Il mimetismo, la tecnica difensiva più affascinante del mondo animale

di Erika Facciolla del 16 Luglio 2019

Il mimetismo è uno dei meccanismi di difesa e offesa più incredibili che la natura sia in grado di inscenare. Diverse specie animali e vegetali sono dotate della capacità di mimetizzarsi con l’ambiente circostante, emulando perfettamente forme e colori, ma anche comportamenti, sembianze e versi di altri organismi di specie affini o differenti.

Il mimetismo, la tecnica difensiva più affascinante del mondo animale

Alcuni animali, in particolare, sono dei veri e propri “maestri” dell’arte del mimetismo: come non pensare al camaleonte, ad alcuni tipi di farfalle e falene e moltissime specie di insetti che riescono quasi a “scomparire” fondendosi nel paesaggio così da passare del tutto inosservati.

Come detto, gli animali che sono in grado di sfruttare questa capacità usano il mimetismo sia come tecnica di protezione dai predatori che di predazione,  per sorprendere cioè le loro prede e trarle fatalmente in inganno. A seconda del meccanismo di mimesi messo in atto, la scienza classifica diverse tipologie di mimetismo animale. Vediamo, quindi, come funziona questa sorprendente capacità attraverso l’analisi delle varie forme di mimetismo conosciute e gli esempi più sbalorditivi che Madre Natura ci offre.

Tipologie di mimetismo

Il mimetismo può essere criptico (Criptismo) se consiste nell’assunzione di forme, colori e comportamenti messi in atto dall’animale per rendersi del tutto simile all’ambiente circostante.

Si parla invece di mimetismo fanerico (ostentazione) quando la mimesi riguarda l’imitazione di un’altra specie, tossica o pericolosa, dotata di colori aposematici. La classificazione delle varie tipologie di mimetismo include anche quello Batesiano, Mulleriano, e Mertensiano, dai nomi degli studiosi e scienziati che per primi li hanno definiti.

il camaleonte è il rettile per antonomasia associato al mimetismo di predazione e protettivo.

Mimetismo criptico

La capacità di un animale di confondersi con l’ambiente circostante è detta mimetismo criptico o criptismo. Esso può essere visivo, olfattivo e uditivo.

Il criptismo di tipo visivo consiste in una camuffamento che può riguardare la perfetta imitazione di un oggetto inanimato (M. baseomomorfico) o del substrato (M. omocromico) su cui l’animale è appoggiato. Questo tipo di mimetismo può essere transitorio, come quello del camaleonte, o permanente, come accade nelle sogliole.

Anche il colore candido degli animali polari è un esempio eloquente di criptismo visivo. Alcune specie di granchio, invece, strappano dal fondale delle alghe e le dispongono sul carapace per passare inosservati agli occhi dei predatori.

Il criptismo uditivo consiste nella capacità di assorbire le onde sonore prodotte da alcuni animali per evitare di essere localizzati. La falena, ad esempio, è dotata di una peluria che intercetta e neutralizzare le onde che il pipistrello utilizza in volo per geo-localizzare le prede. Alcune specie sono anche in grado di far “rimbalzare” tali onde.

Il criptismo olfattivo, infine, è quello grazie al quale l’animale riesce a cambiare il proprio odore per scopo difensivo o per ghermire la preda ignara. Anche in questo caso, la falena è il miglior rappresentante di questo genere di mimetismo, in quanto imita i ferormoni delle api per intrufolarsi nelle arnie e rubare loro il miele.

Mimetismo Batesiano

Il biologo ed entomologo Henry Walter Bates ha studiato e descritto per primo questo tipo di mimetismo. Esso si verifica quando una specie animale imita un’altra specie del suo stesso ambiente naturale per ingannare i predatori.

Nella maggior parte dei casi si tratta di un criptismo aposematico attraverso il quale l’animale emula la colorazione e il comportamento dell’altra specie per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza. Esempi di mimetismo batesiano sono forniti da diverse specie tropicali di farfalle diurne appartenenti alle famiglie delle Papilionidae e delle Nymphalidae.

Mimetismo Mullerano

La paternità di questo tipo di mimetismo è attribuita allo zoologo tedesco Fritz Muller che proseguendo gli studi e le ricerche del collega Bates notò altri fenomeni particolari della vita adattiva di alcune specie di insetti.

Oltre al mimetismo cromatico, infatti, Muller osservò diversi casi in natura di specie differenti che si imitano a vicenda condividendo, ad esempio, la stessa colorazione aposematica. Questo comportamento avvantaggia entrambe le specie rispetto ai predatori che, disorientati, non riescono a distinguere la loro preda.

Mimetismo Mertensiano o Emsleyano

Emsley e Mertens studiarono questo tipo di mimetismo a partire dall’enigma del serpente corallo che viene imitato da molti serpenti innocui per via dei suoi colori accesi che in natura sono sempre associati ad un segnale di pericolo. L’imitazione del serpente corallo è un esempio lampante di mimetismo batesiano. Tuttavia, il serpente corallo imita a sua volta i colori di serpenti meno velenosi, dando vita ad un paradossale caso di mimetismo emsleyano o mertensiano.

mimetismo aninali

La mantide: la regina della mimesi cromatica

Mimetismo animali: esempi

Nel Regno Animale, il mimetismo trabocca di esempi illustri e talmente sorprendenti da far strabuzzare gli occhi. Alcuni animali riescono ad imitare perfettamente l’aspetto di specie totalmente differenti. Altri inscenano camuffamenti perfetti con l’ambiente circostante. Altri ancora fingono di essere predatori pericolosissimi riproducendo i colori sgargianti di organismi tossici o velenosi.

La Mantide è una vera maestra del camuffamento e rappresenta un notevole esempio di mimesi di protezione e di predazione. La maggior parte delle mantidi usa il mimetismo cromatico per confondersi: sono verdi quelle che vivono tra le foglie, grigio-marrone quelle sulle cortecce; variopinte quelle che si posizionano sui fiori per andare a caccia.

Ci sono specie che simulano addirittura un ghiotto boccone o un’esca con una parte del corpo per trarre in inganno le prede. Alcune vipere, ad esempio, assumono una colorazione giallo brillante sulla parte terminale della coda che – grazie anche ad astuti “attorcigliamenti”- sembra proprio un verme. Questa infallibile strategia è fatale sopratutto a rospi e lucertole attirati dalla falsa esca.

Il lepidottero Cilix glaucata trascorre buona parte della sua giornata sulle foglie. Non si cura di predatori pericolosi e affamati perché la sua tattica è davvero magistralmente eseguita: assomiglia a un escremento di uccello, per nulla appetitoso e attraente agli occhi degli ignari passanti.

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