Salute

Come riconoscere l’intolleranza al lievito e cosa fare per evitarla

La guida per conoscere e prevenire questo problema legato ad una lievitazione non corretta degli alimenti

L’intolleranza al lievito è un tipo di intolleranza piuttosto particolare: se nel caso della stragrande maggioranza delle intolleranze, queste si sviluppano quando un alimento non viene digerito o metabolizzato in modo corretto, nel caso dell’intolleranza al lievito, si pensa invece che si tratti invece di un problema legato ad una lievitazione non corretta degli alimenti.

Come riconoscere l’intolleranza al lievito e cosa fare per evitarla

Intolleranza al lievito: sintomi

Gonfiore, stitichezza, diarrea, bruciore di stomaco: sono solo alcuni dei sintomi relativi all’intolleranza al lievito. Alcune persone infatti, hanno anche lamentato mal di testa e difficoltà nella respirazione. Ma bisogna prestare attenzione: solo alcuni test diagnostici possono aiutare a capirne le cause.

In alcuni casi, a provocarli sono alcuni farmaci, primi fra tutti gli antibiotici, i corticosteroidi e le terapie ormonali, come la pillola anticoncezionale o la terapia sostitutiva orale.

Si parla infatti di intolleranza in presenza di una sostanza (l’istamina) o della sua assenza (l’enzima che permette di digerire il lattosio), ma nel caso dell’intolleranza al lievito, si tratta di un’infiammazione del microbiota intestinale.

Tra i sintomi, sono presenti anche dolori articolari, spossatezza, candidosi, eczemi, ritenzione idrica e dolori addominali. Si potrebbe dunque trattare di squilibri del sistema immunitario, di malattie autoimmuni; patologie fungine, disturbi dell’alvo, carenze nutritive di vitamine e minerali e tumori del colon-retto. Pertanto, è bene indagare.

Intolleranza al lievito: test

Si consiglia un test specifico in grado di escludere l’allergia al grano o anche a sostanze spesso presenti nei panificati, come ad esempio l’alfa-amilasi o al glutine, che presenta sintomi molto simili.

Se il problema non è stato chiarito, in caso di intolleranza ai lieviti, o per meglio dire, di “infiammazione al cibo”, il prossimo passo da effettuare è seguire una dieta a eliminazione, che verrà prescritta dal proprio medico.

Per cercare di risalire alla causa dell’irritazione, verrà sospesa l’assunzione di determinati alimenti, in un periodo di circa 1/2 mesi. I suddetti alimenti verranno poi reintrodotti uno per volta.

FOCUS: Lattosio e intolleranza: quello che c’è da sapere

Intolleranza al lievito: di birra

È il classico lievito che si trova nei prodotti da forno, ma anche in commercio, sia in forma di panetti che in granuli. È l’ingrediente che causa i maggiori problemi a chi è intollerante al lievito, dato che è causa di gonfiore e pesantezza.

I lieviti, in generale, sono un gruppo di funghi formati da un unico tipo di cellula. Quello del lievito di birra è il Saccharomyces cerevisiae, impiegato, oltre che nel pane, nei sui sottoprodotti e nella birra, anche per la produzione di vino.

Intolleranza al lievito: di birra come sostituirlo

Lo si può sostituire col lievito madre, poiché, nonostante siano entrambi naturali, quest’ultimo è composto da batteri del genere Lactobacillus. Questi sono in grado di avviare la fermentazione e produrre acidi che consentono una maggior crescita e dunque digeribilità del prodotto che lo contiene.

Intolleranza al lievito: madre

Detto anche pasta madre, è un impasto di farina e acqua acidificato da un complesso di lieviti e batteri organici.

All’inizio della dieta a eliminazione, anche i prodotti da forno contenenti il lievito madre verranno esclusi. In sostituzione veranno proposti: cracker, grissini, muesli, cereali senza glutine, gallette, piadine, tortillas.

Intolleranza al lievito: fa ingrassare

È stato stabilito che un malassorbimento dei cibi, specie se legato alla fermentazione degli zuccheri, può portare ad una maggior tendenza a ingrassare, anche nel caso in cui si curasse l’alimentazione, incluso il porzionamento.

Questo perché un’intolleranza agli zuccheri può condurre a insulino-resistenza, che impedirebbe alle cellule un corretto e completo utilizzo del glucosio che quindi, porterebbe all’aumento di peso.

Intolleranza al lievito: cosa non mangiare

Per evitare i sintomi, è necessario preferire prodotti a lievitazione naturale, più leggera, mentre si sconsiglia di eliminare del tutto i panificati nel lungo periodo, in quanto potrebbero portare ad un’alimentazione poco equilibrata.

Ma la cosiddetta intolleranza ai lieviti non interessa solo i prodotti da forno, bensì anche i formaggi, il vino e tanti altri prodotti che vengono sottoposti a lievitazione o fermentazione, come ad esempio, la kombucha. E attenzione anche alla frutta, che può fermentare.

Durante la disintossicazione, vengono eliminati i formaggi e i salumi; ovviamente l’aceto, ma anche maionese e senape, che lo contengono. E poi oltre agli alimenti in scatola e acidificati come salamoie e conserve, verranno evitati: il brodo granulare, la carne e il salmone affumicati, alimenti a base di soia, i funghi, i tartufi.

SPECIALE: Intolleranze alimentari: cosa sono, come riconoscerle e come conviverci

Intolleranza al lievito: cosa mangiare a colazione

Sarà necessario non utilizzare miele, yogurt e kefir, la frutta secca e quella fresca come uva, susine, fichi, datteri, prugne e albicocche, che fermentano naturalmente. Al mattino, si potrà fare affidamento solo su prodotti non lievitati, come ad esempio le fette biscottate vuote, dato che sono vietate anche le margarine.

Sono da evitare anche il tè nero ed il karkadè, ma anche caffè e bibite zuccherate. Si può però consumare cereali come mais, avena, miglio, grano saraceno, riso, amaranto e quinoa, con semi oleosi, frutta fresca e un po’ di latte. I risultati del wash-out si potrebbero presentare già entro i primi tre giorni.

intolleranza al lievito
Un disturbo meno raro di quello che si pensa.

Intolleranza al lievito: come sostituirlo

Il miglior modo per combattere le intolleranze sta nel cercare di seguire un’alimentazione corretta ed equilibrata, scegliendo di non indulgere in alimenti che possano appesantire l’intestino, come gli stagionati ed affumicati.

Meglio prediligere le cotture al vapore e alla griglia e non esagerare con salse e condimenti. Ma anche mantenere gli orari, i pasti e le quantità sempre stabili, oltre a praticare attività fisica e a mantenere l’organismo idratato.

Potrebbe essere utile anche assumere, in contemporanea, dei fermenti lattici, che rinforzano il sistema immunitario. Ma anche l’Echinacea, che agisce sulla flora batterica.

L’intolleranza al lievito non esiste?

Spesso si sente pronunciare questa frase: oggi si preferisce infatti parlare di “infiammazione da profilo alimentare”.

Nel caso dei lieviti, la sintomatologia provoca un’alterazione del microbiota, generando un disturbo chiamato disbiosi intestinale, che causa problemi di malassorbimento del cibo con conseguente infiammazione della mucosa, fino ad intaccare il sistema immunitario.

Ma se i sintomi dovessero persistere, anche nonostante gli accorgimenti alimentari, è molto probabile che ci si trovi davanti alla sindrome del colon irritabile.

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La Ica

Web editor freelance per portali e siti che si occupano di viaggi, lifestyle, moda e tecnologia. Districatrice di parole verdi per TuttoGreen dal maggio 2012, nello stesso anno ha dattiloscritto anche per ScreenWeek. Oggi, pontifica su Il Ruggito della Moda, scribacchia di cinema su La Vie En Lumière, tiene traccia delle sue trasvolate artistiche su she)art. e crea Le Maglie di Tea, una linea di magliette ecologiche.

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