Lana: scopriamo meglio questa fibra tessile naturalmente calda e morbida

di Erika Facciolla del 5 Settembre 2019

La lana è una delle fibre naturali di origine animale più apprezzata, utilizzata e amata al Mondo. Secondo alcune ricostruzioni storiche, la sua lavorazione risalirebbe addirittura all’epoca preistorica.

Lana: scopriamo meglio questa fibra tessile naturalmente calda e morbida

Studi scientifici più autorevoli dimostrano che la tessitura della lana ricavata dal vello degli ovini era già consuetudine presso i popoli mesopotamici nel 3000 a.C.  Nell’Antica Grecia, invece, l’utilizzo della lana è documentato da numerose raffigurazioni su ceramica.

Tali testimonianze rappresentano una straordinaria evidenza di quanto la lana fosse importante per le popolazioni europee, in particolare durante l’Età del Ferro. Furono proprio i Romani ad inventare le cesoie per la tosatura del bestiame e a mettere a punto le prime, rudimentali tecniche di conceria e di lavorazione del feltro.

Ma come è arrivata la lana fino ai giorni nostri e quali straordinarie evoluzioni ha conosciuto durante il suo viaggio attraverso i secoli? Scopriamolo insieme.

Lana: caratteristiche

La lavorazione della lana conferisce a questo materiale delle peculiarità distintive davvero eccezionali pur preservando la naturalità del tessuto. Dopo la tosatura, il lavaggio e la sgrassatura, la prima cosa che la fibra acquisisce è un colore più o meno definito che può variare dall’avorio, al bianco, fino ad arrivare al nero o al marrone, a seconda dell’animale dal quale è stata prodotta.

Ogni fibra di lana è ricca di cheratina e può raggiungere una lunghezza compresa tra i 40 e i 350 mm. Al suo interno, si possono osservare al microscopio le cosiddette scagliette, ovvero componenti che percorrono la fibra dall’interno verso l’esterno in diverse zone. Esse sono:

  • Cuticola
  • Guaina protettiva (elasticum)
  • Cortice o cortex, che a sua volta si suddivide in paracortex e ortocortex
  • Canale midollare

Il particolare mix di queste componenti le conferisce l’inconfondibile aspetto lucente e l’impareggiabile tenuta termica, oltre all’igroscopicità, l’elasticità e la morbidezza che la differenziano da qualsiasi altra fibra tessile.

lana grezza

Lavorazione

Il processo di lavorazionei inizia con la tosatura dell’animale, ovvero il taglio del vello, che può essere effettuato con delle cesoie elettriche o meccaniche. I periodi ideali per la tosatura, soprattutto per quanto riguarda la pecora, sono la primavera e l’autunno (lana bistosa), quando il pelo raggiunge la sua massima lucentezza e morbidezza.

Se il vello è prelevato dal mantello di un animale morto, si parla di lana concia, che è solitamente di qualità inferiore di quella ottenuta da animali vivi.

Dopo la tosatura, deve essere adeguatamente pulita e sgrassata per eliminare le sostanze e le impurità di cui è impregnata. Talvolta, il lavaggio viene effettuato prima della tosatura e prende il nome di lana saltata.

A questo punto, il materiale lanoso viene arrotolato e trasferito ai lanifici per un’ulteriore e definitiva lavorazione che trasformerà i ballini grezzi in gomitoli o rocchetti di morbida fibra tessile cardata (se le fibre sono corte ) oppure pettinata (nel caso di fibre lunghe).

L’eventuale tintura viene generalmente eseguita a tessitura ultimata o in altre o della lavorazione, a seconda del tipo di fibra lanosa trattata.

Animali da cui si ricava la lana

Gli animali da cui si ricava non sono solo pecore e capre. In molte regioni del Mondo, la sua produzione dipende dalla disponibilità del bestiame e dalla finalità a cui è destinata la tessitura della fibra grezza. In generale, la lana si può ricavare dalla tosatura di:

  • Pecora merino (Australia, Nuova Zelanda, Germania e in Islanda, Sud America e in Africa)
  • Pecora di razze autoctone
  • Capra d’Angora (Turchia, Sudafrica, Stati Uniti) dalla quale si ottiene la lana mohair
  • Capra del Cachemire (Tibet, India, Cina, Iran, Afghanistan)
  • Lama Alpaca (Ande)
  • Lama Vigogna (Ande peruviane)
  • Cammello (Asia e Africa)
  • Coniglio (angora)
  • Dromedario

In Africa alcune popolazioni utilizzano ancora oggi la lana per proteggersi dal caldo durante il giorno e dal freddo di notte, sfruttando così la sua naturale termocoibenza.

Lana di pecora

Oltre a diventare una fibra tessile largamente sfruttata per la produzione di capi d’abbigliamento e accessori, dal momento che è più arricciata e spessa di altre fibredi origine animale, uno dei coibentanti a basso costo e alta resa più apprezzati in edilizia.

Data la sua straordinaria capacità di fungere da isolante termico e acustico, questa lana viene trasformata in feltro. I rotoli di feltro vengono poi utilizzati in bioedilizia come materiali di riempimento per intercapedini verticali ed orizzontali o sotto forma di materassini posizionabili tra pareti interne ed esterne, travi e tetti.

lana

Lana di capra

Quando si parla di lana di capra è inevitabile il riferimento alla capra d’Angora che fornisce una delle lane più pregiate sin da tempi remoti.

L’animale in questione è una particolare razza caprina originaria della provincia turca di Ankara. La sua lana è conosciuta anche con il nome di Mohair ed è nota per l’eccezionale candore e morbidezza che ne caratterizza l’aspetto.

Nonostante le capre d’Angora a vello bianco siano state per molto tempo privilegiate, negli ultimi anni la tendenza si è spostata sulla lavorazione di animali dal pelo marrone, rossiccio e grigio-scuro.

Tipi di lana

A seconda dell’animale utilizzato, si divide in diverse tipologie:

  • Mohair: è la lana ricavata dalla capra d’Angora, una tra le più importanti fibre naturali dopo la seta. Le sue fibre sono lunghe e molto elastiche.
  •  Cashmere: è quella ricavata dalla tosatura dell’omonima capra tibetana. Morbida, lucida, pregiatissima viene utilizzata per la realizzazione di capi di alta sartoria;
  • Alpaca: si ricava dal vello del Lama, molto simile alla pelliccia di altri animali più pregiati. L’Alpaca unita alla lana comune, è il tessuto con cui si realizza il loden, tipico del Tirolo.
  • Pelo di cammello: deriva dalla tosatura e lavorazione del pelo di cammello africano. Resistente e forte, questa fibra trova largo impiego per il confezionamento di per abiti e coperte.
  • Pelo di vigogna: ricavata dall’omonima razza di lama (vigogna), ha un colore rossiccio ed è molto lucente, sottile e resistente.

Lana cotta

Anche se il suo nome può trarre in inganno, la lana cotta è una stoffa più simile al feltro e al panno. In realtà, non è esattamente nemmeno un tessuto vero e proprio poiché la sua produzione è eseguita a partire da pezze infeltrite, cardate e follate.

Ne deriva una stoffa pesante, molto spessa, calda e compatta che viene utilizzata a livello industriale per la realizzazione di vestiti invernali, pantofole e cappelli. Da non confondere con il feltro, che non è altro che lana cardata.

Tessuti di lana pregiati

Oltre alle già citate Alpalca, Cashimere, Vignogna e Monhar, ci sono altre lane particolarmente pregiate. Il parametro principale per valutare la pregevolezza di questa fibra è la finezza del vello dell’animale da cui è stata ricavata.

Shahtoosh

Lo shahtoosh, ad esempio, è considerata la più pregiata ma è anche bandita dai mercati perchè illegale dal 1979. Esso infatti si ricava dal vello del sottopancia del chiru, un’antilope tibetana a rischio estinzione.

Sul mercato nero uno scialle di shahtoosh di contrabbando arriva a costare anche 6.000 euro.

Angora

Grande qualità e pregio, si ottiene dal pelo del coniglio d’angora. Paragonata alla vigogna per morbidezza e sottigliezza delle fibre, si utilizza per produrre filati mixati ad altre lane pregiate, come l’alpaca.

Merino

C’è poi la quella di pecora di razza Merinos, originaria della Spagna, ma diffusa ormai in tutto il mondo. La fibra di questo vello è estremamente sottile e consente di lavorare tessuti come il fresco di lana.

Lana vergine caratteristiche

Quando ci capita di incontrare la dicitura pura lana vergine sull’etichetta di un capo, significa che il capo in questione è stato prodotto con fibre biologiche certificateWoolmark, marchio di qualità adottato nel 1964 dalla International Wool Secretariat.

L’aggettivo ‘vergine’ si riferisce al fatto che il tessuto utilizzato è lana di tosa, quindi naturale, non rigenerata o recuperata dagli scarti di altre lavorazioni. La certificazione Woolmark dà quindi la garanzia di pura lana vergine biologica.

Questo tessuto è considerato pregiato, perché sottoposto a un lungo e attento processo di selezione che tollera livelli di  impurità minimi (0,3%).

Altre informazioni

Leggi anche le nostre schede sulle fibre tessili di origine vegetale, dalle più comuni alle più originali:

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