Agricoltura biologica

Cos’è la sovranità alimentare e cosa significa

La sovranità alimentare come soluzione contro l'agricoltura monoprodotto per proteggere la diversità bio-culturale a livello locale

Spesso lo dimentichiamo ma tutti noi siamo titolari di speciali diritti per quanto concerne l’alimentazione: è la cosiddetta sovranità alimentare che implica lo sviluppo di un sistema basato sulla diversità bio-culturale a livello locale, un sistema che, peraltro, richiede conoscenze, tecniche e tecnologie radicalmente differenti da quelle imposte negli ultimi decenni dall’apparato scientifico e industriale.

Cos’è la sovranità alimentare e cosa significa

Cos’è la sovranità alimentare

Questo concetto abbraccia il diritto dei popoli a decidere il proprio sistema alimentare e produttivo, a potersi nutrire assumendo alimenti adeguati sia dal punto di vista nutritivo che culturale, che siano accessibili e prodotti in forma sostenibile ed ecologica.

Significato di sovranità alimentare

Vuol dire garantire il diritto dei popoli a determinare le proprie politiche alimentari, senza avere costrizioni legate a vari interessi che provengono dall’esterno.

Si tratta di un concetto ampio e complesso, che sancisce l’importanza della connessione tra territori, cibo e comunità, e che al tempo tesso solleva anche la questione dell’utilizzo delle risorse in un’ottica di bene comune.

Origini della sovranità alimentare

Il concetto di sovranità alimentare è un concetto politico, e fu coniato nel 1996 dal movimento sociale ‘La Via Campesina’. I piccoli agricoltori del Sud del mondo si riunirono nel movimento per il fatto che il loro sostentamento, basato fondamentalmente dall’agricoltura contadina, è sempre più minacciato dall’espansione mondiale dell’agricoltura industriale.

Senza contare il fatto che gli investitori internazionali stanno acquistando terreni agricoli dei piccoli proprietari per produrre materie prime da utilizzare poi nei Paesi ricchi.

Oggi, i piccoli agricoltori del Nord si sono uniti a quelli del Sud, perché tutti vittime della stessa pressione finanziaria dei mercati agricoli internazionali e delle multinazionali. Essi chiedono alla politica e alle imprese che lo sviluppo dell’agricoltura non sia orientato al mero profitto, ma che tutte le persone possano scegliere la propria alimentazione.

I piccoli agricoltori hanno le conoscenze per massimizzare le rese delle colture tramite una produzione diversificata e adattata a livello locale. Di contro, invece, le grandi aziende e le società agricole perseguono la monocoltura.

Non è sufficiente che i consumatori acquistino localmente; i politici devono anche progettare leggi e sussidi a favore dell’agricoltura su piccola scala e diversificata e della sua commercializzazione regionale. Inoltre, sono necessari strumenti politici che consentano la co-determinazione diretta da parte di consumatori e produttori.

La Dichiarazione di Nyeleni

La definizione è nata sulla base delle parole di una contadina del Mali, Nyéléni  che in occasione primo forum internazionale sulla sovranità alimentare, nel febbraio 2007, fu ripreso e approfondito per diventare l’emblema dell’idea di diritto all’autonomia alimentare di una popolazione.

La Dichiarazione di Nyeleni, così recita: “La sovranità alimentare è il diritto dei popoli di determinare la propria alimentazione e agricoltura. Pone al centro dei sistemi alimentari le persone che producono, distribuiscono e consumano il cibo, non gli interessi dei mercati e delle corporazioni transnazionali

Chi è il ministro della sovranità alimentare

Francesco Lollobrigida è l’attuale Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Questi, di recente, ha parlato di sovranità alimentare intesa in termini di tutela dell’economia, protezione delle tradizioni e salvaguardia degli interessi italiani.

Quali sono gli obiettivi della sovranità alimentare

La sovranità riconosce il fatto che il controllo sul sistema alimentare deve restare nelle mani degli agricoltori che, da sempre, considerano l’agricoltura un mezzo per produrre cibo ed anche uno stile di vita.

Le politiche agricole e alimentari dovrebbero quindi:

  • soddisfare le esigenze alimentari delle persone tramite una produzione sostenibile e rispettosa del lavoro, ponendo al centro il diritto al cibo sano e nutriente per tutti
  • ridurre le distanze tra fornitori e consumatori
  • riconoscere il ruolo chiave dei piccoli produttori
  • ridurre gli sprechi
  • rivendicare l’importanza di pratiche agro-ecologiche
  • rafforzare i sistemi alimentari radicati nel territorio

E dall’altro lato, schierarsi contro tutte le pratiche dannose perseguite dall’agroindustria, come la monocoltura, l’estrazione, l’utilizzo di pesticidici… Ed anche contro le catene di approvvigionamento globali.

Per tutti questi motivi, la sovranità punta all’agroecologia, ovvero ad un approccio di ricerca scientifica di natura olistica che valorizza il sapere dei piccoli produttori.

La questione della sovranità alimentare in Alto Adige: un esempio pratico

Facciamo un esempio pratico e prendiamo il caso dell’Alto Adige.

Le oltre 20mila piccole aziende agricole altoatesine gestiscono meno di 12 ettari. Tuttavia, la maggior parte di queste si basa su un utilizzo specializzato del suolo, per la coltivazione di alberi da frutto (principalmente mele di diverse varietà) e il pascolo del bestiame. Ne consegue, quindi, che la biodiversità è molto limitata.

In questo specifico caso, la coltivazione in monocultura va contro il principio della sovranità alimentare in quanto le risorse naturali vengono sfruttate in maniera eccessiva.

Però, sempre in Alto Adige, sono stati rilevati anche esempi positivi di sovranità, come ad esempio l’organizzazione del Festival dei semi, che promuove la conservazione dei semi tradizionali, la costituzione dei gruppi di acquisto solidale, l’agricoltura sociale. Il festival riunisce i mercati agricoli e le botteghe degli agricoltori per favorire la commercializzazione diretta tra produttori e consumatori,.

Esistono anche realtà come la cooperativa di comunità Alta Val Venosta che vuole rafforzare l’economia circolare regionale e l’associazione per il volontariato in montagna, che offre assistenza alle aziende agricole di montagna più svantaggiate e favorisce al tempo stesso l’avvicinamento dei consumatori ai produttori.

Sovranità alimentare in Europa

Qualche mese fa, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha dichiarato che, finalmente, anche in Europa si comincia a parlare di sovranità alimentare, un concetto fondamentale per rafforzare la prosperità di ogni Nazione.

In un discorso più ampio, il Consiglio Europeo ha infatti parlato di quanto sia importante che l’Ue rafforzi la propria competitività e produttività a lungo termine.

Sovranità alimentare e Meloni

L’interesse dell’UE verso il concetto di sovranità alimentare, tanto da averlo fatto diventare oggetto centrale di discussione, rappresenta il grande risultato ottenuto anche grazie al lavoro fatto dal Governo Meloni.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, infatti, a Bruxelles aveva ribadito l’importanza del concetto, inteso come la capacità di ciascuna Nazione di produrre alimenti salutari, in linea con le proprie tradizioni culturali, al punto tale da poter esser parte della risposta mondiale alle crisi.

Sovranità alimentare e sostenibilità alimentare

Sono strettamente connessi fra loro, perché entrambi mirano a garantire l’accesso a cibo sano e sicuro per tutti, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle risorse del Pianeta.

La sovranità si riferisce al diritto dei popoli e dei paesi di definire in maniera autonoma ed indipendente le proprie politiche e strategie alimentari, in modo che le persone abbiano il controllo diretto su ciò che mangiano e su come viene prodotto.

Su tali basi, la sovranità promuove lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e locale, basato sull’utilizzo responsabile delle risorse naturali e sulla tutela delle pratiche agricole tradizionali.

Dal canto suo, la sostenibilità si concentra sul fatto che produzione, distribuzione e consumo di cibo avvengano senza danneggiare l’ambiente e senza esaurire le risorse del Pianeta. In altre parole, la sostenibilità alimentare tiene conto degli impatti ambientali, sociali ed economici relativi al sistema alimentare nel suo insieme.

Va da sé che i due concetti sono interconnessi e si influenzano l’un con l’altro. Difatti, nel momento stesso in cui la sovranità incoraggia pratiche agricole votate al rispetto dell’ambiente, all’uso sostenibile delle risorse idriche, energetiche e del suolo e alla conservazione della biodiversità, non fa altro che sostenere e supportare la sostenibilità ambientale.

La sovranità alimentare e il problema degli OGM

La semente è il primo anello della catena alimentare. Tutte le colture agricole che ci nutrono provengono da sementi selezionate. E queste sono tramandate dai contadini di tutto il Mondo, di generazione in generazione, creando quella biodiversità dinamica che rende le piante capaci di adattarsi alla variabilità dei suoli, dei climi, delle pratiche agricole e delle necessità umane.

L’industrializzazione dell’agricoltura è invece un fenomeno piuttosto recente, tuttavia capace di rivoluzionare gli equilibri rurali ormai consolidati da secoli: le sementi contadine, infatti, subiscono la minaccia di una cannibalizzazione da parte delle sementi “migliorate”in laboratorio, per essere più resistenti a pesticidi e fertilizzanti.

Secondo la FAO, questa industrializzazione massiccia ha già eroso il 75% di biodiversità, ma ha anche condotto a danni ambientali e sanitari insopportabili.

Da una parte vi è il dominio delle multinazionali sul mercato in cui, nella migliore delle ipotesi, agli agricoltori è lasciata la scelta o di omologarsi o, al contrario, di ridursi ad occupare nicchie marginali; dall’altra, vi è il modello di un’agricoltura ‘sociale’ con al centro i diritti di chi lavora e di chi consuma il cibo.

La battaglia contro gli OGM

La battaglia contro gli OGM, dunque, è anzitutto una battaglia per la sovranità dei popoli, per fare in modo che essi possano scegliere il proprio modello di produzione, distribuzione e di consumo del cibo, rifiutando il dilagare di un modello basato sull’omologazione e lo sfruttamento, presentato oramai come inevitabile e imprescindibile.

Per i movimenti contadini, l’opposizione alla globalizzazione e, quindi, agli OGM, è una lotta contro un modello standard che li espropria del diritto-dovere di poter scegliere cosa e come produrre.

Di fronte a sfide alimentari e ambientali che diventano sempre più urgenti, dunque, la capacità di adattare le colture all’amplificazione dei cambiamenti climatici e alla diminuzione degli input energetici e chimici, impone di riportare al centro i diritti degli agricoltori. E di restituirgli il diritto di scegliere, scambiare, selezionare e moltiplicare localmente le sementi.

Gli OGM hanno avuto il ‘merito’ di ridestare l’attenzione del grande pubblico occidentale sul cibo, su come e da chi questo venga coltivato, trasformato e commercializzato, oltre che di riaprire il dibattito sul ruolo della scienza e della ricerca nella società del XXI secolo, anche all’interno dello stesso mondo scientifico.

Dichiarazione del Forum Nyeleni Europa per la Sovranità Alimentare

Come affermato nella Dichiarazione del Forum Nyeleni Europa per la Sovranità Alimentare’ tenutosi in Austria nell’agosto del 2011, con la partecipazione di più di 400 persone da 34 paesi, cambiare la direzione di questo sistema alimentare sarà possibile solo attraverso un riorientamento completo delle politiche e delle pratiche alimentari e agricole. È indispensabile ridisegnare il sistema alimentare sulla base dei principi della sovranità alimentare, soprattutto in Europa, ed è indispensabile farlo ora.

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Magi