Una eco-meta diversa dalla solita Riviera Ligure: la Val Bormida

di Claudio Riccardi del 6 agosto 2011

Il percorso che Tuttogreen ha avviato per togliere i veli agli itinerari meno conosciuti dell’Italia Nord-Occidentale prosegue con la Valle del fiume Bormida, area di prati e boschi che si estende tra l’entroterra ligure, in provincia di Savona, e il Basso Piemonte, nell’alessandrino.

Lungo 154 chilometri, il Bormida è un sub –affluente del Po, ed il principale affluente di destra di un altro fiume, il Tanaro. Il primo tratto del corso d’acqua, noto come Bormida di Millesimo, nasce in Liguria a circa 800 m di altitudine dalla Rocca Barbena, sul limitare tra le Alpi Marittime e l’Appennino Ligure.

Dal monte Alto e dal Monte Settepani nascono altre due fonti sorgentizie, la Bormida di Mallare, e la Bormida di Pallare, che poi confluiscono nella Bormida di Spigno. Il punto di congiungimento tra i due tratti principali avviene all’altezza di Bistagno ed il centro più importante della valle Bormida è il comune di Cairo Montenotte, che è anche quello più esteso della provincia di Savona.

FOCUS: Un Piemonte ancora poco conosciuto, l’Oltregiogo

Da queste parti l’ambiente è dominato da dorsali verdi e boscose, che invitano ad amene escursioni a piedi, a cavallo o in mountain –bike, ed offrono il ristoro di fresche e salutari acque sorgive. Sul lago di Osiglia, in località Bardineto, è anche possibile praticare vela, windsurf e nuoto.

I fiumi della Val Bormida

I fiumi della Val Bormida

Un esame attento della costituzione geologica, e specialmente della orografia, ha fatto adottare la località di Bocchetta di Altare come termine delle Alpi e inizio dell’Appennino, perché qui si hanno la depressione orografica più pronunciata (450 metri) e la più decisa flessione degli assi riscontrabile in tutta la zona montana circostante.
Peculiarità che determinano una certa ricchezza di vegetazione.

Il vigneto, il campo e il prato, con il graduale abbandono di molte attività agricole hanno lasciato il posto allo sviluppo del bosco, in una regione già in passato fittamente coperta di verde. Nelle zone dei versanti sorgentiferi, la fascia del pino marittimo lascia gradatamente il posto alle abetaie miste, con sporadiche essenze di leccio, quercia, tarpino, orniello e rovere, mentre nello stato arbustivo prevalgono le eriche, la ginestra scoparia e qualche raro esempio di ginepro. Cedui di faggio sono presenti nelle zone a quote più elevate mentre nei boschi prevalgono i cedui di castagno: il pino e il faggio tendono a ridursi, specialmente il secondo, sia per cause naturali che per opera dell’uomo.

La valle della Bormida di Mallare propone poi il vecchio “bosco di Savona“, area che già i documenti medievali attestatavano alle spalle di Savona, tra le località di Cimavate, Montemoro, Altare e Montenotte Superiore. L’Alta Via dei Monti Liguri (tappe 17 e 18) attraversa qui un territorio dalla morfologia complessivamente dolce, dove dominano essenze arboree come il carpino nero, orniello, roverella, rovere, castagno, faggio, e, nei punti più freschi e umidi, ontano nero e sambuco nero.

Il fungo di piana crixia

Il fungo di piana crixia

L’alta Val Bormida si può raggiungere attraverso molti percorsi, dalla Liguria e dal Piemonte, da Finale ligure come da Ceva. Tra le meraviglie naturalistiche offerte dal territorio, segnaliamo il “fungo” di Piana Crixia si trova sulla sponda sinistra della Bormida di Spigno.

Alto una quindicina di metri, ed è costituito da un gigantesco masso sorretto da una colonna conglomerata. Lungo il sentiero creato per i visitatori, uno schema illustra la nascita e l’evoluzione di quella che appare come una vera e propria scultura a cielo aperto.

Per maggiori informazioni:

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guido pizzi agosto 6, 2011 alle 6:52 pm

Attraversai tutta la Val Bormida una trentina di anni fa, era tutto come viene descritto adesso , bello e meritevole di una visita: l’unica nota stonata (ma che dico…..stonatissima) era il colore del fiume, un blu cobalto del tutto innaturale contornato da schiuma bianca . Mi venne poi detto che era dovuto al forte inquinamento industriale che tra l’altro aveva causato la moria dei pesci e di qualunque forma di vita anche vegetale. Credo che adesso non sia più così, mi pare che gli scarichi industriali non ci siano più e sia stata portata a termine con successo la bonifica del territorio: se ciò risponde a verità sarà un piacere in più sostare lungo le rive del fiume.

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