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Simboli del riciclo della plastica: come riconoscerli e interpretarli

Scopriamo quali sono questi simboli e qual è il significato dei numeri

Oggi vi proponiamo un approfondimento sul tema simboli del riciclo plastica. La raccolta differenziata della plastica e della carta è ormai divenuta normale prassi della nostra quotidianità: per tutti e sul tutto il territorio.

Simboli del riciclo della plastica: come riconoscerli e interpretarli

Sicuramente, c’è chi è più diligente e chi un po’ meno. Tuttavia, è bene ricordare che, talvolta, ci sono delle situazione equivoche che portano anche i più diligenti e volenterosi a commettere involontariamente qualche errore.

Per effettuare il corretto smaltimento dei rifiuti, è bene conoscere i simboli del riciclo. In questa guida ci concentreremo su come ridurre lo spreco di plastica differenziandola correttamente, così da essere pronta per una seconda vita. Ecco quindi un comodo elenco con tutti i simboli da saper riconoscere.

Quali sono i simboli della plastica più comuni

La plastica, o meglio i materiali polimerici, non è tutta uguale. E non tutto il riciclo della plastica avviene allo stesso modo.

Iniziamo con il più diffuso e più facilmente riciclabile, il polietilene, dove PE è il simbolo che lo identifica. A seconda del tipo di materiale plastico e del processo produttivo, può essere:

  • HDPE: polietilene ad alta densità, e si trova nei simboli all’interno del triangolo con le frecce contrassegnato dal numero 2. Per differenziarla occorrono operatori specializzati. E quindi non si ricicla facilmente. Per esempio i tappi delle bottigliette sono in HDPE.
  • LDPE o PELD: polietilene a bassa densità, e nei simboli della raccolta differenziata è nel triangolo con le frecce contrassegnato dal numero 4. Si ricicla facilmente, in particolare quella tarsparente. Per esempio le bottigliette per bibite sono in LDPE.

simboli riciclo plastica

Altro materiale plastico molto diffuso è il PET o PETE, il polietilene tereftalato è contrassegnato dal numero 1 nel triangolo con frecce, è usato per una quantità incredibile di contenitori, soprattutto flaconi di prodotti per l’igiene. Anche questo è facilmente riciclabile.

Infine, il terzo gruppo di plastiche riciclabili e decisamente diffuse è il PVC, ovvero il polivinilcloruro che è simbolizzato dal numero 3 all’interno delle frecce.

I simboli del riciclo plastica con i numeri

Nell’ambito dell’utilizzo commerciale, e soprattutto per lo smaltimento, le materie plastiche sono suddivise in 7 categorie.

Generalmente, sugli imballi di plastica e in molti oggetti di questo materiale, troviamo il classico simbolo che ci dice che è riciclabile, con all’interno un numero. I materiali plastici riciclabili vanno dall’1 al 6, mentre il 7 non lo è, oppure non con la plastica, come nel caso del tetrapak.

Si tende a buttare tutto nello stesso contenitore, ma è bene approfondire la questione perché il numero ci dice in maniera specifica quale particolare tipo di plastica abbiamo in mano.

Quali sono i simboli del riciclo plastica con sigle

Ecco qui di seguito i simboli riportati sulle confezioni di plastica (bottiglie, flaconi e contenitori di vario tipo).

  • PET o PETE: simbolo del polietilene tereftalato (o arnite). Può essere indicato dal numero 1 (o 01). Impiegato nella maggior parte dei contenitori usa e getta, si presenta come una plastica leggera e flessibile. Una bottiglietta con tale numero identificativo non andrebbe utilizzata più di una volta in quanto aumenta il rischio di contaminazioni batteriche. Inoltre, questo tipo di materiale rilascia componenti tossiche che vanno ad interferire con il sistema endocrino. Si ricicla nella raccolta differenziata della plastica.
  • PE: simbolo del polietilene. Talvolta viene specificato se si tratta di PE ad alta densità (HDPE, PE-HD), che può essere sostituito dal numero 2, oppure a bassa densità (LDPE, PE-LD), che può essere sostituito dal numero 4 (o 04). Si differenzia nella raccolta della plastica. Gli esperti raccomandano di acquistare bottiglie d’acqua marchiate con questo numero perché, probabilmente, sono le più sicure e l’acqua da bere in essa contenuta è quella più pulita.
  • PVC: simbolo del polivinilcloruro o cloruro di polivinile. Può essere indicato dal numero 3 (o 03). Di questo materiale sono fatti tutti gli imballaggi alimentari (tipo cellophane), alcune bottiglie di olio da cucina, giocattoli per bambini e per animali. Si sconsiglia l’acquisto di prodotti realizzati con tale tipo di plastica perché responsabile del rilascio di pericolose sostanze chimiche. Si smaltisce con la plastica tramite differenziata.
  • PP: simbolo del polipropilene (o moplen). Può essere indicato dal numero 5 (o 05) e viene riciclato dopo essere stato smaltito con la differenziata della plastica. Questo materiale viene impiegato per il confezionamento di cibi piuttosto delicati come i latticini (es. i vasetti di yogurt). Si tratta di una plastica resistente, leggera e termoindurente ovvero che non si scioglie con il calore. A differenza di altri materiali, costituisce un’efficace barriera contro l’umidità.
  • PS: simbolo del polistirolo o polistirene. Può essere indicato dal numero 6 (o 06). Lo si trova in genere nelle confezioni degli elettrodomestici perché protegge dagli urti. In polistirene sono fatti anche i comuni piatti e bicchieri di plastica. Non andrebbe mai sottoposto a fonti di calore poiché è possibile il rilascio di sostanze cancerogene. Viene differenziato nella plastica.
  • Altro (O o 7): in questa categoria ricadono tutti gli altri tipi di plastica che non rientrano nelle tipologie sopra descritte, come polimetilmetacrilato, policarbonato, acido polilattico, nylon e fibra di vetro. Spesso si tratta di accoppiamenti di materiali di tipo diverso e non separabili, come ad esempio: carta-plastica, plastica-alluminio, carta-alluminio… Esempi tipici sono i cartoni del latte e dei succhi di frutta (i cosiddetti tetrapak), ma anche la carta dei salumi, del pollo arrosto, la confezione del caffè, alcune bustine per medicine… Tutti questi ultimi tipi di plastiche non sono facilmente riciclabili e pertanto non vengono differenziate tramite la raccolta dei rifiuti.

Simboli riciclo plastica

Quale tipo di plastica va nella raccolta differenziata

Gli imballaggi in plastica che utilizziamo quotidianamente sono divisi in base al polimero utilizzato e, per ognuno di essi, esiste una sigla e un codice riciclo.

Riassumiamo qui di seguito i vari codici:

  • PET o PETE (polietilene tereftalato): codice identificativo 1
  • HDPE (polietilene ad alta densità): codice identificativo 2
  • PVC O V (cloruro di polivinile): codice identificativo 3
  • LDPE (polietilene a bassa densità): codice identificativo 4
  • PP (polipropilene): codice identificativo 5
  • PS (polistirene o polistirolo): codice identificativo 6
  • Altre plastiche: codice identificativo 7 (non riciclabili)

Cosa gettare nella raccolta differenziata della plastica

Dopo tutta questa spiegazione teorica, vediamo in pratica cosa dobbiamo gettare nella raccolta differenziata della plastica facendo tanti esempi pratici:

  • bottiglie e bottigliette di acqua ed altre bevande
  • imballaggio esterno delle confezioni di acqua e altre bevande
  • shopper e buste della spesa (anche quelle biodegradabili)
  • flaconi di detersivi
  • contenitori di shampoo e bagnoschiuma
  • flaconi di sapone liquido con erogatore
  • vaschette di alimenti confezionati come salumi e formaggi
  • vaschette e imballi per alimenti come ad esempio quelle per l’imballaggio di carne, pesce, frutta e verdura
  • barattoli dello yogurt
  • vaschette del gelato artigianale che sono in polistirolo
  • vassoi di cioccolatini
  • sacchetti di alimenti e snack come pasta, riso, patatine, snack, merendine…
  • blister preformati, come ad esempio le confezioni delle lampadine o degli spazzolini da denti
  • vaschette portauova
  • piatti e bicchieri in plastica
  • flaconi di detersivi  con spruzzino (tipo Vetril o anticalcare)
  • confezioni di sughi e condimenti
  • imballaggi degli elettrodomestici (polistirolo, fascette e involucri)

Simboli riciclo plastica

E i tappi vanno gettati assieme alla bottiglia?

Tappi e bottiglie non sono dello stesso materiale, e devono quindi avere un percorso di riciclo differente.  Meglio dunque non riavvitare il tappo sulla bottiglietta e, se possibile, riciclarlo a parte.

I tappi sono costituiti da polietilene (PE) o polietilene ad alta densità (HDPE). In particolare, quelli in HDPE sono molto resistenti, tanto da poter essere riutilizzabili all’infinito, mentre per produrli occorrono elevate quantità di petrolio, energia, e acqua.

Il problema è che sono considerati rifiuti urbani, e quindi si deve ricorrere a società autorizzate per la loro raccolta. Attenzione anche a non lasciarli sciolti, perchè finirebbero nello scarto.

Considerate allora l’opzione della raccolta tappi plastica per beneficienza, che saranno rivenduti per un’azione benefica. Non sempre finisce così però, e vengono buttati, perché hanno un prezzo bassissimo poco. Dati alla mano, 1 tonnellata di tappi rende appena 150-200 euro ma occupa un volume enorme.

Simboli riciclo plastica: quali sono le plastiche non riciclabili

Termoindurenti e gli elastomeri sono i più difficili da riciclare. Ad oggi, infatti, gli oggetti che fanno parte di queste categorie non vengono riciclati.

Dove buttare la bioplastica

Sempre più diffusi sono i contenitori e gli imballi per alimenti in bioplastica, che possono dunque essere smaltiti con l’organico perchè derivati da materiali che si degradano facilmente e velocemente.

Dovete però controllare che ci sia il simbolo o l’indicazione di plastica compostabile oltre che biodegradabile. Per poterlo fare, i rifiuti devono essere non solo biodegradabili, ma anche compostabili. Altrimenti andranno nella plastica, anche se è sempre meglio verificare le regole del vostro Comune circa lo smaltimento dei rifiuti organici e non.

Dove buttare la tovaglia plastificata

Tovaglie usa e getta (in carta plastificata oppure tessuto-non-tessuto) va nell’indifferenziato e nei rifiuti non riciclabili. Tovaglioli di carta, bianchi o con piccole decorazioni, vanno nell’umido o organico.

Altre informazioni utili

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Federica Ermete

Nata a Busto Arsizio nel 1982, dopo il diploma si trasferisce a Cremona – dove vive tutt’ora – per conseguire la laurea in ambito umanistico. Sia per formazione professionale che per passione personale, i suoi ambiti di specializzazione sono l’alimentazione, la salute, il fitness di cui è appassionata anche nella vita quotidiana, ed il benessere naturale. Collabora con entusiasmo con la redazione di Tuttogreen dal giugno 2020.

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