Erbe commestibili d’inverno: sai quali sono?

Ecco cosa si può raccogliere nella stagione fredda, dando un tocco in più alla nostra cucina

Sapete quali sono le erbe commestibili d’inverno, come usarle in cucina e come conservarle? Scopriamo tutte le erbe e gli arbusti adatti al foraging dei mesi più freddi.

Erbe commestibili d’inverno: sai quali sono?

Perché raccogliere erbe commestibili d’inverno

Il caldo estivo è ormai un ricordo lontano e le brezze più fresche dell’autunno ci hanno accompagnato fino ai primi freddi invernali, quando la terra sotto la coltre nevosa sembra cadere nel lungo letargo dal quale si desterà allo sbocciare di una nuova primavera.

Eppure, nonostante l’apparente torpore e il freddo pungente, anche in questa stagione possiamo concederci qualche passeggiata in campagna o al parco per raccogliere delle erbe commestibili d’inverno.

La terra, infatti, continua ad essere generosa di piccoli frutti, piante aromatiche ed erbe spontanee che possiamo raccogliere e portare a casa per preparare piatti dal sapore tipicamente invernale. Vediamo dunque quali sono le erbe commestibili che è facile trovare nei campi, nei prati e perfino ai bordi delle strade di campagna durante questa stagione.

Quali sono le erbe commestibili d’inverno

Ecco alcune piante commestibili invernali con cui potrete lanciarvi in piatti saporiti.

  • Spinacio selvatico. Pianta perenne dalle foglie carnose e saporite (Chenopodium bonus-henricus) che si prestano alla preparazione di svariati piatti. La raccolta avviene durante tutti i mesi invernali e le foglie più tenere possono essere consumate anche a crudo nelle insalate, o per arricchire zuppe, risotti e minestre. Conosciuto e apprezzato fin dall’antichità per il suo alto valore nutritivo, lo spinacio selvatico è diventato una molto ricercato tanto che la raccolta indiscriminata e massiccia ne sta causando la graduale scomparsa. Ricordate, a tal proposito, di raccogliere le erbe selvatiche commestibili in maniera ponderata e rispettosa e senza strappare mai le piante dalle radici.
  • Ortica. Anche se non è una specie tipicamente invernale poiché le sue foglie (previo utilizzo di appositi guanti) possono essere raccolte durante tutto l’arco dell’anno, è perfetta per preparare zuppe, minestre, impasti, ripieni e risotti soprattutto in inverno quando la voglia di consumare un piatto caldo e nutriente aumenta. Il suo caratteristico potere ‘urticante’ scompare dopo la bollitura, e da pianta ‘antipatica’ e poco amata si trasforma in una preziosa alleata per tanti manicaretti come i tipici canederli trentini o il pesto di ortica.

  • Borragine. Pianta erbacea annuale di origine orientale (Borrago officinalis) deve il suo nome alla morbida peluria che avvolge le sue foglie ellittiche (borra=tessuto di lana ruvida). Questa peluria viene completamente eliminata durante la cottura che restituisce un elemento base molto utilizzato in diversi piatti della tradizione regionale italiana, tra cui ripieni per ravioli, torte, frittate e i tipici pansoti e frisceu liguri. Si distingue per i suoi bei fiori blu-viola e per il fogliame verde-scuro. Anche se la raccolta avviene prevalentemente in primavera, nelle zone climatiche più miti e temperate anche l’inverno può regalare generosi raccolti. L’olio di borragine estratto dai suoi semi, infine, è un vero e proprio alleato della bellezza al naturale.

  • Asparagi selvatici.Questa pianta è diffusa in tutto il bacino Mediterraneo (Asparagus acutifolius) e in Italia è conosciuta anche con il soprannome di ‘asparago spinoso’ e ‘asparago pungente’ per via delle caratteristiche spine alla base delle foglie. Come tutte le piante perenni, l’asparago selvatico si reperisce facilmente anche in inverno ma la raccolta deve avvenire prima che il gambo diventi legnoso recidendolo alla base e senza strappare le radici. Gli usi sono quelli classici del più tradizionale asparago, anche se il sapore risulterà leggermente più amarognolo e deciso.
  • Rosa canina. Arbusto molto diffuso, soprattutto nelle zone di montagna e ai margini dei boschi, è una specie di rosa spontanea spinosa cui frutti – bacche di colore rosso – maturano in tardo autunno e che durante l’inverno possono essere raccolti per farne gustose marmellate, tisana e liquori. Le sue proprietà  sono notevoli: le sue bacche, infatti, presentano un altissimo contenuto di vitamina C e il loro consumo è indicato anche per lenire dolori articolari e come astringente in caso di affezioni intestinali. Il decotto di bacche di rosa canina, inoltre, è utilizzato anche in cosmetica come base per creme idratanti e prodotti specifici per pelli delicate.

  • Cerfoglio comune (Anthriscus caucalis)
  • Mentuccia maggiore (Clinopodium menthifolium o Calamintha menthifolia) Questa pianta perenne della famiglia delle Lamiaceae è presente in tutta Italia, anche in Sardegna, ma soprattutto nelle Alpi, fino a 2000 m. La troverete nei pressi dei boschi di querce e di nocciolo, predilige terreno argilloso e fresco. Può arrivare fino ad un’altezza di 30–80 cm. Ha un fusto legnoso nella parte bassa, ricoperto di peli inclinati. Le foglie sono simmetriche e disposte in maniera opposta e di forma ovata, con margini seghettati. Fiorisce da maggio a ottobre. Contiene un olio essenziale il componente principale è il mentolo, che dona un sentore di menta, più intenso e di canfora. Le foglie sono usate come condimento per zuppe e insalate, anche di frutta.
  • Centocchio comune. Il suo nome botanico è Stellaria media ed è molto diffusa in tutto il territorio italiano. appartiene alla famiglia delle Caprifoliacee. Se ne conoscono una decina di specie che crescono spontanee nelle zone boschive e forma dei cuscini fioriti nel sottobosco. Questa piccola pianta a portamento strisciante ha radici sottili e fusto di colore rossastro, molto ramoso. Le foglie sono opposte con forma ellittica o ovata, la base è arrotondata e l’apice è acuto.I suoi fiori bianchi  si chiudono quando piove o durante la notte, per riaprirsi il mattino seguente.
Stellaria media o Centocchio comune
  • Falsa ortica purpurea (Lamium purpureum). Le foglie, i giovani germogli e gli apici fioriti possono essere consumati crude (insalata) o cotti (frittelle, frittate). Hanno un sapore gradevole e che sa di fungo, anche se non è forte come quello dell’ortica.
Ecco la Falsa ortica purpurea (Lamium purpureum)
  • Lassana comune o cavoletto selvatico. Si tratta di una specie erbacea (Lapsana communis)   appartenente alla famiglia delle Asteraceae con proprietà depurative. Si trova facilmente in tutte le zone d’Italia, soprattutto sulle Alpi, fino a 1400 m di altitudine. La si trova nei boschi di latifoglie, nei campi ed ai margini dei boschi, in terreni calcarei e umidi. La pianta è alta 20-120 cm, dal fusto fusto eretto e ramoso e fuoriesce un latice quando viene tagliata. Le foglie inferiori sono ovali e dentate. L’infiorescenza è giallo chiaro e si apre tra maggio e ottobre. Un tempo era coltivata come verdura, le sue foglie più giovani, dal sapore amarognolo simile al ravanello, possono arricchire insalate o essere lessate come come gli spinaci, oppure aggiunte a zuppe e sformati. Vanno raccolte prima che la pianta sbocci.
Lapsana communis
  • Calepina. Detta anche miagro, la Calepina irregularis è presente in tutta l’area mediterranea e in tutte le regioni d’Italia. Cresce sulla sabbia e terreni asciutti, con una bella fioritura primaverile, abbonda nei vigneti, e nelle zone pre-montane. Ha rami asimmetrici e petali di garndezze differenti, fiorisce tra aprile e maggio. Se ne consuma tutta la pianta, comprese le radici. In particolare, le tenere foglie centrali sono ottime in insalata, ma possono essere lessate o appassite in padella come gli spinaci, con olio, aglio e peperoncino.

  • Aglio rampicante (Allium vineale)
  • Pino.
  • Ginepro.
  • Crespino.

Approfondimenti consigliati

Leggi anche quali sono le piante commestibili nelle altre stagioni:

Ti potrebbero interessare anche queste verdure invernali

Published by
Erika Facciolla