Lattosio e intolleranza: quello che c’è da sapere

di Alessia del 23 gennaio 2018

Il lattosio negli ultimi anni è sempre più al centro dell’attenzione, a causa del boom di intolleranze sviluppate nei confronti di questo zucchero. Cerchiamo di capire bene cos’è e qual è il suo ruolo all’interno dell’organismo.

Lattosio e intolleranza: quello che c’è da sapere

Lattosio: cos’è

Il lattosio è lo zucchero del latte, quindi rientra nella famiglia dei carboidrati. Per l’esattezza è un disaccaride, quindi è costituito da glucosio e galattosio. È proprio il lattosio a fornire al nostro corpo la maggior parte del galattosio disponibile.

Una volta ingerito, viene subito assorbito nell’intestino. Poi a livello del fegato il galattosio viene convertito in glucosio, rendendosi così disponibile come fonte energetica di molti tessuti.

Durante il processo digestivo, il lattosio viene scisso nei due monosaccaridi grazie ad un enzima particolare, chiamato lattasi. Quest’ultimo è molto importante, in quanto un suo malfunzionamento è responsabile dell’intolleranza al lattosio.

Dove si trova il lattosio?

Il lattosio lo ritroviamo in tutti gli alimenti che contengono latte, quindi sono compresi i derivati. Ovviamente sarà maggiore nel latte, per poi essere presente in numero variabile in tutti gli altri alimenti.

Ad esempio, nei formaggi a pasta dura, i processi di lavorazione ne vanno a ridurre la quantità. Questo perché il siero, che ne è particolarmente ricco, viene quasi del tutto eliminato mediante la pressatura. Poi con la stagionatura il lattosio si azzera.

Tuttavia è bene precisare che questo zucchero viene spesso impiegato in ambito industriale come additivo alimentare.

Difatti, leggendo l’etichetta con tutti i valori nutrizionali, se ne potranno scoprire tracce anche negli insaccati, in alcune salse, pane e prodotti da forno, cibi in scatola e così via.

Persino alcuni farmaci lo utilizzano come eccipiente.

intolleranza lattosio

Intolleranza al lattosio

Il lattosio fa male? Come mai molte persone sviluppano un’intolleranza?

Facciamo un piccolo passo indietro: il latte accompagna da sempre la nostra alimentazione. Sin da quando nasciamo, è l’unico alimento di cui si nutrono i neonati e condividiamo la pratica dell’allattamento con tutti i mammiferi.

Il latte è una ricca fonte di proteine, vitamine e sali minerali. Sono tante le forme con cui possiamo consumarlo, anche trasformato, sotto forma di yogurt, formaggi, burro e quant’altro.

Tuttavia alcune persone potrebbero fare difficoltà a digerire quantità significative di questo zucchero. Per questo si viene a definire un quadro di intolleranza, da non confondere con l’allergia al latte. Quest’ultima difatti è una reazione avversa manifestata nei confronti delle proteine del latte.

Per rilevare la presenza dell’intolleranza, uno dei test più attendibili è il Breath Test, che va a misurare la quantità di idrogeno presente nel respiro prima e dopo aver assunto una certa quantità di lattosio.

Enzima lattasi e sintomi

L’intolleranza è dovuta alla scarsa presenza dell’enzima lattasi. Questo fa sì che il lattosio non possa essere scisso e di conseguenza digerito.

Così lo zucchero arriva fino al colon e poi nell’intestino crasso, dove i batteri lo marcano come se fosse una sostanza tossica e inizia a fermentare.

Il risultato sono i tipici sintomi dell’intolleranza al lattosio, quali diarrea, crampi addominali, gonfiore. Tuttavia si rilevano anche senso di stanchezza, nausea, stitichezza e mal di testa. I sintomi sono variabili da un individuo ad un altro.

In alcuni casi i neonati nascono già con un‘assenza congenita di lattasi, ma si tratta di casi davvero rari. Generalmente questa intolleranza si sviluppa con il tempo, spesso compare per la prima volta in età adulta.

Questo perchè già dall’età pre-scolare, quindi dai 3 anni in poi, l’attività della lattasi inizia a scendere progressivamente. In alcuni casi i suoi valori sono molto bassi e quindi scatenano reazioni eccessive anche alla minima quantità di lattosio ingerito.

Inoltre si è scoperto che una mancata assunzione del latte per molti anni, la celiachia e alcune patologie gastrointestinali possono interferire con la capacità enzimatica.

Dieta e cura dell’intolleranza al lattosio

Non esiste una vera e propria cura dell’intolleranza al lattosio, se non una riduzione totale o parziale di tutti gli alimenti che lo contengono.

Il rischio però è che eliminando completamente latte e derivati, l’organismo vada in deficit di calcio. Quindi bisognerebbe bilanciare la dieta in maniera tale da trovare altre fonti di calcio.

Inoltre oggi è possibile consumare molte alternative al latte vaccino, come il latte di soia, di mandorle, di avena e così via.

Senza considerare che oramai in commercio sono disponibili tanti prodotti delattosati e il loro numero è in costante aumento proprio per rispondere alle esigenze di sempre più persone che ogni anno lamentano intolleranze.

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