Normativa

Case green: tutto sulla nuova normativa approvata dall’UE

Cosa prevede, tempistiche e deroghe

Case green: la direttiva UE in materia è stata approvata dal Parlamento Europeo. Si pongono quindi le basi per costruire un futuro a emissioni zero. Entro il 1° gennaio 2030, infatti, tutti gli edifici a scopo residenziale dovranno appartenere alla classe energetica E ed entro il 2033, l’obbligo passerà alla classe energetica D. Gli edifici non conformi non potranno essere venduti né messi in affitto. Vediamo quindi nel dettaglio cosa prevede la normativa non ancora divenuta legge ufficiale.

Case green: tutto sulla nuova normativa approvata dall’UE

Cosa sono le case green

La classe energetica della casa serve a classificarla sulla base della sua prestazione energetica. Ed è ottimale se ha una produzione di emissioni di gas nocivi molto vicine allo zero. L’appartenenza ad una specifica classe energetica deriva dal calcolo del fabbisogno di energia primaria necessaria per scaldare e rinfrescare gli ambienti, oltre che per la produzione dell’acqua calda sanitaria.

La classe energetica di un immobile viene calcolata da un tecnico esperto abilitato che viene incaricato per redigere l’APE, un documento attestante la certificazione energetica di un immobile e che obbligatoriamente va esibito in fase di compravendita o o contratto di locazione.

Corrisponde cioè alla classe  A4, ma vengono considerate case green anche quelle appartenenti alle classi A e B, mentre la peggiore e la G.

Attualmente il patrimonio edilizio italiano è mediamente attestato sulla F.

Cosa prevede la direttiva europea sulle case green

Per contrastare i cambiamenti climatici, l’Unione europea si è posta l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas effetto serra di almeno il 55%.

Analizzando la situazione attuale, infatti, si è scoperto che gli edifici sono ‘colpevoli’ di produrre più del 30% di tutte le emissioni di CO2 dell’Unione Europea e che consumano il 40% del fabbisogno energetico.

La direttiva ‘case green UE’, che venne presentata in Commissione europea il 15 dicembre 2021, ha ottenuto l’approvazione e diventerà dunque operativa.

Ecco cosa prevede, di fatto, questa direttiva UE e la data entro quando dovrà essere soddisfatta.

  • Edifici residenziali, tutti in classe energetica E entro il 2030, devono diventare di classe D entro il 2033
  • Edifici della Pubblica Amministrazione entro il 2027 devono essere in classe E, devono diventare classe D entro il 2030
  • Nuovi edifici privati devono essere tutti a zero emissioni entro il 2028
  • Nuovi edifici pubblici devono arrivare a zero emissioni entro il 2026
  • Pannelli solari obbligatori in tutti gli edifici pubblici e non residenziali dal recepimento della direttiva
  • Bonus edilizi per le caldaie individuali funzionanti con combustibili fossili vietati dal 2024
  • Stop al riscaldamento degli edifici con combustibili fossili dopo il 2035

Quali sono gli interventi per adeguarsi alla direttiva UE ‘Case green’

Gli interventi utili per raggiungere gli obbiettivi di salto di classe per i vari edifici sono vari e prevedono un miglioramento della coibentazione e dell’isolamento termico per arrivare a risparmiare energia per il loro riscaldamento e raffrescamento. Gli interventi sono tipicamente:

Quali sono i costi di una casa green?

Per passare alla classe D entro il 2033 un condominio residenziale dovrà dunque dotarsi di infissi a taglio termico che riducano i consumi del 25%.

Si dovrà inoltre intervenire con un cappotto termico esterno e laddove questo non sarà possibile, un cappotto termico esterno, per

Saranno necessarie l’installazione di nuove caldaie a condensazione, di sistemi di teleriscaldamento dove questo è già disponibile, di un impianto geotermico e di solare termico sui tetti per acqua calda  sanitaria e per il riscaldamento.

Questi interventi permetteranno di abbattere le emissioni e fare il salto di una o più classi fino alla D, ma al costo di interventi edilizi costosi, dell’ordine che si aggira tra il 10% ed il 25% del valore dell’appartamento in condominio o della villetta.

Ma come purtroppo abbiamo già visto per l’ecobonus e il bonus 110% la situazione potrebbe degenerare, portando all’innalzamento dei costi della manodopera, delle materie prime e dei materiali edili, e alla penuria di determinate attrezzature, come ad esempio i ponteggi. Oltre al proliferare di imprese poco serie che non terminano i lavori o si dividono su più cantieri rendendo i lavori interminabili o che impiegano personale in nero  che non ha nessuna professionalità.

Quali sono le esenzioni previste dalla direttiva ‘Case green’

Sono esclusi da quanto previsto dalla direttiva UE i seguenti edifici:

  • edifici storici protetti in via ufficiale
  • case popolari
  • luoghi di culto
  • immobili autonomi inferiori ai 50 mq
  • seconde case abitate per meno di 4 mesi l’anno
  • fabbricati temporanei usati per un periodo di tempo inferiore ai 2 anni
  • officine
  • siti industriali
  • edifici agricoli

Inoltre, ogni Paese dell’UE ha diritto ad esentare fino al 22% del totale degli immobili considerati protetti per motivi di ordine storico-artistico e per motivi di fattibilità tecnica ed economica. In Italia, visto il suo patrimonio storico, rientrerebbero in questa categoria circa 2,6 milioni di edifici.

Quali sono le sanzioni della direttiva ‘Case green’

Gli edifici non a norma verranno ovviamente puniti con sanzioni, ancora da stabilire, di pertinenza dei vari Stati.

Oltre a ciò, a partire dal 2030, le case non a norma non potranno essere né vendute né affittate, se non saranno oggetto di una ristrutturazione volta a fargli ottenere il salto di classe energetica, che dovrà essere almeno D.

La situazione dell’Italia e la direttiva ‘Case green’

La Direttiva sta già destando parecchie preoccupazioni, tanto che il nostro Governo si è detto pronto a scontrarsi con Bruxelles per evitare che la norma venga ufficialmente approvata.

Nel caso specifico dell’Italia, sarebbero quasi 4 milioni gli edifici da ristrutturare entro il 2033.

È chiaro quindi che si avrebbe ripercussioni fortemente negative sul mercato immobiliare, con un forte deprezzamento degli edifici in classi energetiche basse. Senza poi dimenticare le difformità urbanistiche dei centri storici che complicano interventi come quelli previsti.

Anche il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica solleva il problema della specificità della  situazione italiana che, per varie ragioni (storiche, geografiche…) si discosta di molto da quella degli altri Paesi europei.

Dati gli obiettivi temporali piuttosto ravvicinati e un panorama edilizio costituito soprattutto da immobili residenziali non a norma, il testo attuale sembra inapplicabile e già si comincia a chiederne una revisione.

Qual è il bonus per le case green?

Nonostante l’intento sia buono, quanto imposto dalla direttiva UE comporterà ingenti oneri economici ai proprietari immobiliari.

Peraltro è imposto dalla direttiva la cancellazione del bonus per sostituzione di caldaie per unità abitative singole o appartamenti con un sistema autonomo, se a combustibili fossili, entro il 2024. Sarà dunque obbligatorio passare a sistemi di riscaldamento green dal 2035.

Si prevede l’inevitabile ricorso a specifici bonus per rientrare nei parametri di casa green che costituiscano una forma di sostegno finanziario – ancora da definire. Partendo dalla creazione di un Energy performance renovation fund, che raggruppi dei  fondi europei specificatamente destinati al raggiungimento di un obiettivo energetico degli immobili.

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Published by
Federica Ermete