Scopriamo quali sono gli animali che vanno in letargo e perché lo fanno

di La Ica del 6 Febbraio 2019

Con l’arrivo del freddo, il cibo scarseggia ci sono alcuni animali che vanno in letargo. Infatti, è difficile sopravvivere e questa è una maniera per riuscire a conservare la temperatura corporea quando le temperature diventano rigide.

Scopriamo quali sono gli animali che vanno in letargo e perché lo fanno

Strategie per sopravvivere all’inverno

Nelle regioni a clima temperato, gli inverni sono lunghi e freddi, la copertura nevosa rende il cibo scarso, quindi questa stagione è un momento critico per molte specie. Per garantirsi la sopravvivenza, le diverse specie hanno sviluppato con successo diversi meccanismi.

Alcuni animali migrano, come ad esempio gli uccelli, mentre altri rimangono, ma hanno messo a punto delle strategie di resistenza al freddo. Alcuni mammiferi, in genere gli ungulati ed i predatori, possono infoltire la pelliccia e aumentare lo strato di grasso sottocutaneo per affrontare le asperità dell’inverno. Altri si rifugiano in tane con delle riserve alimentari, come gli scoiattoli, e altri ancora si lasciano addirittura congelare (anfibi, rettili, insetti).

Cos’è il letargo

Gli animali hanno sviluppato diverse tecniche per sopravvivere ai rigori dell’inverno, ma senza dubbio il letargo è una delle strategie più avanzate. Infatti, comporta un adattamento comportamentale che implica anche cambiamenti fisiologici significativi, finalizzati a ridurre il dispendio energetico attraverso un abbassamento controllato e reversibile della temperatura corporea e del livello del metabolismo.

L’animale vive così al rallentatore per diversi mesi, consumando le sue riserve di grasso in attesa del ritorno della stagione estiva. Questa strategia si trova in molti ordini di mammiferi, tra cui i monotremi (echidne), i marsupiali (kultarr australiano), gli insettivori (ricci), i chirotteri (pipistrelli), ma è la forma più comune per passare i rigori dell’inverno nei roditori (ghiri, lemuri, aironi, aironi, criceti, scoiattoli e marmotte).

Il letargo non è da confondere con l’ibernazione, uno stato di quiescenza, anche molto lungo, adottato da insetti, rettili e invertebrati, che vanno in una condizione che somiglia più alla morte che al sonno profondo. La temperatura corporea si può avvicinare allo zero e ogni attività metabolica viene pressocché bloccata. Grazie all’alta concentrazione di sostanze presenti nel sangue l’acqua presente nel sangue non cristallizza e le cellule del corpo si conservano.

In pratica, durante il letargo la temperatura corporea degli animali si abbassa, in alcune specie fino a 10°, e il battito cardiaco decelera, anche dell’80%. Durante questo periodo, la digestione e il respiro rallentano, così come le altre necessità fisiologiche.

È con l’arrivo della primavera, la stagione dell’accoppiamento, che gli animali che vanno in letargo si risvegliano, e riprendono anche la loro attività metabolica.

In questo lungo ‘sonno’ perdono molto peso e le energie saranno scarse. Infatti, una volta usciti dallo stato vegetativo, torneranno ad alimentarsi con foga, come prima del letargo.

animali che vanno in letargo

Tipi di letargo

Il letargo si può manifestare in una forma totale o parziale.

La forma totale prevede una totale immobilità, con l’animale che non si nutre né beve, rallenta il battito cardiaco (fino a 2 battiti a minuto), riduce il metabolismo dell’80% dei valori normali, per arrivare ad un dispendio energetico minimo.

Il letargo parziale, detto anche svernamento, è una forma meno profonda di quiescenza, che prevede un intorpidimento del corpo per dei periodi più o meno prolungati, con un parziale rallentamento delle funzioni vitali.

Animali che vanno in letargo totale

Sono generalmente gli animali a sangue caldo che vanno in letargo.

Tra le specie che vanno in letargo totale ci sono i marsupiali (orsi, tassi, istrici), gli insettivori (riccio), diverse specie di pipistrelli e di roditori (marmotte, criceti, scoiattoli, ghiri).

Non c’è una data precisa che determina la fine del periodo; oltre a dipendere dalla specie, dipende anche dalla temperatura esterna.

Animali che vanno in letargo parziale

Alcuni animali a sangue freddo, tra cui salamandre, bisce, vipere e rane, pipistrelli e piccoli mammiferi, e soprattutto roditori come le marmotte o insettivori come i ricci, non producono abbastanza calore per sopravvivere all’inverno. È comune per queste specie andare in letargo parziale.

Animali del bosco che non vanno in letargo

Quando arriva la stagione fredda, alcuni uccelli migrano verso zone più miti, mentre altri cambiano il pelo e le piume estive con una livrea più folta.

Lupi, orsi, volpi, linci e cervi, lepri si adattano alla stagione ispessendo la pelliccia, gufi, civette, barbagianni e aquile infoltendo le piume.

Animali che infoltiscono il pelo

Tra le strategie adottate per resistere ai rigori dell’inverno ci sono anche quelle adattive. Alcune specie non vanno in letargo, né migrano verso luoghi più a Sud, ma rimangono sul posto e restano attivi, anche se meno che in estate.

Anche loro devono accumulare grasso durante i periodi in cui il cibo è abbondante, ma per rimanere caldi durante l’inverno infoltiscono la pelliccia o sviluppano un piumaggio più denso, come il lupo, l’orso, la volpe e i conigli. Altri, come l’ermellino o la lepre, cambiano colore per integrarsi meglio nel paesaggio invernale.

Alcuni si creano anche una ‘dispensa’ vicino al rifugio, mentre altri cambiano la loro dieta.

Animali che migrano

Ci sono poi gli animali che svernano in luoghi più caldi e soprattutto più ricchi di cibo disponibile, perché non possono sopravvivere ai rigori della stagione fredda. La maggior parte delle migrazioni avviene in gruppo, da poche decine a migliaia d’individui tutti assieme.

Ci sono alcuni casi di migrazioni incredibili. Per esempio, i trichechi, che migrano lasciandosi andare alla deriva su blocchi di ghiaccio staccati dal pack, così da raggiungere senza sforzo i nuovi territori. Oppure le sterne artiche, che hanno il record della più lunga distanza di migrazione, 40.000 km in otto mesi!

Tra gli animali migratori ricordiamo la rondine, il cuculo, il pinguino, la balena, il grillo, la cicogna.
Tra i pochi insetti a migrare per motivi climatici c’è la farfalla monarca, che percorre anche migliaia di chilometri in inverno, formando grappoli che possono coprire un albero.

Quali sono le stagioni del letargo

Ci sono diversi periodi in cui gli animali possono scivolare in questo stato di ‘ibernazione’ volontaria, non tutti necessariamente all’inizio dell’autunno. Alcuni possono andare in letargo anche in pieno inverno. Vediamo quali sono le stagioni del letargo.

animali che vanno in letargo

Animali che vanno in letargo in autunno

Vanno in letargo autunnale i mammiferi. Ma anche serpenti, coccodrilli, lucertole, e alcune specie di lombrichi. E poi geki, rane, marmotte, rospi, ricci, vermi, procioni e puzzole.

Il lombrico non smette di sfamarsi, ma riduce questa funzione al minimo. I rettili, invece, vanno in brumazione, una condizione simile al letargo, in cui sangue e altri fluidi sperimentano una fase di sub-congelamento. Dopo il risveglio, sentiranno la necessità di riprodursi.

Animali che vanno in letargo totale in inverno

Gli insetti, come il calabrone, l’ape, alcune specie di farfalle, le formiche, la falena ed il geko vanno in letargo in inverno. Ma anche orsi, tartarughe, scoiattoli, roditori come il castoro, chiocciole e pipistrelli. Il loro, non è un sonno continuato.

Si tratta di un letargo alternato, con continui risvegli. Gli orsi, ad esempio, interrompono il sonno per partorire e sfamare i cuccioli. I pipistrelli vanno in ibernazione a seguito della scarsità di cibo, per circa 6 mesi; ma il loro risveglio avviene all’incirca ogni 10 giorni per espletare le loro necessità fisiologiche o spostarsi in un luogo migliore.

E se il vostro riccio di casa non vuole andare in letargo? Provate con la casetta di legno:

Come sopravvivono al letargo?

Visto che durante il letargo gli animali non mangiano, qualche settimana o giorno prima si preparano, assumendo più cibo del solito.

Una volta che le funzioni metaboliche saranno rallentate, l’animale potrà far riferimento alle sue riserve di grasso, così da sopravvivere. Prima del letargo, inoltre, muterà il pelo, e fodererà nido o tana con materiali isolanti.

Il topo quercino tende a riscaldarsi con gli altri suoi simili, mentre la biscia fa in modo di nascondersi nelle cavità più strette del terreno, come il rospo. Le femmine del calabrone, invece, affrontano la gravidanza a metabolismo rallentato.

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Animali che rimangono in letargo più a lungo

Il ghiro è il più noto degli animali che vanno in letargo. La sua ibernazione dura 6 mesi, tranne che per brevi pause dedite al consumo di uno spuntino. Come il ghiro, il riccio si nasconderà nella sua tana dall’inizio di ottobre a maggio. Come marmotte e salamandre, dormirà 24 ore su 24.

Anche l’orso entra in un periodo di ibernazione che include l’autunno e l’inverno ma è diverso dal letargo totale. Questi animali possono dormire da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 7; sulle Alpi e gli Appennini, l’orso bruno va in letargo per non più di 3-4 mesi.

Si chiama letargo parziale ed è, più semplicemente, un lungo sonno. La sua temperatura si abbassa infatti solo di qualche grado, poiché un sonno totale costituirebbe, in realtà, un grosso dispendo di energia, anche pericoloso, per un animale così grande e pesante.

Anche quello del moscardino, un piccolo roditore, è un sonno molto lungo, che varia a seconda delle latitudini. Discorso simile anche per altre specie di animali.

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