Specie a rischio: la coccinella europea minacciata da quella asiatica

di Erika Facciolla del 18 Febbraio 2012

Arlecchino vs Ladybird. Non è una sfida tra strane creature virtuali ma l’ultimo allarme lanciato dagli scienziati per denunciare il rischio estinzione della coccinella europea Septempunctata (ladybird in inglese è la coccinella), quella con sette puntini neri sul dorso rosso per intenderci, che negli ultimi anni sta diventando preda della ben più feroce cugina asiatica Harmonia Axyridis o ‘coccinella arlecchino’.

Specie a rischio: la coccinella europea minacciata da quella asiatica

Complici i cambiamenti climatici, la globalizzazione e l’introduzione forzata di alcune specie esotiche di coleotteri nel continente europeo, il cannibalismo tra coccinelle rischia di mettere in serio pericolo l’equilibrio di interi eco-sistemi. Perché la coccinella europea ha una grande utilità ecologica nella lotta biologica e trova impiego in agricoltura per la sua efficace azione distruttiva degli afidi e degli acari che infestano le piante soprattutto in tarda primavera.

Purtroppo è vulnerabile agli attacchi della cugina asiatica, particolarmente aggressiva, territoriale, veloce nel riprodursi e famelica.

La varietà arlecchino divora di tutto ciò che trova, comprese larve di farfalle, cocciniglie, afidi, acari, falene, polline bruchi, insetti e specie autoctone benefiche che si nutrono di parassiti delle piante e, all’occorrenza, diventa anche cannibale con le sue consimili autoctone dai sette puntini.

Distinguere la specie asiatica da quella nostrana è piuttosto facile: la prima è un po’ più grande e sul dorso ha un numero di puntini variabile, mentre le ali spesso non sono rosse ma gialle o arancio ed è proprio la colorazione variabile ad averle fatto conquistare il soprannome di “arlecchino”.

La coccinella arlecchino è stata importata a metà degli anni Novanta proprio per combattere i parassiti delle coltivazioni ma ha dimostrato di essere fin troppo ‘efficiente’ nel suo lavoro,  incidendo sulla sopravvivenza di su un vasto numero di insetti e mettendo a rischio anche alcune colture. Nei vitigni, ad esempio, la sua presenza può essere micidiale visto che in prossimità della vendemmia ama rifugiarsi all’interno dei grappoli più grossi e compatti dove rilascia una sostanza (l’emolinfa) dall’odore nauseabondo in grado di alterare fortemente il sapore del vino.

Gli scienziati, però, non hanno dubbi: come tutti gli insetti, anche la arlecchino ha un suo predatore specifico. Speriamo solo che lo trovino presto…

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kordan settembre 2, 2015 @ 6:24 pm

Gli scienziati hanno sempre una risposta, soprattutto dell’inutile. Servonjo meno scienziati e piu gente che lavora suil serio. scaldasedie ce ne sono ormai troppi.

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