Animali

I segreti del camoscio, uno stupendo animale di montagna tutto da scoprire

Erbivoro ungulato dalla muta cangiante, il camoscio è diffuso soprattutto nella zona delle Alpi. Fa parte della sottofamiglia dei Caprini, come suggerisce il suo aspetto; infatti il suo nome scientifico è Rupicapra rupicapra.

I segreti del camoscio, uno stupendo animale di montagna tutto da scoprire

Camoscio animale

Olfatto finissimo, vista e udito molto acuti, è un mammifero della famiglia dei Bovidi. Le specie italiane, il Rupicapra rupicapra rupicapra e il Rupicapra pyrenaica ornata, sono tipici della zona delle Dolomiti e dell’Appennino centrale.

Altri camosci si trovano in Europa (Pirenei, Pre-Alpi della Chartreuse, Caucaso, Penisola Balcanica, Monti Tatra e Carpazi) ed in Asia Minore. Le sue origini sono antichissime; pare infatti che il primo fossile risalga a 250/150mila anni fa!

Camoscio alpino

È il nome non scientifico del Rupicapra rupicapra. È stato definito così perché era diffuso soprattutto nell’arco alpino. Ancora oggi, la sua presenza in Centro-Europa è particolarmente significativa.

In Italia, è possibile trovarlo nelle zone di Trento, Bolzano e Verona. E poi in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.

Ungulato robusto ma agile, occupa l’habitat con lo stambecco, il muflone e la capra selvatica, con cui condivide anche le sembianze.

Il suo mantello, costituito da pelo superficiale e primo pelo, gli consente un ottimale protezione dalle alte temperature. Cambia colore e texture in autunno, quando è più bruno, lungo e folto, ed in primavera, quando è corto, ruvido e di color marrone chiaro con sfumature giallastre, grigie e rosse.

Inoltre, a differenza dei cervidi, i camosci hanno corna permanenti. Scure, composte da cheratina (presenti anche nel pelo e nelle unghie), la loro crescita avviene principalmente in primavera.

Camoscio maschio e femmina differenze

Le differenze principali si hanno nella corporatura. La lunghezza, dalla testa alla coda, oscilla dai 130-150 cm dei maschi ai 105-125 delle femmine. Diversi sono anche l’altezza ed il peso, che è influenzato dal genere ma anche dalla stagione.

Il picco massimo si ha nei maschi, che in ottobre possono raggiungere i 50 kg. Le femmine, invece, non superano i 42. Più in generale, la corporatura del maschio è più tozza, mentre quella della femmina è longilinea e sottile.

Camoscio di montagna

Il camoscio alpino predilige quote comprese tra i 1.000 e i 2.800 metri. Pertanto, il suo habitat naturale è composto da pendii rocciosi e scoscesi, punteggiati da boschi di conifere e latifoglie, praterie alpine e pascoli.

Essendo animali predisposti al freddo, durante i mesi caldi non è facile incontrarli; preferiscono passare il loro tempo in ombra a ruminare, ed uscire presso i pascoli solo con il crepuscolo.

In inverno, si comportano nella maniera contraria, prediligendo le zone a minor copertura nevosa e con vegetazione meno fitta. Questo è anche il periodo in cui arrivano a nutrirsi meno, il loro peso corporeo scende vertiginosamente e le corna smettono di svilupparsi.

FOCUS: la tradizione millenaria della transumanza

Camoscio femmina

In primavera, nel periodo del parto, le femmine gravide tendono a muoversi verso pendii poco accessibili e pareti a strapiombo.

Maschi e femmine vivono geograficamente separati, e la tendenza aumenta con il passare dell’età. Fino al momento in cui si avvicina il periodo degli accoppiamenti.

Le femmine vivono a quote più elevate rispetto ai maschi ma in autunno, questi si avvicinano ai branchi delle femmine, scese a quote più basse.

L’estro si compie una volta l’anno e dura dalle 36 alle 72 ore, ma se la femmina non viene fecondata, si ripete dopo 3 settimane circa. Possono partorire già al compimento dei 2° anno d’età.

La gestazione dura tra i 160 ed i 170 giorni, tra metà maggio e metà giugno. In generale, la femmina dà alla luce un solo cucciolo.

Camoscio cucciolo

Il cucciolo viene chiamato “capretto”. Passerà il primo anno di vita con la madre, che si separerà immediatamente dal gruppo, creandone uno nuovo, composto solo da femmine e dai loro piccoli. Nel caso vi sia un parto successivo, il cucciolo verrà allontanato.

Presentano già le corna. L’accrescimento è maggiore proprio nei primi 3 anni di vita (6–7 cm nei capretti contro i 7-10 cm degli adulti).

A 1-2 mesi, posseggono già anche i denti da latte. A 2 anni hanno già quasi tutti gli incisivi definitivi, poiché possono già considerarsi adulti. La maturità sessuale arriva infatti al compimento del 18° mese.

La carne di camoscio si può mangiare?

Premesso che noi ovviamente vi sconsigliamo di mangiarla, perché fa parte della cosiddetta cacciagione. È consumata principalmente in montagna ed ha caratteristiche nutrizionali che gli estimatori ritengono essere interessanti. Non essendo infatti carne d’allevamento, è tenera, gustosa, e quasi del tutto priva di grassi, oltre che di tossine come antibiotici, ormoni, vaccini.

D’altro canto, vi è il rischio che venga contaminata dal piombo dei proiettili dei fucili da caccia, a tal punto che l’Autorità Norvegese per la Sicurezza Alimentare consiglia, a bambini e donne in gravidanza, di mangiare cacciagione per non più di una volta al mese.

È oltretutto sconsigliata a chi soffre di iperuricemia (la cosiddetta gotta), per l’elevato quantitativo di proteine (20-22%). Ma può essere consumata dai cani, soprattutto quelli alimentati secondo la dieta B.A.R.F.

Camoscio appenninico

Il camoscio appenninico, detto anche camoscio d’Abruzzo, è una specie ben distinta dal camoscio alpino, ma è una sottospecie del camoscio dei Pirenei.

In generale, è più tozzo. Infatti, non supera gli 80 cm d’altezza ed i 130 di lunghezza, ma si differenza da tutte le altre varietà principalmente per le corna, che possono raggiungere, come negli stambecchi, i 30 cm e più.

Inoltre, questo tipo di camoscio si caratterizza per un pelo (rossiccio nei mesi estivi e bruno-nerastro in quelli invernali) con zone giallastre su ventre, posteriore, gola, zampe e testa.

camoscio
Il camoscio sa essere agilissimo…

Stambecco e camoscio

Entrambi sono animali selvatici, ungulati e con le corna. Ma a differenza dello stambecco, quelle del camoscio sono sottili, piccole, scure e a forma di uncino. Un’altra maniera per distinguerli è guardare il pelo.

Lo stambecco ha un manto piuttosto uniforme, mentre il camoscio si distingue per tre zone chiare: intorno al muso, alla gola e nella zona anale, e per due strisce scure sul viso e sulla schiena, dov’è presente la cosiddetta ‘barba dorsale’.

Il camoscio si sposta sulla neve con facilità, grazie alla particolare conformazione dello zoccolo, che aderisce anche al ghiaccio. Ha inoltre un cuore più grande rispetto alla sua corporatura, che gli permette di resistere a grandi sforzi, come le camminate lunghe e veloci sui dirupi.

Il camoscio è pericoloso?

Non è pericoloso, anzi, come tutti gli animali selvatici ha paura dell’uomo, e quando si sente in pericolo, cerca di ritirarsi il più velocemente possibile in zona appartate, come boschi e cime.

Prima del XVIII secolo, c’era l’abitudine di prendere al lazo i camosci per tirarli giù dai dirupi. Una pratica che ha portato alla morte anche di diversi cacciatori.

Con l’avvento dei fucili, in un solo secolo la situazione si è ribaltata: il camoscio si è infatti estinto localmente in diverse zone, ma grazie all’introduzione di nuove regole alla caccia e di aree protette, in Italia la sua popolazione è passata dalle 100mila unità del 1995 alle 124mila del 2008.

camoscio
Il camoscio è abilissimo a muoversi su terreni rocciosi o innevati.

Camoscio in inglese

Gli anglofoni usano il toponimo francese chamois (pronuncia: ‘sciamuà’). Derivante del gallico camox, e probabilmente mutuato da una lingua alpina, è anche la radice del termine olandese.

Una curiosità: nel Missouri, Stati Uniti, c’è una cittadina di nome Chamois. Venne fondata nel 1856, e chiamata così per via del suo paesaggio montano, che ricorda la città di Chamonix.

Si può utilizzare la chamois creme per correre?

Se siete degli sportivi, è possibile che vi siate imbattuti nella cosiddetta chamois creme o chamois butter. Un unguento pensato per diminuire l’attrito nelle parti intime. È utilizzato da ciclisti, corridori e atleti di triathlon.

Camoscio pelle

È proprio la concia che dà alla pelle di camoscio quella delicatezza tipica. Meglio ancora sarebbe acquistare prodotti in pelle sintetica, più resistente, vegana e facile da pulire.

In inglese, si chiama pelle di camoscio la cosiddetta pelle di daino. Viene utilizzata per asciugare l’automobile dopo il lavaggio, in particolare i vetri. Per la sua capacità di assorbimento, è utile anche per lucidare le parti cromate.

La pelle di camoscio si può tingere?

Può essere tinta con pigmenti idrosolubili specifici. Prima, però, è necessario prepararla, pulendola a fondo con delle salviette per bambini.

L’applicazione dev’essere fatta in luogo ben ventilato, avendo cura di proteggere se stessi e le superfici, ma anche eventuali accessori (come ad esempio, gli elementi cromati delle borse).

Inumidite d’acqua la pelle con un panno o una spugna. Poi applicate la tinta effettuando movimenti circolari. Utilizzate un pennello per raggiungere i punti difficili.

Iniziate con una piccola quantità per poi saturare gradualmente il colore fino a raggiungere la sfumatura desiderata. Lasciate asciugare ogni strato, prima dell’applicazione successiva.

Una volta asciugato l’ultimo strato, passate un panno pulito sulla superficie per rimuovere eventuali eccessi di tintura. Stendete, infine, uno strato di finish, per evitare trasferimenti.

Le lenzuola in camoscio sono sicure?

Nei paesi Anglosassoni c’è l’abitudine di rivestire le culle dei neonati con lenzuola in pelle di camoscio, per via della sua morbidezza, ma recentemente sono stati sollevati dubbi circa il fatto che non siano igienizzabili.

Cosa sono gli chamois grips

Un nastro in pelle di camoscio viene utilizzato anche per proteggere la stecca in legno da hockey su ghiaccio dall’usura, e per dare all’impugnatura un maggiore feel antiscivolo.

Camoscio tessuto

La pelle di camoscio viene conciata per la realizzazione di scarpe, borse, capi d’abbigliamento, e persino nell’arredamento. È preferibile non lavarla in lavatrice, ma con bicarbonato o sapone di Marsiglia.

Camoscio scarpe

Per smacchiare delle scarpe di camoscio autentico, è importante agire con tempestività. Si può utilizzare un canovaccio inumidito con un mix di aceto di vino bianco e acqua. Strofinate lievemente e poi asciugate col phon. Oppure usate il latte.

Se le striature più chiare sono date dall’usura del tempo o dalla polvere, basterà solo una spazzola con setole in gomma o un prodotto specifico spray, chiamato “camoscina” per scarpe.

Cosa sono gli chamois (shorts)

Per chamois shorts (o semplicemente chamois) s’intendono dei pantaloni ciclisti con imbottitura in pelle d’animale (capra, agnello, antilope), per prevenire le irritazioni delle zone intime durante le gare agonistiche. Oggi, si tratta soprattutto di fibra sintetica.

Camoscio d’oro: perché si chiama così?

Chiudiamo con una curiosità. Il Camoscio d’Oro è un formaggio a pasta molle e crosta fiorita, simile al brie. Il suo logo è un camoscio dorato, ma è prodotto con latte vaccino senza lattosio. Il Camoscio d’Oro DeliCapra, invece, contiene latte di capra. Il prodotto, dunque, col camoscio di fatto non c’entra nulla… probabilmente l’aspetto morbido al tatto del prodotto ha suggerito ai produttori di trovare un animale che evocasse questa morbidezza.

Approfondimenti consigliati

Potrebbero interessarvi anche:

Altri animali da conoscere:

  • Ghiro: tutto sull’animale “dormiglione” per eccellenza
  • Capriolo: un altro ungulato tutto da conoscere
  • Il cervo, animale affascinante e ricco di simbologia
  • Coniglio: aspetto, razze e consigli per crescere questo animale
  • La lince, semi-sconosciuta e a rischio di estinzione
  • Scoiattoloun simpatico mammifero che va in letargo
  • Cavalli, origine, caratteristiche, cura di questi splendidi animali
  • Criceto: le cose da sapere prima di adottare un esemplare
  • Alpaca: caratteristiche dell’animale e del suo prezioso vello
  • Canarino: aspetto, carattere e principali esigenze etologiche

La Ica

Web editor freelance per portali e siti che si occupano di viaggi, lifestyle, moda e tecnologia. Districatrice di parole verdi per TuttoGreen dal maggio 2012, nello stesso anno ha dattiloscritto anche per ScreenWeek. Oggi, pontifica su Il Ruggito della Moda, scribacchia di cinema su La Vie En Lumière, tiene traccia delle sue trasvolate artistiche su she)art. e crea Le Maglie di Tea, una linea di magliette ecologiche.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close