Piante ornamentali biologiche: che cosa sono?

di Marta del 6 febbraio 2011

Probiorn è stato il primo tentativo a livello nazionale di organizzare una serie di attività di sperimentazione volte a favorire una vera diffusione delle tecniche biologiche e a basso impatto ambientale nel florovivaismo, si è trattato di un progetto (sostenuto dal Cra Viv di Pescia nella provincia di Pistoia tra 2004 e 2006) che ha riunito ricercatori e operatori del settore, pubblici e privati,  al fine di sviluppare nuove possibilità di applicazione dei metodi di coltivazione biologica nelle produzioni di fiori e di piante ornamentali. L’applicazione dei disciplinari di agricoltura biologica al florvivaismo non è infatti immediata e semplice e richiede un certo grado di conoscenze. Questo serve in parte a spiegare il ritardo con il quale si è iniziato ad agire nella conversione dal tradizionale al bio nel settore sopradetto, un ritardo a cui pian piano si sta comunque cercando di porre rimedio.

Piante ornamentali biologiche: che cosa sono?

Pur trattandosi di produzioni non alimentari, con caratteristiche particolari,  dalle quali si esige un elevato grado di perfezione estetica, il mezzo biologico si è infatti rivelato oltre che evidentemente più sicuro per la salute di operatore, consumatore e ambiente anche più efficace – talvolta – del mezzo chimico. Nel tempo di permanenza in serra, la pianta “bio” sviluppa le sue difese dai parassiti e una maggiore resistenza alle avversità, che è in grado successivamente di conservare anche nel giardino o nel terrazzo di casa.

A spingere verso il “bio” sono state la richiesta sempre crescente sui mercati  di fiori e piante “puliti” e gli indirizzi delle politiche comunitarie che, orientando sempre di più verso sistemi ecocompatibili, hanno limitato e addirittura vietato prodotti e metodologie non rispettose di determinati parametri ecologici: basti pensare alla restrizione dell’uso della torba a favore di altri substrati (con salvaguardia degli ambienti naturali, che non sono in grado di rigenerarsi, da cui la prima viene estratta, e impiego per contro di composti organici derivanti dal riciclaggio di vegetali spesso prodotti in loco), al divieto di certi fertilizzanti e disinfettanti nocivi per il terreno (come il bromuro di metile), alle ricorrenti revisioni delle liste dei fitofarmaci ammessi in agricoltura, all’incentivazione dell’utilizzo di vasi e contenitori  biodegradabili.

Ma sono soprattutto i consumatori gli “attori” più importanti per far pendere l’ago della bilancia a favore della floricoltura bio, che devono dimostrarsi disposti a spendere di più per piante e fiori realizzati senza inquinare, poiché anche in questo comparto i costi di produzione del biologico risultano attualmente maggiori rispetto a quelli del convenzionale, magari accontentandosi di prodotti a volte meno perfetti ma più duraturi e in armonia con l’ambiente. Dall’altra parte anche l’offerta si è fatta più concreta: numerose  cooperative agricole hanno già intrapreso la strada per produrre piante ornamentali a basso impatto e la catena di garden center Botanic propone un’intera linea di fiori “biologici” (ricordiamo ad esempio il “Roseto di Botanic“, una selezione di rose rustiche molto resistenti, che non ammalandosi facilmente non hanno bisogno di antiparassitari e in più sono contenute in vasi di cocco, che essendo biodegradabili al 100% non creano alcun tipo di rifiuto)

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