Engine Air, il motore ad aria compressa: ma funziona davvero?

di Gianluca Pretorino del 7 luglio 2011

La complessa situazione energetica del pianeta sembra aver lanciato la corsa a nuove soluzioni in fatto di propulsione per i veicoli a motore.
Tra le varie tecnologie studiate per trovare fonti alternative ai combustibili fossili (petrolio, gas e metano), ormai sempre più esigua risorsa in natura, esiste anche il dibattuto e controverso motore ad aria compressa.

Per quanti possono stupirsi a sentirne parlare, i primi studi effettuati su questo tipo di applicazione risalgono alla metà del diciannovesimo secolo, ancor prima che venisse progettato il motore a combustione interna.
L’aria presente in natura, come risorsa illimitata nel nostro eco sistema, ha – teoricamente – tutti quei requisiti che potrebbero soddisfare una tecnologia ad impatto zero sull’ambiente. Ciò che ha ostacolato fin ora i progressi di questo innovativo sistema di alimentazione, sono le complesse dinamiche di stoccaggio ed utilizzo di questo tipo di gas all’interno di un motore.
Infatti, l’aria da sola semplicemente non basta per sostituire la funzione di un carburante. La spinta necessaria a muovere un pistone richiede un certo grado di energia, che l’aria può accumulare solo con elevati livelli di compressione.

La Engineair, con sede a Melbourne in Australia, è una società votata allo sviluppo di tecnologie basate sui motori ad aria compressa ed è stata fondata da un emigrante del nostro paese, originario di Avellino, Angelo Di Pietro.

Il prototipo di motore ad aria compressa progettato da Angelo Di Pietro si basa su un concetto di un semplice cilindro a pistone rotante che si sposta senza attrito all’interno dello statore cilindrico (vedi video sotto).

Secondo Di Pietro questo tipo di motore potrebbe essere applicato a diversi tipi di veicoli, non sono quelli più leggeri e di minori dimensioni come per il golf o i motorini, ma anche ad autobus, barche, macchinari industriali e addirittura locomotive.
Chiaramente c’è anche l’opportunità di utilizzarlo in coppia ad impianti per la generazione di energia rinnovabile.

Secondo Di Pietro, il grosso vantaggio sarebbe dato dalle ridotte dimensioni di Engine Air, il loro motore ad aria compressa, rispetto quelle dei motori a diesel o a benzina con la medesima potenza.

Ad oggi, però, resta il fatto che non esistono mezzi di trasporto alimentati con questa tecnologia: l’aria compressa, per quanto a noi noto, rimane una tecnologia a limitata densità energetica immagazzinabile (per muovere un veicolo omologabile con tutti i crismi di sicurezza e comfort minimi servirebbero in altre parole bombole enormi).
Parimenti, non sono chiari i dati di efficienza di questo motore.

Difficile dire dunque, se e quando questo tipo di tecnologia potrà essere applicata concretamente sugli attuali mezzi di trasporto.

Anche in tema di risparmio energetico, non mancano le ombre e i dubbi: apparentemente si dovrebbe assistere ad una  riduzione dei consumi. Dati provenienti dalla casa costruttrice francese Motor Development International (MDI) – unico costruttore al mondo che pare interessarsi a questo tipo di propulsione – sembrano stimare in circa 2 euro il costo di un rifornimento grazie a compressori alimentati elettricamente: il punto però è proprio questo, per comprimere l’aria ci vuole energia elettrica. Usare energia elettrica per far funzionare un compressore e trasformare questa energia in altro tipo (aria compressa), per poi di nuovo trasformarla in energia meccanica, quando ad ogni passaggio c’è una perdita ed è invece possibile trasformare direttamente energia elettrica in meccanica, è la perplessità di fondo che ci accompagna mentre vediamo discutere su questi progetti.

Ecco anche un video dedicato a Di Pietro e al suo EngineAir:

Per ulteriori informazioni: http://www.engineair.com.au/

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ari ottobre 9, 2013 alle 7:09 pm

Un saluto a tutti.
Ho trovato il modo di far funzionare la macchina ad aria compressa senza troppi dispositivi con potenza e autonomia illimitata

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MAURO MONDINI agosto 29, 2011 alle 2:01 pm
salvo luglio 28, 2011 alle 5:46 pm

Grazie, interessante il tuo commento, Silvano!

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Silvano Naressi luglio 27, 2011 alle 1:50 pm

Una delle possibili soluzioni legate al problema autonomia, già proposte e apprezzate nell’occasione di uno studio parallelo, riguardano le due seguenti soluzioni:
1) lo sfruttamento dell’impatto aerodinamico per icamerare aria, seppure compressa con valori relativi.
2) Incrementare la pressione nel serbatoio dell’aria sfruttando l’effetto termico; a)energia solare b)serbatoio a doppia camera, da un lato l’aria, dall’altro il liquido che aumenta di volume con il variare della temperatura e una membrana che separa i due comparti.
Fondamentalmente, oltre a concentrarsi alle dimensioni del serbatoio, perchè non concentrarsi a sfruttare tutte le energie prodotte dalla dinamica del veicolo in movimento ( CX, energia della frenata, energia dai comndi guidatore, ecc.), Ritengo che immagazzinare aria in corsa non sia un problema, poi serve trovare le migliori soluzioni per comprimerla. Complimenti a Voi e saluti.

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Marco Venin luglio 9, 2011 alle 2:32 pm

Appero’ cinque milioni di iscritti vorreste fare, se no nulla?
Guarda non voglio fare ironie ma consentimi di dire che e’ un obiettivo un tantino ambizioso….

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STAFF ZEROGAS.IT luglio 7, 2011 alle 9:58 pm

Ciao volevo informarvi che cè gia la possibilità di avere questa auto…. Noi con Angelo stiamo facendo partire a livello mondiale questo portale http://www.zerogas.it/air – DIFFONDETE E FATE ISCRIVERE PIU GENTE POSSIBILE… a brevissimo faremo un evento nazionale con 60 artisti e FAREMO PROVARE L’AUTO – toccarla con mano…

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Marino luglio 7, 2011 alle 5:25 pm

Davide, quando parli dello stoccaggio parli di uno dei problemi irrisolvibili dell’aria compressa.

Per stoccare grandi quantità di energia (come quelle necessarie per muovere una macchina “vera” con una autonomia decente) ci vorrebbero bombole enormi. Tra l’altro, più grandi sono le bombole, più robusto (e pesante/costoso) dovrebbe essere il materiale di cui sono fatte (le bombole in pressione sono pericolose, non dimentichiamo!)

L’aria compressa come mezzo di stoccaggio di energia ha senso solo non in mobilità e per grandi volumi, esempio per sistemi stazionari di grande potenza.

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Davide luglio 7, 2011 alle 4:08 pm

Il vantaggio sta nello stoccaggio.
Le batterie per quanto efficienti possono essere, saranno sempre soggetti “all’effetto batteria” non puoi caricarle a metà, usarle, caricarle un’altro po’, come si fa oggi col serbatoio dove c’è del liquido che usato in parte o tutto, non incide sull’efficienza di stoccaggio;
Si tenderà quindi sempre a usarle in cicli completi (carica completa-scarica completa) senza contare che col tempo le batterie perdono capacità di immagazzinare energia, un serbatoio con dentro del liquido ( o del GAS) NO.
Quindi il vantaggio dell’aria compressa, è che il serbatoio potrà essere riempito a metà, o a 1/4, scaricato, e riempito, nuovamente innumerevoli volte senza intaccare la capacità di immagazzinamento nel tempo.

Se poi utilizziamo energie alternative per far partire il compressore il problema non si pone 😉
Ad esempio dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle macchine che mentre stanno ferme (o in moto) costantemente azionano il compressore ricaricando il serbatoio 🙂

il passaggio da elettrica-aria compressa-meccanica(o di nuovo elettrica ;)) tende a disperdere parte dell’energia è vero, ma così risulta molto + abbordabile l’immagazzinamento.

Tutto sta nella ricerca che ci mettono, e nell’impedimento delle Lobby del Petrolio :/

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