Come proteggersi dalla radioattività

di Eryeffe del 11 aprile 2015

Dopo l’ultimo disastro nucleare di Fukushima, esperti di tutto il mondo e opinione pubblica si interrogano sui rischi derivanti dall’esposizione a livelli eccessivi di radiazioni e sulla reale saturazione della terra e degli oceani. Purtroppo, quello di Fukushima, è solo l’ultimo di una serie di episodi che dimostrano quanto sia difficile tenere sotto controllo i reattori nucleari e le conseguenze che la loro attività implica sulla salute dell’uomo.

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Non molto tempo fa una ONG francese (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivitè), in collaborazione con l’Istituto sulla sicurezza nucleare francese ha compiuto una serie di rilevazioni sull’acqua piovana, il latte, le verdure a foglia, la carne e i formaggi freschi per misurare i livelli di radioattività, arrivando poi a sconsigliare alla popolazione il consumo di tali alimenti. Un risultato che dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – che anche il continente europeo non è per nulla immune dal rischio radiazioni.

Nell’attesa che i ‘grandi della Terra’ decidano cosa fare dell’energia nucleare, la domanda che ci poniamo è: ci sono modi efficaci per proteggersi il più possibile dall’assorbimento di radiazioni nocive? Cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per limitare i rischi di fronte ad improvvisi aumenti dei livelli di radioattività nel cibo o nell’acqua?

Come proteggersi dalla radioattività, i rimedi possibili:

  • Integrazione di iodio (alga kombu), magnesio e bicarbonato di sodio. Gli esperti dicono che il modo ‘preventivo’ più efficace per evitareche il nostro corpo non assorba iodio radioattivo (131) è quello di introdurre lo iodio ‘buono’ nella nostra dieta in modo da saturare il livello di questo elemento presente nell’organismo. Ovviamente l’assunzione di iodio non deve essere eccessiva e prolungata nel tempo per evitare di stimolare eccessivamente la tiroide, ma di fronte a situazioni di emergenza il consumo di alimenti o sostanze ricche di iodio non avrebbe alcuna implicazione negativa. Le alghe ne sono ricche, così come il bicarbonato di sodio che è ricco anche di magnesio. Il sodio, infatti, è capace di legarsi all’uranio eliminandolo dall’organismo mentre il magnesio contrasta l’azione delle radiazioni alcalinizzando.
  • Chiaramente, in caso di emergenza sarà difficile fare la spesa per trovare questi alimenti… La cosa più immediata è assumere compresse di ioduro di potassio, di cui gli abitanti di una zona in prossimità ad una centrale nucleare o ad un sito radioattivo farebbero bene ad essere forniti. Negli Stati Uniti, per esempio, la Nuclear Regulatory Commission raccomanda che le persone che si trovano in un raggio di 10 miglia dall’epicentro di una crisi nucleare (es. un impianto nucleare in avaria) assumano entro 3/4 ore compresse di ioduro di potassio. Tuttavia, ricordiamo, questa rappresenta una difesa contro uno specifico elemento, lo iodio radioattivo 131 e non il cesio 137 o lo stronzio, che sono invece responsabili dei principali danni alla salute nel lungo termine.
  • Rimedio antroposofico Conchae. Derivato dalla conchiglia dell’ostrica che – secondo la medicina steineriana – sarebbe un valido coadiuvante in situazioni di eccessiva esposizione alla radioattività. Gli antroposofici consigliano altri rimedi omeopatici come il radium bromatum e iodium e una buona integrazione di antiossidanti (vitamina C e selenio).
  • Rimedi fitoterapici e macrobiotici. Il walnut è considerato, tra gli esperti dei fiori di Bach, il più efficace per fornire al corpo qualche difesa. C’è poi lo yarrow environmental solution dei fiori californiani, ovvero una miscela messa a punto in occasione del disastro di Chernobyl. Il miso, invece, è al scelta dei macrobiotici che lo consigliano per il grande apporto di vitamine del gruppo B e per il potere disintossicante dalle radiazione da cesio. Sempre come coadiuvante da integrare nella dieta, il sale rosa dell’Himalaya sarebbe (il condizionane è d’obbligo) un acceleratore dell’espulsione delle radiazioni dall’organismo.

Sono molti gli ingredienti attualmente allo studio della comunità scientifica che sembrano offrire qualche forma di difesa contro la radioattività: particolarmente promettenti sembrano essere alcuni esperimenti fatti coi funghi reishi (ganoderma lucidum), ma va detto che si tratta di ricerca sperimentale e che siamo all’inizio del percorso di comprensione di  complessi e per ora misteriosi meccanismi naturali.

Naturalmente, in caso di fall-out nucleare, è fondamentale cercare di minimizzare l’esposizione alle radiazioni, quindi allontanarsi dalla zona dell’epicentro, togliersi vestiti venuti a contatto con polvere radioattiva e cercare di evitare il contatto con cibo e bevande potenzialmente contaminate.

pripyat

La città fantasma di Pripyat, nei pressi di Chernobyl

Come proteggersi dalla radioattività, isotopi radioattivi senza rimedi

Tuttavia, come evidenziavamo prima, non esistono rimedi naturali di una qualche efficacia contro altri isotopi radioattivi, in particolare il cesio e lo stronzio, che vengono rilasciati quando si verificano danni al nucleo del reattore nucleare, come successo per esempio a Chernobyl: questa è la ragione per cui la popolazione che viveva nell’area circostante Chernobyl sta ancora pagando gravi conseguenze di questo disastro nucleare.

Il cesio 137 ha tempi di dimezzamento fisico lunghissimi, anche più di trent’anni e ci vogliono circa 200 anni per una sua riduzione all’1%. Viene trasportato anche dall’aria ed è assorbito rapidamente dall’organismo umano: comporta rischi maggiorati di leucemie e diversi tipi di tumori.

Anche lo stronzio viene assorbito rapidamente dal nostro organismo, fissandosi nelle ossa delle persone esposte ed è altamente cancerogeno. In particolare, si concentra nel latte degli animali, per tanto può essere opportuno fare attenzione a non consumare latte e ai formaggi freschi a seguito di un’emergenza nucleare.

Per questi isotopi radioattivi, va ribadito, non esistono difese naturali o non, l’unica è assicurarsi la minima esposizione: una cosa che deve fare comunque pensare i convinti assertori della sicurezza del nucleare. E se pensiamo che la cosa non ci riguardi… purtroppo la risposta è negativa: anche in Italia, dove poco distante dai nostri confini si trovano le centrali nucleari di Krsko (Slovenia) e St. Alban (Francia) il peggio in teoria può accadere.

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