Cucina dell’antica Roma: che cosa mangiavano i Romani?

di Valerio Guiggi del 8 aprile 2016

La cucina dell’antica Roma è la cucina più tradizionale delle nostre terre, che valorizza i veri prodotti originali italiani: una ragione in più per riscoprirla?

Quando parliamo di cibi antichi e tradizionali, nel nostro paese, uno dei più classici è sicuramente la pizza. Che cosa c’è di più italiano di questo piatto? Così come è tradizionale, specialmente in Pianura Padana, la polenta in varie forme. O in altre parti d’Italia tipiche preparazioni a base di patate.

Non ho scelto dei piatti a caso: ho preso semplicemente dei piatti che non possono essere tradizionali, semplicemente perché le materie prime che li compongono di base come il pomodoro, le patate e il mais semplicemente in Italia non esistevano prima del 1500, quando sono state importate, e poi non si sono diffuse fino al 1600-1700, quando la loro coltivazione si è man mano diffusa.

Il che significa che se potessimo tornare indietro nel tempo e (se state leggendo questo articolo dall’Italia) trovarci nel posto in cui siete adesso ma 2000 anni fa, scoprireste che molte delle cose che siete abituati a mangiare oggi non c’erano, in passato. Vediamo ad esempio su cosa era basata la cucina dell’antica Roma.

Che cosa mangiavano i Romani: la cucina dell’antica Roma

Questo articolo, chiaramente, lo scriviamo perché c’è un vero e proprio filone di ristoratori che, specialmente nei dintorni di Roma, cercano di fare piatti che rispecchino le tradizioni romane senza utilizzare ingredienti che sono giunti dopo dalle nostre parti. Ed è divertente scoprire che si può mangiare bene anche solo con i prodotti che, in origine, la natura ha deciso di donare alle nostre zone.

Partendo dai cereali, il grano ad esempio non era così diffuso (nonostante arrivi dalla Mesopotamia) e quindi si doveva sostituire con altri cereali, principalmente con l’orzo oppure con il farro, il famoso alimento base delle legioni romane, che permettevano di creare delle farine adatte alla panificazione. Anche la farina di castagne, dove erano presenti i castagni, poteva essere utilizzata, oppure la farina di ceci. Nei momento di carestia era utilizzata anche la farina di ghiande, sebbene sia leggermente tossica per l’uomo.

Il mais, come abbiamo detto, non esisteva.

Anche i legumi non erano così diffusi: ad esempio, non c’erano i fagioli, che sono stati importati molto più tardi, e così i romani non avevano a disposizione uno dei legumi in assoluto più importanti per la nostra alimentazione. Per fortuna potevano contare su legumi diversi che li sostituivano, soprattutto i ceci e anche le lenticchie, oggi meno diffusi per problemi di coltivazione intensiva ma dalle proprietà nutrizionali simili.

Tutto ciò che è solanacea, invece, non era disponibile, e questo è un problema visto che in questa famiglia ci sono alcune tra le colture più importanti per la nostra alimentazione, ad oggi: abbiamo infatti il pomodoro e le patate che abbiamo già citato, ma anche i peperoni (e i peperoncini, nonostante si tenda a considerarli tipici del Sud Italia) e le melanzane, che vennero però importate da parte araba e non dalle americhe. E non c’erano nemmeno le piante di tabacco, che non si mangia ma si fuma. Insomma, i Sigari Toscani sono tradizionali, sì, ma non così tanto.

Discorso diverso per le coltivazioni erbacee, che invece erano più diffuse, e consumate perché sono nate proprio nelle nostre terre: c’erano i cavoli romani, le lattughe, la rucola, la cicoria, i cardi, il coriandolo, le carote, il sedano, l’aglio, le cipolle, la bietola, il porro, le rape, gli asparagi, la menta.

Per gli amanti delle verdure di cui si consuma il frutto l’assenza delle solanacee veniva rimpiazzata dalla presenza delle cucurbitacee, quindi via libera a zucca, cocomeri, meloni e cetrioli, che a tutt’oggi sono parte integrante della nostra cucina.

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Eravamo messi meglio per la frutta, perché effettivamente i romani avevano un’ottima gamma di scelta, con frutti classici come le mele e le pere, già presenti ai tempi, e poi pesche, albicocche, ciliegie, susine. Non potevano mancare uva e olive, che permettevano di creare alcune tra le preparazioni ad oggi più apprezzate del nostro paese come il vino e l’olio, che esistevano già ai tempi dell’antica Roma, quindi. Gli agrumi, invece… Beh, non c’erano.

Dal punto di vista animale, invece, la situazione è molto più simile a quella che vediamo oggi. Per la pesca sicuramente, perché essenzialmente oggi continuiamo a mangiare, salvo importazione, le specie di pesce che vivono nel mediterraneo e che venivano catturate già ai tempi, che erano quindi pressappoco le stesse, al netto di mari molto più pescosi. Certo, i gusti non erano proprio quelli di oggi, dato che gli antichi Romani per esempio ritenevano essere una prelibatezza le murene.

cucina dell'antica roma

La tipica rappresentazione degli antichi Romani: dei ghiottoni dediti costantemente alla crapula… ma quanto è vera quest’idea?

Anche come animali non eravamo in grandissima differenza con cavalli (che in Italia si sono sempre mangiati poco), mucche, maiali e poi polli, fagiani, faraone che fanno parte delle nostre terre da tantissimo tempo. Non c’erano chiaramente i tacchini, che sono invece americani. Ma erano diffuse le oche.

La presenza di questi animali ha portato alla presenza dei prodotti di origine animale, quindi uova, latte e di conseguenza formaggi e anche alcuni tipi di salumi, nati dalla necessità di conservare a lungo la carne degli animali macellati.

PS: per gli amanti dei dolci, ricordo che se la farina e le uova c’erano, mancava lo zucchero: la cucina dell’antica Roma sopperiva con il miele, altro potente dolcificante, ma visto che la produzione di miele era molto esigua solamente i più ricchi potevano permettersi cibi dolci…

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