Mini-guida alle fibre naturali per vestiti: le classiche, le più nuove e le insolite

di Eryeffe del 1 giugno 2018

Le fibre naturali per i tessuti e l’arredamento sono una risorsa antichissima, e oggi se ne aggiungono delle nuove derivate da scarti di lavorazione e materiali insoliti. Scopriamole tutte.

Mini-guida alle fibre naturali per vestiti: le classiche, le più nuove e le insolite

Morbide, ecologiche, economiche e pratiche da indossare, le nuove fibre di origine vegetale e animale  rappresentano un universo mutevole che tra innovazione e tradizione non smette di proporre soluzioni imprevedibili.

Quando poi la tecnologia incontro la Natura il risultato può essere sorprendente. Ancor di più se il meraviglioso connubio si applica ad un’industria in costante evoluzione come quella della moda per creare tessuti, fibre e colorazioni 100% green.

Scopriamo quali sono le differenze per l’origine e il tipo di lavorazione, per le proprietà e l’effettiva sostenibilità: dal cotone al cachemire, dalla fibra di banano a quella d’ortica.

Fibre naturali: cosa sono

Tutti conoscono il cotone, la fibra più conosciuta, ma ne esistono di tanti tipi, e sono tutte ricavate da risorse naturali.

Si tratta di sostanze filamentose derivate da piante e animali, che possono essere filate in fili e corde. La loro tessitura a maglia o intrecciata, permette di ricavare i tessuti.

Come l’agricoltura, anche il tessile ha svolto un ruolo fondamentale nella società fin dagli albori della civiltà. Frammenti di cotone risalenti al 5.000 a.C. sono stati rinvenuti durante gli scavi in Messico e Pakistan. Secondo la tradizione cinese, la storia della seta è iniziata nel 27 ° secolo a.C. Il tessuto più antico, è stato scoperto in Danimarca e risalirebbe al 1500 a.C.

Sebbene da allora le tecniche di produzione tessile abbiano registrato notevoli progressi, l’utilizzo delle fibre naturali non è cambiato di molto. La maggior parte è impiegata nella produzione di capi di abbigliamento, rivestimenti, isolanti e tessuti per l’arredamento di interni. Ma sono sempre più utilizzate anche nell’industria.

Si dividono in  due grandi famiglie:

  • Le fibre vegetali sono ottenute da semi (ad esempio il cotone), dagli steli (canapa e lino), dalle foglie (sisal) o dalla corteccia (lolla di cocco) di alberi e piante.
  • Le fibre animali sono la lana, il pelo e le secrezioni (come la seta) degli animali.

Le fibre naturali principali

Iniziamo con le fibre per tessuti – e per altre applicazioni – più classiche, quelle più conosciute e più diffuse, che la tradizione ci ha tramandato da secoli.

Perché possano essere considerati veramente naturali, però, è necessario che l’intera filiera rientri in parametri ecologici ed etici rispettosi dell’ambiente, del lavoro umano, del terreno e dei consumatori finali.

Le fibre naturali vegetali

Abaca. Estratta dalle foglie dell’abaca (Musa textilis), una varietà di banano originaria delle Filippine, può misurare fino a 3 metri di lunghezza. Molto resistente alla rottura, veniva usata per la produzione di corde per barche. Oggi è impiegata nelle bustine di tè, per fare il budelli artificiale degli insaccati, la carta delle banconote, la carta da sigarette e carta intestata di alta qualità, e si stanno cercando applicazioni nell’industria automobilistica.

Cocco. Fibra ligno-cellulosica, è ricavata dacirconda la noce di cocco. Si tratta di una fibra dura a causa del suo alto contenuto di lignina, un polimero naturale. Più resistente ma meno flessibile del cotone, è utilizzato per realizzare tappezzerie per mobili e materassi, spazzole, corde e corde. Queste fibre corte e grezze che circondano la noce di cocco sono utilizzate per produrre corde, materassi, spazzole, geotessili e seggiolini auto.

Cotone. Trasformato in cellulosa, è la fibra naturale più utilizzata al mondo, protagonista indiscusso dell’industria tessile mondiale. Le sue qualità sono tali – morbidezza, traspirabilità, resistenza, tra le altre – da farne la fibra naturale d’eccellenza per tutti i tipi di abbigliamento e i tessili per la casa. Il cotone biologico è eco-compatibile purché lavorato in maniera sostenibile, senza l’uso di additivi chimici e spreco di acqua, e senza ricorrere allo sfruttamento dei lavoratori.

Lino. Fibra vegetale nota per la sua forza, è stata una delle prime materie ad essere raccolta, filata e tessuta. Utilizzato anche per la fabbricazione di banconote e sigarette, è impiegata anche nell’isolamento edilizio e come materiale geotessile per proteggere dall’erosione.

Canapa. La più venduta per la produzione di abbigliamento, cordami e carta. La canapa è estremamente resistente per questo sempre più utilizzata per la produzione di materiali da costruzione e bioplastiche per l’industria automobilistica. Trattata come il cotone potrebbero viene sempre più usata anche per capi di abbigliamento di alta qualità. Deriva da una coltivazione dal bassissimo impatto ambientale non richiedendo pesticidi e additivi chimici.

Iuta. Ottenuta dalla lavorazione degli steli di piante del genere Corchorus capsularis e C. olitorius, la iuta è una fibra naturale molto resistente. Dopo il cotone, è quella più utilizzata. Usata soprattutto per confezionare sacchetti, fornisce sostentamento a milioni di piccoli agricoltori.

Ramia o ramié. Originario dell’Asia orientale, si ricava dalla corteccia della Boehmeria nivea, una pianta simile all’ortica proveniente dalla Cina, dove è conosciuta da millenni per la fabbricazione di spago, fili e un tessuto chiamato lino cinese.  È caratterizzata da un filato bianco dall’aspetto setoso e molto resistente, il cui potere assorbente e la cui densità ricordano quelli del lino.

Sisal. È una pianta succulenta adattata ai climi caldi, che cresce anche in regioni aride. Per la sua ruvidezza e rigidità è inadatto alla fabbricazione di capi d’abbigliamento, ma sostituisce l’amianto e la fibra di vetro in un gran numero di materiali compositi e nell’edilizia, dove è usato come ignifugo e isolante.

fibre naturali

Canapa, una fibra resistentissima usata per le corde e i sacchetti, ma anche per il tessile

Le fibre naturali animali

Lana. Una delle fibre più diffuse , ha una struttura proteica che le conferisce qualità uniche – eccezionale resilienza ed elasticità – con cui le fibre sintetiche non possono competere. A causa della sua limitata disponibilità e delle sue eccezionali qualità, la lana è una delle fibre più pregiate al mondo. Fibra per eccellenza rinnovabile (cresce ogni anno dopo la tosatura), è biodegradabile al 100%. Glis carti sono compostabili e usati come fertilizzante. Assorbente, fa respirare la pelle, previene la proliferazione di batteri, isola dal caldo e dal freddo. È una fibra resistente, elastica e antistatica.

Seta. Come la lana, si tratta di una fibra di origine animale, ricavata dal bozzolo del baco da seta, prima di trasformarsi in farfalla. Fin dall’antica Cina, quando il suo uso era riservato all’imperatore e la fabbricazione segreto di Stato. È un tessuto dall’eccezionale potere riflettente e assorbente. Morbida, leggera, sottile, la seta è piacevole da indossare e contrariamente a quanto si pensa, isola molto bene dal caldo e dal freddo. Grazie alle sue molteplici qualità, è molto apprezzata nella produzione di alta moda e lingerie e per la realizzazione di carte da parati e tappeti. Controllate che provenga da lavoratori non sfruttati e lasciati in condizioni eque e da allevamenti di bachi sostenibili.

Alpaca. Ricavata dal vello dell’omonimo animale appartenente alla famiglia dei cammellidi originario dell’America del Sud. Ci sono due tipi di pelo e una vasta gamma di colori naturali. Gli Huacayos alpacas sono corti, morbidi e abbondanti, mentre i suris sono setosi, brillanti e rigidi. Si utilizzata per realizzare tessuti di lusso di alta qualità.

Angora. La lana bianca e setosa ricavata dal pelo dei conigli di Angora è apprezzata per la sua finezza e l’elasticità. Mai usata sola, viene miscelata con altre fibre naturali per tessuti d’abbigliamento di alta qualità. Spesso viene scambiata con altre fibre naturali, che arrivano dagli steli sottili di un’ortica che cresce nell’Asia orientale,o dal vello di un camelide andino.

Pelo di cammello. Ci sono due qualità: quello per i cappotti di finitura grossolana, più sottile nella parte inferiore e quella dei cammelli Bactrian, allevati in Mongolia, caratterizzati da fibre di migliore qualità. Fine e morbida, è lasciata del suo colore marrone-rosso , con variazioni che vanno dal nocciola al grigio, perché inadatta alle colorazioni. Il vello bianco è il più lussuoso, perché molto raro.

Cachemire. La lana che si ricava dai peli molto fini della capra Capra hircus laniger, è morbidissima al tatto, molto leggera, e mantiene molto calda. Essendo rara, è considerata una fibra di lusso.

Mohair. Arriva dal vello della capra d’Angora, originaria della Turchia. Questa fibra bianca, molto fine e dalla consistenza setosa, è molto apprezzata per la sua morbidezza, la sua lucidità e la sua compatibilità con i coloranti. Calda  in inverno, resta fresca in estate, specie nei climi umidi. Viene utilizzato per produrre abbigliamento, ma anche  tappeti e coperte di ottima qualità.

Le nuove fibre naturali da conoscere

Fibra di banana. Già nel 13° secolo le bucce di banana venivano bollite e trattate per ricavarne una fibra morbidissima, molto ricercata e utilizzata in Giappone per produrre i tradizionali kimono. E sempre dalle bucce di banana viene ricavata, attraverso un processo industriale diverso, un tipo di carta.

Fibra di bambù. Il bambù si sta rivelando una fonte inesauribile di materia prima per una vasta gamma di utilizzi. La fibra che se ne ricava è completamente atossica, antibatterica e biodegradabile.

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Sciarpe ricavate da fibra di bambù

Kenaf. Più conosciuto con il nome di ‘ibisco’, è sfruttato per molti usi oltre che per l’omonimo tessuto ricavato dalla fibra della pianta.

Lenpur. Dai rami dell’abete bianco si ricava invece il lenpur, autentica novità nel mondo dei tessuti vegetali, di cui si apprezza la particolare morbidezza e le capacità traspiranti e deodoranti della sua fibra.

Fibre marine. Seacell e Crabyon arrivano direttamente dal mare: il primo è ottenuto dagli scarti di lavorazione dei crostacei prodotti dall’industria alimentare per farne una fibra antibatterica, molto utilizzata per l’abbigliamento sportivo. Il secondo, invece, è una fibra di cellulosa ricavata dalle alghe marine che si caratterizza per le straordinarie capacità rimineralizzanti a contatto con la pelle e per la resistenza dopo numerosi lavaggi.

fibre naturali

Fibra ricavata dall’albero di banano

Lanital. Oggi desta perplessità, ma durante il Fascismo l’autarchia aveva scoperto una fibra derivata dal latte (lanital) che veniva utilizzata per confezionare abiti di varia fattura. Oggi il lanital sta tornando in voga per le caratteristiche antibatteriche dimostrate e l’estrema morbidezza, ma anche grazie ad una nuova lavorazione che ne impedisce il restringimento. È impiegata per la creazione di abiti per neonati.

Fibra di eucalipto. Per fare vestiti eco-friendly, questa fibra è ricavata dalle foglie dell’albero di eucalipto.

podtex

Podtex, fibra ricavata dalle capsule di caffé esauste

Podtex. L’’ultima novità in fatto di tessuti biologici, nato dall’ingegno di una giovane australiana, è il podtex, una fibra ottenuta dalle capsule esauste di caffé con la quale si possono confezionare vestiti e gioielli.

Ma come possiamo essere certi che la nostra scelta ricada su tessuti e fibre naturali veramente sostenibili? Per orientarsi nel dedalo delle proposte attualmente sul mercato sono nate una serie di certificazioni che ne garantiscono la filiera e la qualità, sulla base di caratteristiche e metodi di lavorazione oggettivi.

Due di questi sono il GOTS, la certificazione che garantisce anche metodi di lavorazione rispettosi dei lavoratori, e l’OEKO-TEX che riguarda i metodi di tintura dei tessuti.

Come sempre, dunque, occhio all’etichetta!

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