Sprechi alimentari: dove vanno i prodotti invenduti o invendibili? I supermercati parlano solo di progetti benefici e ‘dimenticano’ il cassonetto

di Claudio Riccardi del 1 aprile 2013

Nel mondo divampa l’allarme sul contenuto delle confezioni alimentari.

Dalla carne di cavallo spacciata per carne di manzo, ai batteri fecali nei dolci, agli insetticidi rilevati in partite di lattuga, fino al topo trovato morto all’interno di un barattolo di cornetti. Tra i consumatori cresce il panico e la sfiducia, i produttori da parte loro rassicurano, gettano acqua sul fuoco, ma intanto non offrono risposte concrete su un altro importante interrogativo: quali sono le proporzioni dei prodotti ritirati dagli scaffali che finiscono nei cassonetti dei rifiuti?

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Ci riferiamo al cibo commercialmente invendibile, per motivi legati non alla commestibilità, ma alla prossimità scadenza, ai difetti di confezionamento, ad errori sull’etichetta.

Una via seguita per lo smaltimento è quella delle vendite promozionali, mentre 200 kg di prodotti vengono quotidianamente destinati da ciascun supermercato ad associazioni di volontariato, banco alimentare, case famiglia, mense per poveri.

Lo rivelano indagini condotte dai reporter di Rai News24 presso alcuni tra i più importanti operatori della grande distribuzione: Coop, Auchan, Esselunga. Operatori del settore che  – sottolinea il servizio – sono pronti a snocciolare i dettagli dell’impegno filantropico, ma che non fanno altrimenti quando si passa ad analizzare un altro aspetto della questione, riguardo all’eccedente che finisce tra i rifiuti.

Senza dati a disposizione, non si possono tirare conclusioni. Ma il sospetto è che l’atteggiamento “sfuggente” nasconda dietro di sè numeri importanti, magari anche migliorabili adottando criteri di gestione intelligente.

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Fabio luglio 18, 2013 alle 11:59 pm

Bisognerebbe educare i consumatori a non cercare tra gli scaffali il prodotto più fresco come scadenza. Bisognerebbe avere una regolamentazione seria sulla vendita dei prodotti scaduti (ma ancora buoni) come in Inghilterra. Detto questo, degli enti autorizzati dovrebbero ritirare dal commercio e smaltire loro dividendo tutto.

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Maria Fioravanti aprile 1, 2013 alle 7:05 pm

C’È tanta gente che non riesce più a mangiare nemmeno gli avanzi!

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