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Specie a rischio: la coccinella europea minacciata da quella asiatica

Arlecchino vs Ladybird. Non è una sfida tra strane creature virtuali ma l’ultimo allarme lanciato dagli scienziati per denunciare il rischio estinzione della coccinella europea Septempunctata (ladybird in inglese è la coccinella), quella con sette puntini neri sul dorso rosso per intenderci, che negli ultimi anni sta diventando preda della ben più feroce cugina asiatica Harmonia Axyridis o ‘coccinella arlecchino’.

Specie a rischio: la coccinella europea minacciata da quella asiatica

Complici i cambiamenti climatici, la globalizzazione e l’introduzione forzata di alcune specie esotiche di coleotteri nel continente europeo, il cannibalismo tra coccinelle rischia di mettere in serio pericolo l’equilibrio di interi eco-sistemi. Perché la coccinella europea ha una grande utilità ecologica nella lotta biologica e trova impiego in agricoltura per la sua efficace azione distruttiva degli afidi e degli acari che infestano le piante soprattutto in tarda primavera.

Purtroppo è vulnerabile agli attacchi della cugina asiatica, particolarmente aggressiva, territoriale, veloce nel riprodursi e famelica.

La varietà arlecchino divora di tutto ciò che trova, comprese larve di farfalle, cocciniglie, afidi, acari, falene, polline bruchi, insetti e specie autoctone benefiche che si nutrono di parassiti delle piante e, all’occorrenza, diventa anche cannibale con le sue consimili autoctone dai sette puntini.

Distinguere la specie asiatica da quella nostrana è piuttosto facile: la prima è un po’ più grande e sul dorso ha un numero di puntini variabile, mentre le ali spesso non sono rosse ma gialle o arancio ed è proprio la colorazione variabile ad averle fatto conquistare il soprannome di “arlecchino”.

La coccinella arlecchino è stata importata a metà degli anni Novanta proprio per combattere i parassiti delle coltivazioni ma ha dimostrato di essere fin troppo ‘efficiente’ nel suo lavoro,  incidendo sulla sopravvivenza di su un vasto numero di insetti e mettendo a rischio anche alcune colture. Nei vitigni, ad esempio, la sua presenza può essere micidiale visto che in prossimità della vendemmia ama rifugiarsi all’interno dei grappoli più grossi e compatti dove rilascia una sostanza (l’emolinfa) dall’odore nauseabondo in grado di alterare fortemente il sapore del vino.

Gli scienziati, però, non hanno dubbi: come tutti gli insetti, anche la arlecchino ha un suo predatore specifico. Speriamo solo che lo trovino presto…

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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Un commento

  1. Gli scienziati hanno sempre una risposta, soprattutto dell’inutile. Servonjo meno scienziati e piu gente che lavora suil serio. scaldasedie ce ne sono ormai troppi.

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