodotti e gli spacci. Attraverso questa applicazione si possono recensire le aziende agricole, condividere le proprie esperienze con la community e ricevere un alert quando ci si trova nei pressi di un’azienda agricola che vende frutta e verdura di produzione propria.

Insomma, con un po’ di impegno, l’aiuto della tecnologia e tanta pazienza l’obiettivo forse potrebbe non essere così ardito.

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