Tutto sul caprifoglio: terreno, coltivazione e cura

di La Ica del 15 novembre 2017

Il caprifoglio è noto per i suoi fiori molto belli e profumati, ma al tempo stesso è una famiglia di piante che presenta interessanti proprietà medicinali. Nella famiglia delle Caprifoliaceae ci trovano le lonicere, piante cespuglianti e rampicanti che amano i climi miti e montuosi di Asia, America Settentrionale, Africa ed Europa. Ma sono presenti anche specie spontanee e sempreverdi, che andremo a scoprire in questa guida.

Il termine Lonicera è stato dato da Linneo in ricordo del botanico Adam Lonitzer (in italiano: Lonicer). Mentre caprifoglio deriva dal latino “capra” e “folium” (foglia), per l’abitudine delle capre di brucarne le foglie. Ma sono conosciute anche con il nome tecnico di Perycymenon (derivante dal greco), e quelli volgari di Madreselva, Vincibosco e Ligabosco di origine rinascimentale.

In alcune zone dell’Himalaya si consumano le bacche della L. angustifolia, mentre in Siberia quelle della L. coerulea. Altre specie commestibili sono la L. involucrata e la L. ciliata, originarie degli USA.

Nella medicina cinese, il caprifoglio è una pianta officinale che rafforza la libido e la potenza sessuale.

Con il legno della L. tartarica vengono costruiti giocattoli per gatti, in quanto contiene il nepetalactone, un surrogato dei feromoni sessuali felini.

Classificazioni del caprifoglio

Nella famiglia delle lonicere sono presenti ben 200 specie di differenti morfologie. Si tratta di piante legnose e arbusti a portamento cespuglioso o eretto, ma anche rampicante. Sono stati coltivati anche diversi ibridi, sempreverdi e caducifoglia. Le specie italiane sono spontanee e hanno un comportamento volubile, ovvero sia rampicante che lianoso. Altre sono di tipo eretto-arbustivo.

caprifoglio

Si dice che i petali di caprifoglio, messi nei cassetti dei vestiti, aiutino a veicolare serenità

Questa varietà di comportamenti ha portato i botanici a suddividere il genere in 3 diverse sottocategorie:

  • Periclymenum o Caprifolium: comprende le piante rampicanti lianose con foglie superiori connate che formano cioè un collare attraversato dal fusto. Le specie spontanee italiane presenti in questa categoria sono: L. implexa (caprifoglio mediterraneo), L. caprifolium, L. etrusca (caprifoglio etrusco) e L. periclymenum (caprifoglio atlantico o periclìmeno).
  • Chamaecerasus o Xylosteum: in questo gruppo si trovano le cespuglianti (a portamento arbustivo o cespuglioso) che si caratterizzano per fiori peduncolati e frutti raggruppati. Qui si trovano le specie italiane spontanee L. nigra (caprifoglio nero), L. alpigena, L. xylosteum e L. coerulea (caprifoglio turchino).
  • Nintooa o Nontova: qui sono presenti le specie rampicanti e sempreverdi con fiori ascellari e appaiati. In questa sezione, tra le italiane c’è solo la L. biflora.

Tutte si caratterizzano per cicli vegetativi intermedi che comportano un quasi totale essiccamento della pianta. In questa fase si sviluppano dei nuovi polloni, che dopo qualche anno si disseccano, e così via.

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Lonicera xylosteum

Noto anche con i nomi di caprifoglio peloso, ciliegia della volpe, sanguini, pomola del diavolo e gisilostio è un cespuglio alto al massimo 15 dm con corteccia grigio-bluastra. In fioritura, la corolla è biancastra e successivamente giallastra o rosata. Il frutto è formato da due bacche subsferiche ed acquose di colore rosso.

caprifoglio

Le bacche del caprifoglio peloso sono acquose e di colore rosso

Lonicera alpina

Il caprifoglio alpino, conosciuto anche con gli attributi madreselva alpina, ciliegia bastarda, ciliegia selvatica, ciliegia di monte e camecèraso: è un cespuglio alto 3 metri e dalla corteccia chiara. I fiori, appaiati, hanno corolla di colore rosso-bruno; il frutto è rosso e formato da due bacche che si sviluppano per tutta la lunghezza dell’arbusto.

Lonicera caprifolium

Il caprifoglio comune, abbracciabosco, legabosco, uva di San Giovanni o manicciola è la specie italiana più comune. Può arrivare a più di 6 metri d’altezza; ha fiori bianco-rossi, stelo glabro che sporge insieme agli stami e bacche raggruppate ed aranciate.

caprifoglio

I fiori del caprifoglio possono essere di diversi colori

Coltivazione del caprifoglio

I caprifogli sono considerati arbusti rustici o semi-rustici, ideali per coprire zone del giardino o formare siepi, mentre le specie rampicanti sono utilizzate soprattutto per rivestire muri, verande o pergolati.
Alcune specie, come la L. fragrantissima fioriscono subito in primavera ma in genere i fiori spuntano nella stagione più calda.

La L. sempervirens è la specie più delicata, quindi va dimorata in zona calda e protetta, mentre la L. japonica-flexuosa va lasciata libera di vegetare come l’edera. L’impianto va fatto da maggio a settembre in buche profonde circa 50 cm foderate con concime organico maturo.

In genere, la lonicera predilige le posizioni soleggiate o al massimo in penombra ma al riparo dal freddo. Il terreno dev’essere molto umido, ricco, leggero e leggermente acido. A meno che gli esemplari non siano giovani, le piante si accontentano dell’acqua piovana; le innaffiature possono essere regolari solo nei periodi di grande caldo.

Le concimazioni devono essere effettuate dalla ripresa vegetativa fino a fine fioritura, con concime a lento rilascio ricco di potassio e fosforo, da somministrare alla base della pianta.

Tra marzo e aprile è possibile effettuare delle leggere potature che ne contengano la crescita. Una più radicale andrà effettuata invece in autunno-inverno per i caprifogli che vengono utilizzati come siepi.

Per proteggere la pianta dal gelo (inverno) e dall’eccessiva evaporazione dell’acqua (estate) è sufficiente una pacciamatura di paglia o foglie secche.

caprifoglio

Gli arbusti di caprifoglio vanno potati, regolarmente, in primavera

Caprifoglio in vaso

In autunno e in inverno, anche alla lonicera in vaso bastano le piogge. In estate, invece, va innaffiata una volta la settimana.

Vi consigliamo di leggere anche la nostra Mini-guida ai fiori da balcone

Riproduzione del caprifoglio

Il caprifoglio si può riprodurre per semina, in autunno, ma anche per talea apicale dei fusti (in autunno e in estate) e per propaggine.

  • Propaggine: si interra, a circa 15 cm di profondità, un ramo dalla pianta madre, fissandolo con un picchetto. Una volta avvenuta la radicazione (cioè dopo 1 anno), si stacca la nuova pianta dalla pianta madre e la si coltiva come adulta.
  • Semina: va fatta in semenzaio protetto, caldo e leggermente umido fino alla germinazione. In primavera, le nuove piante andranno dimorate in piena terra o in vasi abbastanza profondi.
  • Talea: si prelevano delle porzioni di ramo da mettere a radicare in un mix di sabbia e torba in parti uguali. Le piantine nuove andranno invasate quando ben robuste e rigogliose, mentre la messa a dimora avverrà nella primavera successiva.
caprifoglio afidi

Gli afidi sono nemici dei caprifogli

Parassiti e malattie

Gli acerrimi nemici del caprifoglio sono:

  • Afidi
  • Oidio o mal bianco, una malattia fungina che si sviluppa se il clima è molto umido e piovoso
  • Marciume radicale, se il terreno non è ben drenato
  • Cercosporiosi o mal del piombo, un’altra malattia fungina che provoca macchie brunastre sulle foglie, che in poco tempo muoiono

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