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Oxfam e le multinazionali: una campagna per dare condizioni più eque ai fornitori di materie prime

Oxfam International (Confederazione internazionale di charity che riunisce 17 organizzazioni in più di 90 Paesi del Mondo impegnate nella promozione di un modello di sviluppo globale etico, equo e sostenibile) sta promuovendo una campagna dal titolo evocativo: ‘Behind the Brands’ (‘Dietro le marche’) con l’obiettivo di stimolare produttori e consumatori ad un consumo più etico e consapevole, salvaguardare l’ambiente e tutelare i diritti degli agricoltori dei Paesi in ‘via di sviluppo’ (in particolare le donne). Sono loro infatti i principali fornitori di materie prime che poi le grandi aziende multimarchio utilizzano per produrre il cibo venduto ai consumatori di tutto il Mondo (cacao, caffé, canna da zucchero, olio di palma…).

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Attraverso il sito www.behindthebrands.org chiunque può chiedere al proprio ‘marchio’ preferito di migliorare le proprie politiche per le donne (e le loro famiglie) che lavorano nell’approvvigionamento delle queste materie prime e – attraverso un appello collettivo – costringere le ‘10 sorelle’ del cibo a dar vita ad un sistema produttivo alimentare che garantisca i diritti di tutti.

Ad ogni azienda, Oxfam ha stato assegnato un punteggio che riflette il livello di eticità e trasparenza dimostrato nella compilazione di un questionario aperto e di pubblico dominio.

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Tra tutte, il punteggio più basso spetta al colosso americano General Mills, proprietario di marchi come Cheerios, Häagen Dasz, Il gigante verde, Yoplait e tanti altri; ciò che Oxfam fa notare è che l’azienda fornisce dati pubblici solo sulla produzione dell’olio di palma, mentre per il reperimento di tutte le altre materie prime non ci sono informazioni.

L’appello che Oxfam rivolge a tutti i suoi sostenitori è di chiedere a General Mills di rendere pubblici i Paesi di provenienza  e le quantità di zucchero, soia e cacao importati e chiarire il modo in cui le reti commerciali vengono gestite e secondo quali principi economici.

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Anche l’atteggiamento di Kellogg’s, conosciuta soprattutto per i suoi cereali per la prima colazione, non è tra le migliori sostenitrici dei diritti della terra e dei lavoratori. L’azienda non ricorre ai produttori di piccola scala, milioni di persone che molto spesso lottano ogni giorno per riuscire a sfamare se stesse e le loro famiglie, ma grandi imprese internazionali che sfruttano i locali per la sola manodopera a prezzi stracciati.

Nel Mondo, una persona su tre dipende dal cibo prodotto da questi piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, ma nonostante questo la Kellogg’s continua ad ignorarli. Ma il modo in cui il colosso valuta e conduce i propri approvvigionamenti di materie prime deve essere cambiato: coinvolgere i piccoli produttori pagandoli il giusto e mantenedoli proprietari del lor terreno rappresenterebbe un’opportunità di crescita di vitale importanza per l’economia dei Paesi produttori.

LI CONOSCI?

Tra i tanti aspetti, ciò che evidenzia l’inchiesta è lo storico gap tra le condizioni di lavoro e i trattamenti economici riservati alle donne rispetto agli uomini.

Nelle piantagioni dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia Meridionale, ad esempio, la maggior parte delle lavoratrici non gode di posizioni lavorative stabili e solo una piccola percentuale partecipa al mercato del lavoro. Rendere chiaro e trasparente il modo in cui le aziende dolciarie rendicontano le proprie attività e attuano le loro politiche su donne, uomini, braccianti, agricoltori, ambiente e intere comunità  – secondo il principio del ‘conoscere e mostrare’ – non è l’obiettivo finale, ma il punto di partenza che ha dato vita all’iniziativa di Oxfam.

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L’obiettivo reale è migliorare concretamente la vita delle donne che lavorano nei campi per meno di 2 dollari al giorno (1,5 euro) e portare i consumatori ad un livello di consapevolezza tale da imprimere la giusta pressione alle multinazionali che controllano il settore alimentare, non solo per supportare la lotta in favore dei diritti dei lavoratori, ma anche per promuovere la sostenibilità ambientale nei processi produttivi, l’introduzione e il rispetto di nuove certificazioni ambientali, la riduzione delle emissioni di gas serra, il risparmio delle risorse idriche. Saremo in grado di cogliere la sfida?

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Published by
Rossella

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