Capelvenere: tutto su questa pianta appartenente alla famiglia delle felci

di La Ica del 16 novembre 2017

Adiantum capillus-veneris è il nome scientifico del capelvenere, pianta rizomatosa conosciuta per le sue proprietà medicinali. Diffusa in Europa, Africa, America del Nord e Centrale, appartiene alla famiglia delle felci, o meglio Pteridaceae.

Molti sono i miti e le storie dedicate al capelvenere. Data la sua predilezione per i luoghi poco luminosi e umidi, era la pianta consacrata al dio Plutone e alle ninfe delle acque. Ma è stata citata anche da Teocrito, Gabriele D’Annunzio e Cesare Pavese in tempi più recenti.

Il nome scientifico ‘adiantum’ significa asciutto. Infatti le fronde del capelvenere possono essere immerse nell’acqua ma non saranno mai bagnate.

Anche il nome volgare fa riferimento alle fronde, che, essendo leggere e delicate, sembrano assomigliare ai capelli di Venere.

Nei secoli passati, questa pianta veniva spesso utilizzata come sostituto del . Infatti in Piemonte la parola ‘capilèr‘ serve a indicare tutti gli infusi di erbe aromatiche.

Classificazioni del capelvenere

La felce è una pianta perenne, caratterizzata da bulbo strisciante (pressoché piatto) e di colore scuro. Le sue fronde sono composte da piccole foglie cuneiformi di colore verde tenero che si dipartono da un sottile stelo nero e lucido. Spesso, la pianta non supera l’altezza di 40 cm.

Ciò che più la caratterizza, però, sono le spore, che si sviluppano presso il lato inferiore delle foglie e vengono rilasciate da luglio a settembre. Si dice infatti che la felce sia un ‘corno’, ovvero una pianta completa nelle sue parti (a differenza di muschi e licheni) che però non possiede gli organi di riproduzione visibili, cioè i fiori.

capelvenere

Il capelvenere ha fronde delicate e sinuose che ricordano i capelli della dea Venere

È diffusa grosso modo in tutto l’emisfero australe. Si sviluppa senza problemi nelle aree tropicali e fino a un’altitudine di 1.500 mt. Infatti preferisce i terreni calcarei vicino a grotte, cascate e pozzi. La famiglia a cui appartiene, quella delle Pteridaceae, è talmente numerosa da essere stata in divisa in 4 gruppi e 6 sottofamiglie. Quella del capelvenere è la sottofamiglia delle Adiantaceae.

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Proprietà del capelvenere

Il capelvenere è noto in tutto il mondo per le numerose virtù terapeutiche date dai derivati del canferolo, come l’adiantone. Ma contiene anche triterpenoidi, tannini e piccole quantità di oli essenziali, in grado di:

  • Curare le affezioni delle vie aeree
  • Facilitare la digestione e la funzionalità biliare
  • Favorire la produzione di sudore, utile in caso di sintomi parainfluenzali
  • Favorire la diuresi; è dunque un depuratore del sangue
  • Regolarizzare il ciclo mestruale
  • Regolarizzare la pressione sanguigna
  • Rallentare e combattere la caduta dei capelli
  • Ridurre lo stimolo a bere e a fumare
capelvenere e calvizie

Il capelvenere sarebbe in grado di contrastare almeno in parte la comparsa della calvizie

Le parti utilizzate sono rizomi e fronde, utili a effettuare infusi e decotti ad uso topico. Le fronde, in particolare, vengono raccolte durante il periodo estivo ed autunnale, e fatte essiccare a testa in giù in luoghi ben aerati, caldi e bui. Una volta seccate, andranno conservate all’ombra, in barattoli di vetro o di porcellana chiusi.

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La coltivazione del capelvenere

Nonostante prediliga i luoghi ombrosi e umidi, è una pianta piuttosto esigente. Non ama quindi i raggi diretti del sole, bensì la luce diffusa. Deve essere esposta all’aria, ma non alle correnti fredde: la sua temperatura ideale è intorno ai 18 °C. Le innaffiature devono quindi essere abbondanti in estate, mentre in inverno tali da mantenere il terreno sempre umido.

La concimazione andrà effettuata ogni 15 gg durante la stagione primaverile ed estiva, con dei concimanti ricchi sia di micro che di macroelementi, da mescolare all’acqua di irrigazione.

capelvenere

Le felci non amano la luce diretta del sole

Capelvenere in vaso: è possibile?

Il capelvenere può essere coltivato anche in vaso, a patto che l’ambiente in cui si trova non sia secco. Per mantenere sempre il terreno ben umido, basta disporre il vaso su di un sottovaso con ghiaia o altro materiale drenante. Attenzione che il fondo del vaso non rimanga a contatto con l’acqua altrimenti potrete far marcire le radici.

Essendo delle piante a rapido accrescimento, sarà quasi sicuramente necessario rinvasarle (a marzo). Prima di farlo, liberatevi delle fronde secche o danneggiate e utilizzate un terriccio a base di 3 parti di torba, 2 di sabbia grossolana e fertilizzante di base.

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Riproduzione del capelvenere

La felce si riproduce in cespi (all’incirca ogni 3 anni) o tramite la raccolta delle spore (in primavera).

La divisione della pianta deve avvenire in primavera. La si toglie dal vaso, si afferra la zolla di terra e si divide in due o più parti (a seconda delle dimensioni della pianta), in modo tale che ciascuna porzione abbia almeno due gemme. Ogni porzione andrà poi piantata in vasi separati e curata come piante adulte.

La moltiplicazione per spore è molto meno facile. Preparate una cassettina in cui avrete sistemato terra e torba al 50%. Raccogliete le spore raschiandole dalla superficie delle foglie. Ora fatele cadere su di un foglio di carta e sistematele nella cassetta.

capelvenere

In primavera, le felci si riempiono di spore

Bagnate il terriccio in modo uniforme e chiudetelo con una lastra di vetro o un foglio di plastica trasparente. Riponete la cassetta in luogo buio e caldo (ad una temperatura di circa 20-23 °C). Ogni giorno aprite la cassetta per controllarne il livello d’umidità. Bagnate dunque il terreno se necessario e pulite via la condensa.

Dopo 2-3 mesi le spore dovrebbero iniziare a germinare. Prendere la cassetta e disponetela in un luogo luminoso (ma non al sole diretto) senza vetro o plastica, e continuate a irrigare il terriccio. Una volta che le piantine saranno cresciute, trapiantatele in gruppi di 2-3, in vasi dal diametro non superiore ai 6-7 cm.

Parassiti e malattie frequenti nel capelvenere

Il capelvenere è attaccato da:

  • Cocciniglia (bruna o cotonosa): insetto (brunastro o bianco) che si nutre della linfa della pianta
  • Porcellino di Sant’Antonio. Noto anche come porcellino di terra, è un crostaceo che danneggia le radici per nutrirsene
onisco nemico del capelvenere

L’onisco o porcellino di terra è nemico del capelvenere

Inoltre, se le foglie:

  • Seccano e cadono: vuol dire che l’ambiente è poco umido
  • Sono molto chiare o scolorite: la pianta è troppo esposta al sole
  • Si accartocciano: l’ambiente è troppo freddo
  • Sono bordate di scuro e appassiscono velocemente: la pianta necessita di un ambiente più fresco
  • Sono macchiate di scuro: l’ambiente è troppo umido

Approfondimenti e prodotti

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