I piccioni in città: un vademecum della Lipu per gestirli

by Luca Scialò on 9 marzo 2016

Come tanti altri animali, il piccione è stato letteralmente ”sedotto e abbandonato” dall’uomo. Nel senso che è passato dall’essere un animale da allevamento migliaia di anni fa, utilizzato per scopi alimentari o comunicativi (il famoso ‘piccione viaggiatore’), ad essere oggi considerato un fastidioso problema per le città italiane.

I piccioni non sono ben visti, soprattutto perché defecano spesso e un po’ ovunque, imbrattando balconi delle abitazioni, tettoie, auto, monumenti e perché no, anche noi stessi. Non sono mancati anche allarmi derivanti dalla salmonellosi, malattia infettiva che troverebbe proprio nei bisognini di questi uccelli malvisti un potenziale vettore. Ancora, viene considerato una minaccia per l’agricoltura e perfino per il traffico aereo (il fenomeno cosiddetto birdstrike).

Il piccione è considerato dalla legge italiana come un animale selvatico e per tanto va tutelato. Al punto che il cuoco di una popolarissima trasmissione in onda su Sky, Carlo Cracco di Masterchef, si è trovato nei pasticci e con tanto di denuncia per aver proposto una ricetta che ne prevedeva l’utilizzo.

Per promuovere una pacifica convivenza tra i piccioni e l’uomo, l’associazione che si occupa specificamente di volatili, la Lipu-BirdLife, ha ideato un autentico vademecum diviso in dieci parti. Il quale è comunque un aggiornamento e integrazione di un documento già diffuso in passato, che contiene anche alcuni consigli presenti nella nostra guida per allontanare i piccioni con metodi non cruenti. Vediamo di cosa si tratta:

1) Progettazione architettonica consapevole: realizzare edifici che da un lato non incentivino la nidificazione dei piccioni, ma dall’altro non la impediscono a specie quali rondini, passeri, rapaci e pipistrelli.

2) Utilizzo di dissuasori di appoggio incruenti e adatti al particolare architettonico: in modo che il piccione non si appoggi per lunghe soste.

3) Utilizzo di reti anti-intrusione: per impedire ai volatili di accedere dove in genere si annidano di più. Sempre senza impedirlo al contempo alle specie di cui sopra.

4) Evitare di dare loro o fargli trovare cibo aggiuntivo poco nutriente: si pensi a pane e pasta, che non fanno altro che aumentare il volume di defecazione da loro prodotta. D’altronde i piccioni già trovano cibo in abbondanza in città.

piccioni in città

Piccioni in città: un problema risolvibile in maniera “sensibile”

5) Campagne di informazione e sensibilizzazione verso pubblico e operatori, fornendo loro dati etici, contenuti tecnici e scientifici;

6) Aumentare la popolazione di predatori naturali come il falco pellegrino, l’allocco o la taccola.

7) Allestire colombaie nei parchi urbani a gestione comunale: in questo modo i piccioni avrebbero delle oasi in città e gli stessi  colombofili troverebbero soddisfazione al proprio hobby senza arrecare danni di decoro o sanitari alla città in cui vivono.

8) Effettuare censimenti e monitoraggi per gestire al meglio i piccioni.

9) Migliorare l’igiene pubblica urbana.

10) Utilizzare deterrenti ottici e integrati negli aeroporti e nelle campagne.

Che ve ne pare? Vi sembra così complicato, un’utopia? O qualcosa di fattibile?

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