In Svizzera le alghe coltivate sul cavalcavia dell’autostrada

di La Ica del 4 luglio 2015

Dopo le api e gli orti, la nuova frontiera dello urban gardening potrebbero essere le alghe coltivate lungo le autostrade.

Grazie al fotobioreattore costruito per  la manifestazione Villes et Champs, da un’idea di The Cloud Collective, un gruppo di artisti e designer provenienti da tutto il mondo, è nata la prima coltivazione urbana di alghe al mondo, per produrre alghe coltivate grazie all’energia solare.

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Le alghe sono un alimento nutriente, perché ricco di proteine; abbondante in natura ma sotto costante minaccia di estinzione per via di inquinamento e riscaldamento globale; sono motlo ricercate anche dall’industria farmacologica e cosmetica per la realizzazione di creme, preparati e integratori anche a base non naturale.

Ma recenti sperimentazioni hanno trovato che le alghe potrebbero essere anche utili a combattere l’inquinamento su larga scala. Queste piante acquatiche sono in grado di nutrirsi di sole e anidride carbonica, rilasciano ossigeno nell’atmosfera.

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In questo progetto dei tubi trasparenti montati sul cavalcavia contengono le alghe coltivate grazie al fotobioreattore, alghe che possono poi essere usate per filtrare l’aria o bruciate come biomassa o ancora come ingrediente per l’industria alimentare e cosmetica. Una struttura di supporto in acciaio ingloba tutti i macchinari necessari alla coltivazione, pompe, filtri e i pannelli solari. Il funzionamento di questo bioreattore vuole spiegare come sia possibile la produzione di cibo in ambiente urbano, mantenendo la conservazione di spazi verdi e reinterpretando al contempo le infrastrutture esistenti.

Alghe coltivate in un fotobiorettore presso il viadotto in Route de Pont Boutin a Ginevra

Alghe coltivate in un fotobiorettore presso il viadotto in Route de Pont Boutin a Ginevra

Le alghe coltivate sul cavalcavia

Le alghe coltivate sul cavalcavia

I microorganismi raccolti sono stati ospitati dentro una spirale di tubi trasparenti per facilitarne la fotosintesi. Le alghe così coltivate sono state in grado di coprire la spesa sostenuta in un anno per la manutenzione del bioreattore, oltre a colorare di un bel verde vivace ed estivo, il grigio cavalcavia ginevrino.

Il progetto è stato avviato nel novembre dell’anno scorso, e ha permesso di coltivare alghe con il minimo ingombro, la minima spesa energetica e nel bel mezzo della città. La struttura di sostegno del fotobioreattore è infatti il guardrail del viadotto presente in corrispondenza di Route du Pont Butin, a Ginevra. Una provocazione? Forse, ma l’idea ha dato i suoi frutti: come a dichiarare che qualsiasi posto del mondo è buono per la produzione delle biomasse

Ad oggi, questo fotobioreattore urbano è ancora troppo costoso, ma se preso in considerazione dall’industria, potrebbe ben presto diventare una realtà.

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