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Energia eolica e solare: come produrre energia e rivenderla

Ecco quanto si guadagna e come capire se si ha un eccesso di energia

Che le fonti di energia alternative portino con sé un notevole risparmio economico è un concetto ormai familiare: quello che molti non sanno è che possono essere anche una fonte di guadagno.
Il discorso vale soprattutto per l’energia solare: dal 2005, i possessori di pannelli fotovoltaici possono infatti vendere energia. Il cosiddetto Conto energia, infatti, permette di rivendere al GSE (Gestore servizi elettrici) l’energia prodotta, ricevendo in cambio un contributo periodico in denaro. Allora, scopriamo come produrre energia e rivenderla.

Energia eolica e solare: come produrre energia e rivenderla

Come vendere energia solare

La scelta di installare un impianto fotovoltaico o dei pannelli solari è principalmente condotta alla possibilità di produrre autonomamente il quantitativo di energia utile per soddisfare il fabbisogno domestico (energia elettrica e acqua calda in primis).

Tuttavia, nel caso di un eccesso di produzione, ovvero nella situazione in cui l’energia prodotta fosse superiore a quella consumata, esiste la possibilità di vendere questo surplus energetico al gestore GSE, così da poterci ricavare un guadagno economico.

L’energia in eccesso può esser venduta direttamente al mercato elettrico, oppure direttamente immessa in rete e pagata dal fornitore. Quest’ultimo, la rivende poi a clienti finali (utenze domestiche così come anche industrie, esercizi commerciali e pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda le tariffe, è il gestore della rete che stabilisce un valore all’energia elettrica, valore che viene calcolato sulla base del prezzo di mercato.

Le modalità per vendere energia solare

Anzitutto, è bene precisare che la vendita in rete dell’energia elettrica ricavata da pannelli solari può avvenire in due forme:

  • parziale: una parte di energia prodotta viene auto consumata, mentre la restante parte viene venduta per essere immessa nel sistema
  • totale: il caso in cui non c’è auto consumo, e quindi la cessione di rete dell’energia elettrica avviene totalmente

Per poter vendere l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico si possono utilizzare 2 modalità:

  • indiretta, attraverso convenzione col GSE
  • diretta sul mercato elettrico ibero, direttamente ad un grossista o tramite Borsa Elettrica

Inoltre, fino a pochissimo tempo fa, per vendere l’energia in eccesso prodotta dal fotovoltaico, era possibile scegliere fra 2 tipi di contratti:

  • lo scambio sul posto (SSP): in base al corrispettivo di energia immessa in rete, all’utente viene riconosciuto un rimborso parziale delle bollette già pagate nel corso dell’anno, avvalendosi anche della possibilità di prelevare l’energia nei momenti in cui l’impianto non produce sufficiente energia
  • il ritiro dedicato (RID): l’utente vende l’energia prodotta al GSE conformemente ai prezzi minimi garantiti

Cosa cambia nel 2024 per lo Scambio sul Posto

Da quest’anno, la modalità dello Scambio sul Posto non verrà più applicata ai detentori di impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo.

Resta invece attiva la formula del Ritiro Dedicato. Introdotto nel 2008, questo sistema offre ai produttori la possibilità di vendere l’energia prodotta in surplus, ricevendo un compenso economico per ogni kWh. Tale opzione risulta più incentivante per le grandi realtà, dotate di impianti di grandi dimensioni, e un po’ meno vantaggiosa per le utenze domestiche, per le quali saranno necessari alcuni mesi per rientrare dall’investimento iniziale.

Quali impianti bisogna avere per poter vendere energia

Per poter vendere l’energia prodotta col fotovoltaico occorre avere uno di questi tipi d’impianto:

  • impianto con potenza inferiore a 10 MVA, alimentato da fonti rinnovabili, diverse da quelle solare, geotermica, eolica, maremotrice, del moto ondoso e idraulica
  • impianto con potenza uguale o maggiore a 10 MVA, alimentato da fonti rinnovabili diverse da quelle solare, geotermica, eolica, maremotrice, del moto ondoso e idraulica
  • impianto di qualsiasi potenza per produrre energia solare, energia eolica, idraulica, energia dalle onde del mare, energia geotermica

Gli incentivi

Tenendo conto di quanto riportato nella bozza del decreto Mase, per gli impianti con potenza uguale o inferiore a 200 Kw, è previsto un fisso pari a 80 euro/MWh, cui va aggiunta una tariffa premio fino a max 120 euro/MWh.

Tale tariffa è direttamente correlata alla collocazione geografica dell’impianto e al diverso irraggiamento solare tra nord, sud e centro. In base a quest’ultimo fattore, per le Regioni del Centro è previsto un incentivo di +4 euro/Mwh, mentre per le regioni del nord, l’incentivo è di +10 euro/Mwh.

Quanto si guadagna a vendere energia elettrica

Di media, all’utente vengono pagati 16 centesimi circa per ogni KW immesso. Tuttavia, il valore del gettone varia in base alle normali fluttuazioni del libero mercato dell’energia.

Per sapere con esattezza quanto si guadagna vendendo energia elettrica, occorre fare una sottrazione tra l’energia usata e quella in eccesso.

Quanto paga il GSE a kW nel 2023

Lo scorso anno, per l’energia immessa in rete da un impianto fotovoltaico, il GSE ha pagato una tariffa variabile di 0,16 € a kWh circa.

Come faccio a sapere se ho eccedenze GSE

Verificare eventuali eccedenze è molto semplice. Basta collegarsi al sito del GSE ed accedere all’area clienti. Quindi, entrare nelle seguenti sezioni:

  • Scambio sul posto SSP
  • Corrispettivi
  • Liquidazione eccedenze

Fatti tutti questi passaggi, nella sezione Risultati vi apparirà il dettaglio. Il medesimo importo è anche presente nella sezione Fatture e pagamenti, che si trova all’interno del “dettaglio” del pagamento dell’ultimo conguaglio.

Come vendere energia eolica

Anche l’energia eolica può essere considerata una fonte di guadagno, dal momento che l’energia autoprodotta con il proprio impianto eolico può essere rivenduta al GSE ricevendo una remunerazione periodica.

Tuttavia, in questo caso, la situazione è un po’ diversa. Fino al 2008, per il finanziamento degli impianti eolici, l’unico regime possibile era quello dello scambio sul posto, disciplinato dalla delibera n.28/06 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.

In sostanza il proprietario dell’impianto, quando produce energia in quantità superiore al proprio fabbisogno, può immetterla nella rete nazionale, per poi prelevarla in un momento successivo a costo zero.

Inoltre l’utente si vede riconosciuto dal GSE un contributo annuo a parziale copertura dei costi sostenuti per il prelievo di energia dalla rete: l’entità di quest’ultimo contributo dipende dalla quantità di energia prodotta, da quella consumata e dagli effettivi oneri sostenuti.

Inizialmente, la disciplina dello scambio sul posto era piuttosto limitante per chi usufruiva di energia eolica, poiché si applicava soltanto agli impianti di potenza inferiore ai 20 kW. A partire dal 1° gennaio 2009, invece, lo stesso regime è valido anche per gli impianti tra i 20 e i 200 kW di potenza, se entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007.

Cos’è cambiato dal 2008

In base a quanto stabilito dal Decreto Ministeriale Sviluppo economico del 18 dicembre 2008, tuttavia, i possessori di impianti eolici di potenza inferiore ai 200 kW possono oggi optare anche per la tariffa omnicomprensiva: l’utente riceve cioè, per ogni kWh di energia immessa nella rete (esclusa quindi quella consumata), un contributo fisso di 0,30 euro, valido per i 15 anni successivi all’entrata in esercizio.

È evidente che la scelta tra i 2 regimi di finanziamento dipende dalla tipologia dell’impianto: se si produce molta più energia di quanta ne si consuma, è conveniente optare per la tariffa omnicomprensiva, mentre se i consumi sono altalenanti lo scambio sul posto può essere più vantaggioso.

L’opportunità della tariffa omnicomprensiva si estende anche ad altre fonti rinnovabili, ma con contributi differenti:

  • 0,20 euro/kWh per l’energia geotermica
  • 0,34 euro/kWh per l’energia marina, generata da moto ondoso e maremotrice
  • 0,22 euro/kWh per altre energie idrauliche
  • 0,28 euro/kWh per biogas e biomasse
  • 0,18 euro/kWh per gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biocombustibili liquidi.

Sono esclusi invece gli impianti fotovoltaici.

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